Money management nel trading, guida aggiornata ad agosto 2026. La strategia non ti rovina il conto: lo fa la dimensione delle posizioni. Qui trovi come si calcolano i lotti, le quattro strategie di gestione del capitale a confronto e quanto rischiare davvero per operazione.
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Due trader con la stessa identica strategia possono chiudere l’anno uno in profitto e uno azzerato. La differenza non sta nel segnale di ingresso, sta in quanto hanno messo su ogni operazione. Il money management è la parte del lavoro che decide quanto perdi quando sbagli, ed è l’unica variabile che controlli davvero.
Questa guida spiega come funziona la gestione del capitale in un sistema di trading, con la matematica dietro il calcolo dei lotti, le quattro logiche di progressione del rischio a confronto, il criterio di Kelly e le regole che cambiano quando a operare è un expert advisor invece di una persona. Gli esempi numerici vengono dai test che facciamo sui bot in redazione, non da manuali.
Il money management è l’insieme delle regole che stabiliscono quanto capitale rischiare su ogni operazione e quanta esposizione tenere aperta nel complesso. Si compone di due ambiti inscindibili, come ricorda anche Borsa Italiana: la gestione del rischio e il position sizing. Il primo decide quanto puoi perdere, il secondo traduce quel numero in lotti.
L’obiettivo non è massimizzare il rendimento del prossimo mese, è restare a mercato. Una strategia di ingresso efficace senza una gestione del rischio coerente è destinata a fallire, perché prima o poi incontra la serie negativa che tutte le strategie incontrano.
In un robot di trading queste regole smettono di essere buoni propositi e diventano codice. Vivono in tre punti precisi: il calcolo della size all’apertura, la gestione della posizione aperta con stop loss, take profit e trailing stop, e la protezione del conto, cioè le soglie di equity oltre le quali il sistema chiude tutto o smette di operare.
La differenza rispetto al trading manuale è netta. Un trader umano riduce la size dopo una perdita per paura, spesso proprio prima del recupero. Un expert advisor fa esattamente ciò che gli è stato scritto, trade dopo trade, senza esitazione e senza avidità. Per questo il money management va impostato prima di collegarlo a un conto reale: nessuno correggerà a mano un parametro sbagliato mentre il conto scende.
Il segnale decide se una singola operazione è giusta, la size decide se sopravvivi alla serie di operazioni sbagliate. Due sistemi identici con win rate del 55% hanno destini opposti se uno rischia l’1% e l’altro il 10%: dopo sei perdite consecutive, evento statisticamente normale, il primo conto perde il 5,9%, il secondo il 46,9%.
Quella differenza non si recupera con un segnale migliore: il conto sotto del 46,9% deve quasi raddoppiare per tornare al punto di partenza. La strategia era la stessa, a cambiare tutto è stato il dimensionamento.
È il motivo per cui il rapporto tra win rate e rapporto rischio/rendimento va sempre letto insieme alla size. Un sistema può avere ragione il 70% delle volte e mandarti comunque in margin call, se la dimensione delle posizioni è sproporzionata rispetto al capitale.
Punto chiave. Il money management non migliora la qualità dei segnali. Stabilisce quanto perdi quando il segnale sbaglia, ed è questo a separare un sistema che dura da uno che brucia il conto in una settimana.
Il position sizing è il calcolo che trasforma il rischio scelto in lotti. La formula base divide l’importo che accetti di perdere per il valore in denaro dello stop: con 100 euro di rischio e uno stop che vale 500 euro a lotto, la size corretta è 0,20 lotti. Cambia lo stop, cambia la size, resta identico il rischio.
Il perno di tutto è lo stop loss, perché definisce la perdita massima accettabile dell’operazione. Se manca uno stop definito, come nei sistemi a griglia puri, la formula non si può applicare e va sostituita da una protezione esterna sull’equity. Su come impostarlo in pratica c’è la guida dedicata allo stop loss su EA reali.
Un algoritmo può arrivare alla size in tre modi diversi, e capire quale usa il tuo è il primo passo per controllarlo.

L’EA apre sempre la stessa size, per esempio 0,10 lotti, indipendentemente dal capitale. È prevedibile ma non scala: su un conto che cresce diventa troppo conservativo, su un conto che scende diventa pericoloso, perché la size resta pesante mentre l’equity si assottiglia. Va bene per il backtest e per i primi test in demo.
