Coppie valutarie major, minor ed esotiche con i dati BIS 2025, gli spread pubblicati dai broker, la leva ridotta su AUD/USD e NZD/USD e le correlazioni reali.
Scrivici su WhatsApp, ti diamo dati, prezzi e funzionamento dei prodotti che recensiamo. I criteri con cui li valutiamo sono pubblici in ogni scheda.
Foto: Dvortygirl, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0, ritagliata.
Una coppia valutaria è il prezzo di una valuta espresso in un'altra: EUR/USD a 1,1355 vuol dire che un euro vale 1,1355 dollari. La prima valuta è la base, la seconda la quotata. Le coppie si dividono in tre gruppi. Le major sono le sette coppie fra il dollaro USA e le valute più scambiate: EUR/USD, USD/JPY, GBP/USD, USD/CHF, AUD/USD, USD/CAD e NZD/USD. Le minor, o cross, sono le coppie fra quelle stesse valute senza il dollaro, come EUR/GBP o EUR/JPY. Le esotiche mettono una valuta principale contro quella di un'economia più piccola o emergente, come USD/TRY o USD/ZAR.
Il tabellone in copertina mostra già la cosa che conta di più per chi opera: ogni valuta ha due prezzi, quello a cui il cambiavalute compra e quello a cui vende. La distanza fra i due è lo spread, il costo di ogni passaggio. Allo sportello sull'euro supera il 15%; sul mercato interbancario e sui conti di trading delle major scende a pochi decimi di pip. Questa guida spiega da dove nasce quella differenza, con i dati veri: volumi della Banca dei Regolamenti Internazionali, spread pubblicati da broker regolamentati, limiti di leva della Consob e un anno di cambi ufficiali della BCE.
Ogni tre anni la BIS, la banca delle banche centrali, misura il mercato dei cambi raccogliendo i dati di oltre 1.100 banche e dealer in 52 giurisdizioni. L'ultima rilevazione, di aprile 2025, pubblicata il 30 settembre 2025, dice che il mercato muove in media 9.595 miliardi di dollari al giorno, il 28% in più del 2022. Di questi, 2.957 miliardi sono operazioni a pronti; il resto sono forward, swap e opzioni.

Tre cose si leggono subito.
Il dollaro è dappertutto. Sta da un lato dell'89,2% di tutte le operazioni. Le dieci coppie più scambiate lo contengono tutte. Per questo le major sono definite in funzione del dollaro: una coppia senza dollaro, come EUR/GBP, vale l'1,8% del mercato e lo yen contro l'euro l'1,0%.
EUR/USD resta la prima coppia, ma pesa meno. Vale il 21,2% del fatturato, contro il 24,1% del 2013. L'euro come valuta è sceso dal 33,4% al 28,9% nello stesso periodo.
Le sette major classiche non sono più le sette coppie più scambiate. Insieme fanno il 59,4% del mercato, ma USD/CNY, il dollaro contro lo yuan cinese, con l'8,1% ha superato GBP/USD, e NZD/USD con l'1,2% è dietro a USD/HKD e USD/SGD. La lista delle major è una convenzione del trading retail, non una classifica aggiornata. Lo yuan non entra nella lista perché la sua convertibilità è limitata, e sui broker si trova di solito come USD/CNH, la versione scambiata fuori dalla Cina, con spread più larghi.
La guida al mercato Forex racconta chi sono i partecipanti; qui contano le coppie.
Ogni major è il dollaro contro un'altra economia, quindi si muove con due banche centrali e due cicli. La tabella mette insieme la quota BIS 2025 e la volatilità calcolata sui cambi ufficiali della BCE degli ultimi dodici mesi.
| Coppia | Soprannome | Banche centrali | Quota BIS 2025 | Volatilità annua, ott. 2025-set. 2026 |
|---|---|---|---|---|
| EUR/USD | Fiber | BCE e Fed | 21,2% | 5,4% |
| USD/JPY | Ninja | Fed e Banca del Giappone | 14,3% | 8,1% |
| GBP/USD | Cable | Bank of England e Fed | 7,6% | 6,1% |
| USD/CAD | Loonie | Fed e Bank of Canada | 5,3% | 4,3% |
| AUD/USD | Aussie | Reserve Bank of Australia e Fed | 4,9% | 7,7% |
| USD/CHF | Swissie | Fed e Banca nazionale svizzera | 4,9% | 6,9% |
| NZD/USD | Kiwi | Reserve Bank of New Zealand e Fed | 1,2% | 8,1% |
Dollaro USA. La Federal Reserve ha un doppio mandato, massima occupazione e inflazione al 2%, e per questo il dato sul mercato del lavoro americano, il Non Farm Payroll, è l'uscita macro che muove di più tutte le major. Il dollaro funziona anche da valuta rifugio: nelle fasi di paura i capitali tornano verso il debito americano e la valuta si rafforza.
Euro. La Banca centrale europea ha un solo obiettivo dichiarato, la stabilità dei prezzi, ma l'euro reagisce più alla percezione dell'area nel suo insieme che al dato di un singolo paese. Lo shock energetico del 2022 lo ha mostrato: l'euro scese sotto la parità con il dollaro quando il problema era la dipendenza dell'intera area dal gas russo.
Yen. Per anni la Banca del Giappone ha tenuto i tassi vicino allo zero, e lo yen è diventato la valuta di finanziamento del carry trade: si prende a prestito yen e si compra una valuta che rende di più. Nelle fasi di panico succede il contrario, i capitali rientrano e lo yen si rafforza di colpo. Nel 2024 le autorità giapponesi sono intervenute più volte comprando yen per frenarne la discesa. Non a caso USD/JPY ha registrato il movimento giornaliero più ampio fra le major nell'ultimo anno, il 2,53%.
Sterlina. Dopo la Brexit reagisce soprattutto ai dati interni e alla Bank of England. Nel 2025 la sua quota sul mercato è scesa al 10,2%, sotto la media del 13% delle tre rilevazioni precedenti.
Dollaro australiano e neozelandese. Sono valute legate alle materie prime e alla domanda cinese. Nell'ultimo anno AUD/USD e NZD/USD hanno avuto una correlazione di 0,81: si muovono quasi insieme.
Dollaro canadese. Il Canada esporta petrolio, e il legame con il greggio è il motivo per cui USD/CAD si studia insieme al prezzo del WTI. Nei dodici mesi considerati è stata la major meno volatile, 4,3%.
Franco svizzero. Valuta rifugio per eccellenza in Europa. Nel 2025 la sua quota è salita al 6,4% e USD/CHF ha guadagnato il 60% di volumi rispetto al 2022, uno degli aumenti più forti della rilevazione.
Per i dati macro che muovono ogni valuta, la guida all'analisi fondamentale entra nel dettaglio, e il calendario economico per chi usa un EA spiega come leggerne gli orari.
Questa è la differenza fra major che quasi nessuna guida riporta, e sul conto si vede subito. Le misure ESMA sui CFD al dettaglio, rese permanenti in Italia dalla Consob con la delibera 20976 del 20 giugno 2019, fissano il margine iniziale in base al sottostante. Il 3,33%, cioè una leva massima di 30 a 1, vale solo per le coppie composte da due fra dollaro USA, euro, yen, sterlina, dollaro canadese e franco svizzero. Ogni coppia con almeno una valuta fuori da quell'elenco sale al 5%, cioè 20 a 1, come l'oro e i principali indici azionari.

Il dollaro australiano e quello neozelandese non sono nell'elenco. Quindi AUD/USD e NZD/USD, che il linguaggio comune chiama major, per la normativa sono coppie non principali e hanno la leva a 20 a 1. Con i cambi BCE del 30 settembre 2026, un lotto di EUR/USD vale 113.550 dollari e richiede 3.781 dollari di margine; un lotto di AUD/USD vale 69.680 dollari e ne richiede 3.484, anche se il valore nominale è molto più basso. La leva amplifica le perdite esattamente quanto i guadagni: con 30 a 1 un movimento contrario del 3,33% azzera il margine impegnato, ed è il meccanismo che porta alla margin call.
La liquidità della BIS si traduce in un numero che chi opera paga a ogni operazione. Due broker autorizzati nell'Unione pubblicano gli spread medi delle major sulle proprie pagine.