La size nasce da una percentuale del capitale divisa per la distanza dello stop. È il metodo più solido perché lega il rischio sia al conto sia alla volatilità del momento, soprattutto quando lo stop è dinamico e calcolato con l’ATR. È la base di ogni gestione del capitale nel trading automatico seria.
Un’unità di lotto ogni X di capitale. Dark Nebula consiglia 0,01 lotti ogni 1.000 USD, Gold Miner lavora su 0,01 lotti ogni 2.000 USD. Cresce con il conto e si riduce quando il conto cala, mantenendo costante il rischio relativo, ma ignora la volatilità del singolo ingresso. Più ampio è il capitale rispetto al lottaggio, minore è l’incidenza del drawdown fisiologico.
| Metodo di sizing | Come funziona | Pro | Contro |
|---|---|---|---|
| Lotto fisso | Size costante, slegata dal capitale | Prevedibile e semplice | Non scala, pesante in drawdown |
| Rischio percentuale | Percentuale del capitale divisa per il valore dello stop | Lega size, capitale e volatilità | Richiede uno stop loss definito |
| Proporzionale | Tot lotti ogni tot di capitale | Rischio relativo costante | Ignora la volatilità dell’ingresso |
Sopra il metodo di calcolo c’è la logica di progressione: come il rischio cambia dopo un risultato. Qui si gioca la differenza tra un sistema conservativo e uno che può azzerare il conto. Non esiste una strategia migliore in assoluto: dipende dal profilo di rischio, dalla logica del sistema e dalle condizioni di mercato.
Si rischia una percentuale costante su ogni operazione, senza alterarla in base ai risultati. Su un conto da 10.000 euro con rischio all’1% la perdita massima per trade è 100 euro; se il conto sale a 11.000 diventa 110 euro, se scende a 9.000 diventa 90 euro. Il rischio si adatta da solo, in entrambe le direzioni.
Il vantaggio è la disciplina: protegge l’equity nel tempo e riduce l’impatto delle serie negative. Il limite è che non distingue le fasi di mercato e non tiene conto delle performance recenti, quindi in alcune fasi risulta conservativa e rallenta la crescita.
La martingala aumenta il rischio dopo ogni perdita per recuperare tutto con una sola vincita: 100 euro, poi 200, poi 400. Recupera in fretta quando il mercato collabora, ma il capitale è finito e la progressione no. Basta una serie negativa abbastanza lunga per azzerare il conto.
Secondo i test interni di Amicobot su Gold Miner, che moltiplica per 4 la size dopo uno stop loss, la progressione si vede subito: il lottaggio passava da 0,05 a 0,18 e poi a 0,47 lotti in tre stop consecutivi, con un drawdown del 30-40% nel trimestre. Il moltiplicatore è modificabile, e su sistemi così il money management corretto spesso significa ridurlo o disattivarlo, accettando recuperi meno spettacolari in cambio di sopravvivenza.
L’anti-martingala fa l’opposto: riduce il rischio dopo una perdita e lo aumenta dopo una vincita, per esempio 100 euro, poi 50 dopo uno stop, poi 75 dopo un trade positivo. Contiene il drawdown e preserva il capitale, ed è la logica più adatta ai sistemi di lungo periodo. Il prezzo è una crescita più lenta nelle fasi favorevoli, perché il sistema riduce il rischio proprio dopo gli inciampi che spesso precedono i recuperi. L’implementazione riga per riga sta nella guida completa all’anti-martingala.
Alcuni sistemi tolgono del tutto la decisione all’utente. Gold Breaker funziona così: il money management è completamente automatico e all’utente viene chiesto solo di indicare il drawdown massimo tollerato, dal quale il bot ricava la size per ciascuna delle sette strategie indipendenti che lavorano in parallelo sull’oro. Il parametro più delicato smette di dipendere dall’umore di chi configura.
| Strategia | Rischio dopo una perdita | Profilo | Adatta a |
|---|---|---|---|
| Percentuale fissa | Invariato in percentuale | Lineare, disciplinato | Quasi tutti i sistemi con stop definito |
| Martingala | Aumenta, spesso raddoppia | Molto aggressivo | Solo con limiti rigidi di esposizione |
| Anti-martingala | Diminuisce | Conservativo | Sistemi di lungo periodo |
| Automatico su drawdown | Derivato dalla soglia impostata | Vincolato | Chi vuole delegare il sizing a una regola |
Punto chiave. La logica di progressione va scelta prima di guardare i rendimenti, non dopo. Un backtest brillante ottenuto con una martingala attiva descrive un sistema diverso da quello che collegherai al conto se il moltiplicatore lo disattivi.