Pepperstone EU, autorizzata da CySEC con licenza 388/20 e iscritta all'elenco Consob, dichiara per agosto 2026, su tutte le sessioni e con il rollover compreso, 0,1 pip medi su EUR/USD e AUD/USD e 0,2 su GBP/USD, USD/JPY, USD/CHF e USD/CAD sul conto Razor, e un pip in più sul conto Standard. IC Markets (EU) Ltd, autorizzata da CySEC con licenza 362/18, dichiara sul conto Raw, letto il 1° ottobre 2026, da 0,06 pip su EUR/USD a 0,34 su USD/CHF, senza indicare il periodo della media. La stessa tabella dà 2,36 pip su NZD/USD, più di venti volte EUR/USD: è la major con meno volume, e si vede. Le recensioni con i dettagli dei due intermediari sono la scheda Pepperstone e la scheda IC Markets. Il dominio icmarkets.com, della società delle Seychelles Raw Trading Ltd, è oscurato dalla Consob con la delibera 21527 del 7 ottobre 2020: il conto italiano si apre con l'entità europea.
Allontanandosi dal dollaro lo spread cresce. Sulla stessa pagina di IC Markets, EUR/GBP ha 0,25 pip medi ed EUR/JPY 0,31, valori ancora vicini alle major. Sulle esotiche il salto è di due ordini di grandezza: 64,20 pip medi su USD/TRY e 72,24 su USD/ZAR. Le definizioni brevi stanno nelle voci di glossario su coppie major, coppie minor e coppie esotiche.
Lo spread in pip non basta, perché il valore del pip cambia da coppia a coppia. Su EUR/USD un pip per un lotto da 100.000 euro vale 10 dollari. Su USD/JPY un pip vale 1.000 yen, che al cambio di 157 sono 6,37 dollari.

Con gli spread medi di Pepperstone di agosto 2026 e la commissione Razor di 3,50 dollari per lato, un lotto di EUR/USD costa 11 dollari andata e ritorno sul conto Standard e 8 sul Razor; sul conto Raw di IC Markets, 7,60. Su USD/JPY il risultato si rovescia: 7,64 dollari sul conto Standard contro 8,27 sul Razor, perché il pip vale meno e la commissione fissa pesa di più. La scelta fra conto con raw spread e conto senza commissioni dipende dalla coppia, non solo dal broker. Il costo, poi, si moltiplica per il numero di operazioni: la guida su spread e trading automatico mostra quanto pesa su un EA che opera spesso. Alle posizioni tenute oltre la notte si aggiunge lo swap, positivo o negativo secondo il differenziale dei tassi, come spiegato nella pagina su swap positivo e swap negativo.
Lo spread medio è una media. Le recensioni dei trader raccontano i momenti in cui non vale. Abbiamo ripreso le 9.575 recensioni con testo di Pepperstone e IC Markets pubblicate su TradingView e già scaricate a fine settembre, e filtrato quelle che parlano di coppie major, news, rollover o spread: sono 58. In 23 si segnalano spread allargati, salti di prezzo, ritardi o stop colpiti durante le news o al rollover; in 8 si dice il contrario, cioè che lo spread regge anche con le notizie. Le recensioni di TradingView non dicono con quale società del gruppo opera l'utente, europea o extra UE, e le condizioni possono essere diverse.
Le voci sono dichiarazioni degli utenti, non verificate. Il quadro però è coerente con il dato del broker, che calcola la media includendo il rollover: per un sistema automatico conta lo spread nell'ora in cui opera, non quello medio. La voce di glossario sullo slippage spiega la differenza fra prezzo richiesto e prezzo ottenuto.
La BIS misura anche dove stanno le sale che eseguono le operazioni. Il quadro è molto concentrato.