Il criterio di Kelly è la formula che calcola la frazione ottimale di capitale da investire per massimizzare la crescita nel lungo periodo. Si scrive f = (b × p − q) / b e restituisce una percentuale, non un consiglio: dice quanto sarebbe matematicamente ottimale rischiare se le tue statistiche fossero esatte.
| Componente | Significato |
|---|---|
| f | Frazione di capitale da investire |
| b | Payoff ratio, il rapporto tra vincita media e perdita media |
| p | Probabilità di vincita |
| q | Probabilità di perdita, cioè 1 meno p |
Con una probabilità di vincita del 60% e un rapporto rischio/rendimento di 2:1, la formula restituisce 0,40, cioè il 40% del capitale su una singola operazione. È il numero che spiega da solo perché quasi nessuno usa il Kelly pieno: una frazione simile produce oscillazioni dell’equity che nessun conto reale sopporta.
Nella pratica si lavora su mezzo Kelly o un quarto di Kelly, che conservano gran parte del vantaggio di crescita riducendo drasticamente la volatilità. E prima di applicarlo serve sapere se le statistiche del sistema reggono: il profit factor dice se il vantaggio è reale, l’indice di Sharpe dice quanta volatilità stai pagando per ottenerlo. È lo stesso approccio del trading quantitativo: decidere sui numeri, non sulle impressioni.
La regola classica dice non oltre l’1-2% del capitale per singola operazione. Su un sistema automatico diventa un parametro che l’algoritmo applicherà a ogni trade senza eccezioni, quindi va scelto con freddezza: più è alto, più il conto cresce in fretta nelle fasi buone e più rovinosamente crolla in quelle cattive.
L’errore tipico è alzare il rischio per accelerare i guadagni. Funziona finché il mercato collabora, poi arriva la serie negativa, che è una certezza statistica e non un’ipotesi, e il conto che rischiava il 5% si trova sotto del 30% in pochi giorni.
| Rischio per trade | Perdita dopo 6 stop consecutivi | Recupero necessario |
|---|---|---|
| 0,5% | 3,0% | 3,1% |
| 1% | 5,9% | 6,2% |
| 2% | 11,4% | 12,9% |
| 5% | 26,5% | 36,0% |
| 10% | 46,9% | 88,2% |
Il rischio nel trading algoritmico non si elimina, si dimensiona, e prima di sceglierne la misura conviene sapere come si misura davvero. Il modo più onesto di testare il parametro è la simulazione: un simulatore Montecarlo rimescola l’ordine dei trade storici e mostra cosa sarebbe successo con una sequenza di perdite diversa da quella che il backtest ha avuto la fortuna di incontrare. Il numero che sopravvive a quel test è il tuo rischio massimo reale.
Il drawdown è la massima perdita dal picco di equity ed è la vera metrica di sopravvivenza di un sistema. Un buon money management non punta a evitarlo, perché è impossibile, ma a tenerlo dentro una soglia che il conto possa recuperare. La matematica del recupero è impietosa: un meno 20% si recupera con un più 25%, un meno 50% richiede un più 100%.
Quanto tempo serve per tornare al punto di partenza lo dice il recovery time, ed è il dato che manca in quasi tutte le presentazioni commerciali. La differenza tra il drawdown dichiarato in un track record e quello che vedrai sul tuo conto dipende quasi sempre dalla size: stesso sistema, rischio doppio, drawdown doppio.
Per questo confrontare risultati su Myfxbook senza sapere con quale rischio sono stati prodotti dice poco: due curve identiche possono nascere da due livelli di esposizione completamente diversi. Il calcolo e la gestione operativa stanno nella guida sul drawdown nel trading automatico.
Punto chiave. Imposta il drawdown massimo su un valore che ti permetta di dormire. Se a un calo del 25% inizi a voler spegnere il sistema a mano, il rischio è troppo alto: il money management corretto è quello che ti fa restare dentro.
Non esiste una gestione del capitale universale, dipende da come il sistema entra a mercato. Una strategia a operazione singola con stop netto si governa in modo diverso da una a griglia che accumula posizioni, come spiega il confronto tra algoritmi a griglia e a operazioni uniche. Sbagliare l’abbinamento è l’errore più frequente di chi compra un bot senza leggerne la logica.
La griglia apre posizioni a intervalli di prezzo prefissati e la distinzione che conta è tra griglia addizionale e martingala mascherata. Dark Nebula usa una griglia addizionale in cui il lottaggio cresce in modo lineare e non esponenziale. Sembra una differenza minima, sul conto è enorme, e cresce a ogni livello aggiunto.

Stamina adotta una multistrategy a griglia con un doppio sistema di protezione che riduce i drawdown individuando massimi e minimi di mercato, ma il principio resta: nelle fasi estreme la chiusura delle posizioni può richiedere tempo, e il capitale va dimensionato di conseguenza. Perceptrader AI apre una posizione ogni 25 pip e non usa uno stop loss tradizionale: nei nostri test abbiamo applicato uno stop sull’equity al 10%, la protezione che la griglia da sola non offre.
Lo stesso vale per Waka Waka, griglia a distanza adattiva operativa dal giugno 2018 e con 70 mesi consecutivi in profitto: nei due anni più difficili ha registrato un drawdown superiore al 50% e, senza un deposito aggiuntivo, il conto avrebbe rischiato il margin call. Uno storico lungo non sostituisce il dimensionamento, lo rende solo più sopportabile.
I sistemi a trade singolo con stop netto, come molti breakout, sono i più semplici da gestire: rischio percentuale, stop definito, nessun accumulo. Quantum Aeterna è il caso di scuola, perché è venduto in due versioni con money management opposto. QA Classic usa una progressione controllata del lotto (0,01, 0,02, 0,03, 0,04) con distanze dinamiche e chiude il basket a 100 punti; QA Evolution adotta una martingala più aggressiva (0,01, 0,02, 0,04, 0,08) con distanza fissa e trailing dopo 150 punti. Stesso sviluppatore, stessa base statistica, profili di rischio incompatibili tra loro.
| Tipo di strategia | Rischio principale | Money management consigliato |
|---|---|---|
| Martingala | Serie negativa lunga | Ridurre o togliere il moltiplicatore |
| Griglia | Movimento direzionale forte | Stop sull’equity, lottaggio progressivo non esponenziale |
| Breakout o singola | Falsi segnali | Rischio percentuale fisso, stop loss netto |
Vuoi sapere quale logica usa un sistema prima di comprarlo? Nella guida agli expert advisor da scaricare i bot sono mappati per strategia e profilo di rischio, e nella guida all’acquisto trovi le domande da fare al venditore prima di pagare.
Configurare la gestione del rischio di un sistema automatico segue una sequenza precisa: prima si legge la logica di sizing, poi si fissa il rischio per operazione, poi il drawdown massimo, e solo alla fine si collega il capitale. Saltare un passaggio significa lavorare al buio su tutti quelli successivi.
Vuoi partire da un sistema con la gestione del rischio già documentata? Nella nostra classifica dei migliori expert advisor per MetaTrader ogni scheda dichiara logica di sizing e drawdown verificato.
Il money management fallisce quasi sempre per gli stessi cinque motivi, e quasi mai per un difetto della formula: rischio alzato dopo una serie vincente, parametri cambiati a mercato aperto, capitale minimo ignorato, track record letto senza conoscerne il rischio e ottimizzazione spinta fino a rendere il backtest perfetto.
| Errore | Perché costa caro |
|---|---|
| Alzare il rischio dopo una serie vincente | Il sistema sembra infallibile proprio prima del drawdown che fa più male |
| Cambiare i parametri a mercato aperto | Rompe la coerenza tra backtest e operatività, e rende i risultati non interpretabili |
| Ignorare il capitale minimo consigliato | Su una griglia serve margine per reggere l’accumulo, sottocapitalizzare significa scegliere il margin call |
| Fidarsi di un track record senza conoscerne il rischio | Un più 200% ottenuto rischiando il 10% per trade non è replicabile |
| Ottimizzare finché il backtest è perfetto | È overfitting: il rischio calcolato su una curva costruita a posteriori non protegge da nulla |
C’è poi la parte umana, che nel trading automatico si sposta dal grafico al pannello dei parametri. La paura e l’avidità non spariscono quando a operare è un algoritmo, cambiano bersaglio. L’avidità porta a sovraesporsi rispetto al capitale disponibile, la paura induce a usare size troppo piccole, ed entrambe producono performance inferiori alle potenzialità del sistema. Il meccanismo è documentato nella guida sulla psicologia nel trading. Monitorare le performance e correggere il rischio è sano, cambiarlo sull’onda dell’ultima settimana no.
Con più sistemi sullo stesso conto il money management cambia scala: non conta più solo il rischio del singolo bot, ma l’esposizione aggregata e la correlazione tra i sistemi. Due EA che operano sull’oro in breakout possono aprire nella stessa direzione nello stesso momento, raddoppiando il rischio reale rispetto a quello dichiarato da ciascuno.