Il Regno Unito vale il 37,8% del fatturato, gli Stati Uniti il 18,6%, Singapore l'11,8%, salito dal 9,5% del 2022; l'Italia lo 0,2%. Per chi opera dall'Italia la conseguenza pratica riguarda gli orari: la sessione di Londra e quella di New York si sovrappongono nel primo pomeriggio italiano, ed è la fascia in cui le due piazze principali sono aperte insieme. La sessione di Tokyo è quella che pesa di più su USD/JPY, AUD/USD e NZD/USD. Al passaggio di giornata, intorno alla chiusura di New York, la liquidità è al minimo ed è lì che si concentrano le segnalazioni di spread allargati viste sopra.
Sui 255 cambi ufficiali che la BCE ha fissato fra il 1° ottobre 2025 e il 30 settembre 2026 abbiamo calcolato due cose per le sette major: quanto oscillano e quanto si muovono insieme. I cambi contro il dollaro sono ricavati dai fixing contro l'euro.

USD/JPY e NZD/USD sono le più mobili, con una volatilità annualizzata dell'8,1%, AUD/USD segue al 7,7%. EUR/USD si è mossa del 5,4% e USD/CAD del 4,3%. Il movimento giornaliero più ampio va dallo 0,96% di USD/CAD al 2,53% di USD/JPY. Sono misure storiche di oscillazione, non previsioni: dicono quanto spazio serve a uno stop loss per non essere toccato dal rumore normale della coppia, che è il lavoro che fa l'ATR nel trading automatico.
La seconda misura è più utile ancora.

Nell'ultimo anno EUR/USD e GBP/USD hanno avuto una correlazione di +0,84, AUD/USD e NZD/USD di +0,81, mentre EUR/USD e USD/CHF stavano a -0,88. La ragione è ovvia una volta vista: in quasi tutte le major c'è il dollaro, e quando il dollaro si muove le trascina insieme. Comprare EUR/USD e GBP/USD nello stesso momento è quasi la stessa esposizione presa due volte; comprare EUR/USD e USD/CHF insieme è quasi annullarla. La guida sulla correlazione nel trading automatico spiega come si misura su un portafoglio di sistemi. Le correlazioni cambiano nel tempo: questi valori descrivono gli ultimi dodici mesi.
Questo conta quando si valuta un EA multi coppia. Dark Nebula lavora su EUR/USD e GBP/USD in H1: con una correlazione di +0,84, due posizioni nello stesso verso sulle due coppie sono in larga parte la stessa esposizione al dollaro, e il rischio complessivo va letto come tale. Nella configurazione descritta nella nostra scheda di Perceptrader AI, sistema a griglia, sono state escluse NZD/USD, USD/CAD e GBP/CHF per la loro direzionalità, perché una griglia lavora meglio nelle fasi laterali. Quantum Aeterna opera su più coppie forex ed evita le fasce di bassa liquidità e il roll-over, cioè proprio le ore in cui gli utenti segnalano gli spread peggiori. Per i sistemi dedicati alle singole coppie ci sono le guide sui bot per euro dollaro, sterlina dollaro e dollaro yen. Chi parte da zero trova la cornice nella guida su cos'è il Forex e i criteri per il broker nella guida alla scelta del broker.
Volumi: BIS, Triennial Central Bank Survey, OTC foreign exchange turnover in April 2025, release del 30 settembre 2025, tabelle 1, 4, 5 e 6. Leva: Consob, delibera n. 20976 del 20 giugno 2019, allegato I. Spread: pagina "Swap, spread e commissioni" di Pepperstone (dati 01/08-31/08/2026) e pagina "Spreads and Swaps" di IC Markets (EU) Ltd, entrambe lette il 1° ottobre 2026; stato di autorizzazione dei due broker verificato nelle schede Amicobot di settembre 2026. Volatilità e correlazioni: calcolo nostro sui tassi di riferimento della BCE dal 1° ottobre 2025 al 30 settembre 2026, 255 giorni, rendimenti logaritmici giornalieri, volatilità annualizzata con 252 giorni. Esperienze: recensioni pubbliche TradingView (API dei profili broker) e Trustpilot, con nome visualizzato e data. I contenuti hanno finalità informativa e non costituiscono consulenza finanziaria. I CFD sono strumenti complessi con un rischio elevato di perdere denaro rapidamente a causa della leva.