La regola di un portafoglio di advisor ben costruito è dividere il rischio in modo che la somma dei drawdown possibili resti gestibile. Conviene ragionare su quanti trading system servono per diversificare davvero e su quanto capitale destinare a ciascuno: la robustezza del sistema complessivo nasce qui, non dal singolo bot migliore.
C’è anche il momento opposto, cioè sapere quando staccare un trading system che ha smesso di funzionare. Il money management non è solo dimensionare gli ingressi, è anche decidere quando spegnere un sistema prima che eroda il capitale che gli altri stanno costruendo.
Punto chiave. Su un portafoglio il rischio non si somma in modo lineare. Due sistemi correlati che rischiano l’1% ciascuno possono produrre, nel momento sbagliato, un rischio reale del 2% nella stessa direzione. Misura l’esposizione aggregata, non quella dei singoli.
Con una challenge di prop firm il money management smette di essere una scelta e diventa un vincolo contrattuale. Le prop firm per il trading automatico impongono limiti di daily drawdown e max drawdown che, se violati, fanno fallire l’account all’istante, indipendentemente dal profitto accumulato.
Il rischio per trade va calibrato sul limite più stretto, di solito la perdita giornaliera. Un sistema a martingala o a griglia aggressiva è quasi sempre incompatibile con queste regole, perché basta una giornata storta per sforare: la lista dei bot compatibili con le prop firm parte proprio da questo criterio, e chi punta a una challenge specifica trova i vincoli tradotti in parametri nella guida su come superare FTMO.
La leva finanziaria concessa dalla prop firm va trattata come un moltiplicatore di rischio, mai come un’opportunità di alzare la size. Sui conti retail europei il tema è regolato: le misure ESMA del 2018, poi rese permanenti dalle autorità nazionali tra cui la CONSOB, limitano la leva sui CFD e impongono la chiusura automatica delle posizioni quando il margine scende al 50% di quello iniziale. Sui conti prop quella rete non esiste, la fornisce solo il tuo money management.
No, e il motivo è matematico. Alla roulette la probabilità di ogni giro è fissa e indipendente, quindi raddoppiare dopo una perdita ha senso solo se il capitale è infinito. Sui mercati le perdite non sono indipendenti: arrivano in serie, perché una fase di mercato sfavorevole dura giorni o settimane.
È la ragione per cui la martingala nel trading è più pericolosa che al tavolo verde. Non stai aspettando che una moneta torni in equilibrio, stai raddoppiando l’esposizione contro un movimento direzionale che può continuare per molto tempo. A questo si aggiungono due vincoli che alla roulette non esistono: il margine richiesto dal broker, che può chiudere le posizioni prima del recupero, e lo spread pagato su ogni raddoppio.
La martingala inversa è un altro nome dell’anti-martingala: invece di aumentare il rischio dopo una perdita, lo aumenta dopo una vincita e lo riduce dopo uno stop. L’idea è cavalcare le serie positive con capitale crescente e attraversare quelle negative con capitale ridotto.
Il profilo di rischio si ribalta rispetto alla martingala classica: le perdite restano piccole e i guadagni possono correre, al prezzo di molte piccole erosioni durante le fasi laterali. È l’impianto che sta dietro gran parte dei sistemi trend following e delle gestioni di lungo periodo.
Il money management a unità fissa rischia sempre lo stesso importo assoluto per operazione, per esempio 50 euro a trade, indipendentemente da quanto è cresciuto o sceso il conto. È il cugino del lotto fisso, applicato al denaro invece che ai lotti.
Il pregio è la semplicità totale: la perdita massima è nota e identica ogni volta. Il difetto è che non capitalizza i guadagni e non protegge nelle discese, perché 50 euro su 10.000 sono lo 0,5%, ma su 3.000 diventano l’1,7%. Va bene per fare i primi conti a mano, molto meno come impianto stabile.
Il metodo a radice quadrata fa crescere l’esposizione in proporzione alla radice quadrata del capitale, non al capitale stesso. In pratica quadruplicando il conto si raddoppia la size, non si quadruplica.
Serve a smorzare la progressione: la crescita è più lenta di un rischio percentuale puro, ma anche il drawdown in valuta cresce molto più piano quando il conto sale. È una scelta da profilo prudente, spesso usata da chi preleva regolarmente e non vuole che la size insegua ogni picco dell’equity.