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Sono sette: EUR/USD, USD/JPY, GBP/USD, USD/CHF, AUD/USD, USD/CAD e NZD/USD. Tutte contengono il dollaro USA e insieme valgono il 59,4% del mercato dei cambi secondo la rilevazione BIS di aprile 2025. Per la normativa europea sui CFD, però, solo le prime cinque hanno la leva massima di 30 a 1: AUD/USD e NZD/USD sono trattate come coppie non principali.
EUR/USD, con il 21,2% del fatturato giornaliero nel 2025, pari a 2.033 miliardi di dollari al giorno. Seguono USD/JPY con il 14,3% e USD/CNY con l'8,1%, che ha superato GBP/USD.
Non esiste una valuta adatta a tutti, e la risposta dipende dalla situazione e dagli obiettivi di chi opera. Quello che i dati descrivono sono le caratteristiche: le major hanno gli spread più bassi, fra 0,06 e 0,34 pip sui conti a commissione dei broker considerati, le esotiche spread di decine di pip; USD/JPY e NZD/USD sono state le più volatili nell'ultimo anno, USD/CAD la meno volatile. Il trading su valute con leva comporta un rischio elevato di perdita.
Le major sono il dollaro contro le valute più scambiate. Le minor, o cross, sono le coppie fra quelle valute senza il dollaro, come EUR/GBP o EUR/JPY. Le esotiche accoppiano una valuta principale con quella di un'economia più piccola, come USD/TRY. La differenza pratica è nel costo: sulla stessa pagina di IC Markets EUR/USD ha 0,06 pip medi, EUR/JPY 0,31, USD/TRY 64,20.
Perché la delibera Consob 20976 del 2019, che recepisce le misure ESMA, concede il margine del 3,33% (leva 30 a 1) solo alle coppie fra dollaro USA, euro, yen, sterlina, dollaro canadese e franco svizzero. Il dollaro australiano non è nell'elenco, quindi AUD/USD richiede il 5% di margine, cioè leva 20 a 1, come NZD/USD, le minor che li contengono e le esotiche.
Le valute major sono le più scambiate al mondo e includono sempre il dollaro americano. Le principali sono USD, EUR, GBP, JPY, AUD, CAD e NZD. Sono le più importanti perché hanno liquidità elevata e spread molto bassi, quindi sono più semplici da tradare rispetto alle altre.
Il dollaro è fondamentale perché viene utilizzato come valuta di riserva globale. La maggior parte degli scambi commerciali e delle materie prime è denominata in USD. Inoltre la Federal Reserve influenza i mercati con le sue decisioni sui tassi di interesse, che hanno un impatto diretto sul valore del dollaro.
Una valuta tende a rafforzarsi quando l’economia del Paese è solida, quando la banca centrale alza i tassi di interesse o quando c’è molta domanda estera per beni e servizi locali. Anche la stabilità politica e finanziaria incide molto sul valore di una valuta.
Una valuta diventa più debole quando la banca centrale riduce i tassi, quando l’economia mostra segnali di rallentamento o quando aumenta l’incertezza politica. Anche crisi energetiche, mancanza di export e instabilità globale possono influenzarla negativamente.
Sia l’Australia sia la Nuova Zelanda esportano moltissimo verso la Cina. Materie prime, prodotti agricoli e metalli vengono acquistati soprattutto da Pechino. Per questo, quando l’economia cinese cresce, AUD e NZD tendono a rafforzarsi; quando rallenta, entrambe le valute soffrono.
Lo yen è visto come un porto sicuro perché il Giappone ha una banca centrale stabile, investitori molto conservatori e un’economia strutturalmente affidabile. Durante le fasi di panico sui mercati, molti capitali vengono riportati in yen, rafforzandolo rapidamente.
Le major includono sempre il dollaro americano e sono le più liquide e stabili. Le minor combinano invece valute forti senza USD, come EUR/GBP o GBP/JPY. Le coppie minor sono spesso più volatili e meno prevedibili perché dipendono da due economie complesse contemporaneamente.
Le valute esotiche appartengono a Paesi emergenti e soffrono per via della scarsa liquidità, degli spread più elevati e della possibilità di interventi bruschi da parte delle banche centrali locali. Possono offrire movimenti ampi ma sono molto più difficili da gestire.
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