Il Masaniello è un sistema di gestione del capitale nato nelle scommesse: fissa in anticipo il numero di eventi, quanti devono andare a buon fine e quanto capitale impegnare, e ricalcola la puntata a ogni passo. Nel trading si scontra con un ostacolo strutturale.
Il metodo presuppone un numero chiuso di eventi con esito binario e quote note. Un trade non funziona così: l’esito non è binario, perché una posizione può chiudersi a metà stop o oltre il take profit, e il numero di operazioni non è deciso in anticipo. Adattarlo è possibile solo semplificando la realtà al punto da renderlo inutile.
Sono le due regole di rischio più diffuse: non rischiare più dell’1% o del 2% del capitale su una singola operazione. Su 10.000 euro significa perdere al massimo 100 o 200 euro per trade, qualunque sia la convinzione sul segnale.
La differenza tra le due non è cosmetica: raddoppiare il rischio raddoppia il drawdown atteso, e il tempo di recupero cresce più che proporzionalmente. La regola dell’1% è la scelta standard per chi opera con sistemi automatici; il 2% ha senso su strategie con poche operazioni molto selettive.
La domanda giusta non è quanta leva serve, è quanto rischio regge un conto da 100 euro. Con quel capitale l’1% è un euro per operazione, una cifra che sul forex corrisponde a lottaggi sotto il minimo negoziabile da molti broker.
La leva non risolve il problema, lo nasconde: aumenta la size che puoi aprire, non il capitale che assorbe le perdite. Con conti così piccoli il percorso sensato è il conto demo, oppure un capitale coerente con il minimo consigliato dal sistema che vuoi usare, che sui bot seri parte quasi sempre da 500-1.000 euro.
Il money management non crea il vantaggio, lo protegge. Se il sistema ha aspettativa negativa, nessuna gestione del capitale lo rende profittevole: rallenta soltanto la velocità con cui il conto scende.
Il conto è presto fatto: per ricavare 2.000 euro al mese da un capitale di 20.000 servirebbe un 10% mensile costante, un rendimento che nessun track record verificato mantiene nel tempo. Con rendimenti realistici il trading automatico è un complemento al reddito e un modo per far lavorare un capitale, non uno stipendio.
Il money management è ciò che separa un sistema che sopravvive da uno che brucia il conto in una settimana. La strategia decide quando entrare, la size decide se resterai a mercato abbastanza a lungo perché la strategia paghi. Scegli la logica di progressione prima dei rendimenti, fissa un drawdown massimo che ti lasci dormire e proteggi sempre l’equity con una rete esterna.
Confronta la gestione del rischio dei sistemi prima di collegarne uno a un conto reale: nelle nostre recensioni degli expert advisor ogni scheda riporta strategia, money management e drawdown verificato, con il metodo dichiarato nei criteri di valutazione.
Disclaimer
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Nessuna tab disponibile.
Per la maggior parte dei sistemi automatici, tra lo 0,5% e il 2% del capitale per operazione. Sotto lo 0,5% la crescita è troppo lenta, sopra il 2% una serie negativa normale produce drawdown difficili da recuperare. Per griglia e martingala conviene stare nella parte bassa del range.
No, ma va gestito. La martingala amplifica sia i guadagni sia le perdite. Su molti EA la scelta più sicura è ridurre o disattivare il moltiplicatore, accettando recuperi più lenti in cambio di un rischio di azzeramento molto più basso. Senza questa correzione, basta una serie sfortunata per perdere tutto.
Nella griglia addizionale il lottaggio cresce in modo progressivo e lineare; nella martingala cresce in modo esponenziale, raddoppiando. La prima accumula rischio in modo controllato, la seconda lo fa esplodere. Distinguere le due cose prima di acquistare un EA è essenziale.
Dipende dal sistema, ma vale una regola: rispetta sempre il capitale minimo consigliato dallo sviluppatore e, se puoi, superalo. Un capitale più ampio riduce l’incidenza del drawdown fisiologico e tiene lontano il margin call, soprattutto sui sistemi a griglia che richiedono margine per le posizioni accumulate.
Tre segnali: il drawdown reale supera quello del track record, inizi a voler spegnere l’EA a mano nei momenti di calo, oppure una singola serie negativa ti porta sotto del 20% o più. Tutti e tre indicano una size troppo alta rispetto al capitale.
Contattaci su whatsapp e ti aiutiamo a capire quale soluzione è più adatta al tuo profilo operativo. In più puoi ottenere fino a 100€ di bonus sconto sul tuo acquisto.