Il carry trade sembra la strategia più semplice del forex: prendi a prestito dove i tassi sono bassi, compri dove sono alti, incassi la differenza. Questa guida fa i conti con i tassi ufficiali di agosto 2026, mostra quanto arriva davvero sul conto e cosa lo ha fatto saltare nel 2024. Aggiornato ad agosto 2026.
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Il carry trade è la strategia che prende a prestito una valuta con tassi di interesse bassi per comprarne una con tassi più alti, incassando la differenza fra i due rendimenti. Il guadagno non nasce dal movimento del prezzo ma dal semplice passare del tempo: finché il cambio resta stabile, ogni giorno matura il differenziale. Il rischio non scompare, si sposta tutto sul cambio.
È anche una delle poche strategie in cui il conto si può fare prima, riga per riga. Sotto ci sono i numeri di agosto 2026, non quelli generici.
Ogni carry trade ha due gambe con due nomi precisi.
La funding currency è la valuta che si prende a prestito, quella con il costo del denaro più basso. Per vent’anni è stato lo yen giapponese, e in misura minore il franco svizzero. La target currency è la valuta che si compra, quella che rende di più: storicamente dollaro australiano, dollaro neozelandese, peso messicano, rand sudafricano.
La differenza fra i due tassi si chiama differenziale di interesse. È il motore dell’operazione. Se prendo a prestito all’1% e investo al 4,35%, il differenziale è di 3,35 punti percentuali all’anno, che maturano giorno dopo giorno finché la posizione resta aperta.
Nel forex al dettaglio la meccanica del prestito non si vede: non si apre un mutuo in yen. Comprando AUD/JPY si è automaticamente lunghi di dollari australiani e corti di yen, e il differenziale arriva sul conto sotto forma di swap, la riga che il broker addebita o accredita ogni notte.
Quasi tutte le guide italiane sul carry trade usano ancora lo yen allo 0,10%. Non è più vero da giugno 2026. Questa è la fotografia aggiornata delle banche centrali che contano per la strategia.
| Banca centrale | Tasso di riferimento | Ultimo aggiornamento | Ruolo nel carry trade |
|---|---|---|---|
| Bank of Japan | 1,00% | Rialzo a giugno 2026, confermato il 31 luglio 2026 | Funding currency storica, non più a costo zero |
| BCE (tasso sui depositi) | 2,25% | Confermato il 23 luglio 2026 | Funding currency secondaria in Europa |
| Federal Reserve | 3,50-3,75% di target range, 3,63% effettivo | Effective rate al 20 agosto 2026 | Target currency della coppia più liquida |
| Reserve Bank of Australia | 4,35% | Confermato ad agosto 2026 | Target currency classica del carry |
| Banco de México | 6,50% | Confermato a giugno 2026 | Target ad alto rendimento e alto rischio |
Fonti: Bank of Japan, Federal Reserve, tavola H.15, BCE, Reserve Bank of Australia. Dati rilevati il 29 agosto 2026 e soggetti a modifica a ogni riunione di politica monetaria.
Il punto che cambia tutto: il differenziale AUD/JPY oggi vale 3,35 punti percentuali, contro i 5,75 punti della metà del 2007, quando la Reserve Bank of Australia stava al 6,25% e la Bank of Japan allo 0,50%. La strategia esiste ancora, rende meno, e la gamba di finanziamento non è più gratuita.
Prendiamo la coppia più usata del carry, AUD/JPY, e apriamo un lotto standard da 100.000 dollari australiani di nominale.
Il carry lordo teorico. Il differenziale è 4,35% meno 1,00%, cioè 3,35 punti percentuali. Su 100.000 AUD sono 3.350 AUD all’anno, che divisi per 365 giorni fanno 9,18 AUD al giorno. È la cifra che matura semplicemente tenendo aperta la posizione.
Il rapporto che inganna. Rapportando 3.350 AUD di carry annuo ai 5.000 AUD di margine si ottiene un 67% teorico lordo su base annua. È il numero che rende il carry trade affascinante nei materiali promozionali, ed è anche il numero che nasconde il problema. Quel 67% non è un rendimento sul capitale: è un rendimento sul margine, e il margine è solo la caparra di una posizione venti volte più grande.
Il conto che conta davvero. Il cambio AUD/JPY si muove del 3,35% in poche sedute, con regolarità. Quel movimento vale esattamente un anno intero di carry. Se va nella direzione giusta il risultato raddoppia, se va contro cancella dodici mesi di interessi in tre giorni.

È qui che si vede il vero profilo della strategia: la leva finanziaria non moltiplica il carry, moltiplica la velocità con cui il cambio se lo riprende. Il funzionamento del meccanismo è spiegato in dettaglio nella guida sulla leva finanziaria.
Chi opera con un broker non incassa il differenziale teorico. Incassa lo swap, che è un’altra cosa e quasi sempre un numero più piccolo.
Il broker applica un markup su entrambi i lati: riduce quello che accredita e aumenta quello che addebita. Il risultato è che la somma dello swap long e dello swap short sulla stessa coppia è quasi sempre negativa, anche quando il differenziale teorico sarebbe a somma zero. La differenza fra i due casi, con i conti fatti, è nella guida sugli swap positivi e swap negativi nei CFD.
Il valore non si stima, si legge. Su MetaTrader 4 e 5 si apre la Vista del mercato, si fa clic destro sul simbolo e si sceglie Specifica (scorciatoia Ctrl+U). Nella scheda compaiono tre righe che decidono la fattibilità dell’operazione:
Tre verifiche prima di considerare fattibile un carry: che lo swap sul lato che interessa sia effettivamente positivo, che il broker non azzeri gli swap su conti islamici o su conti promozionali, e che il valore sia espresso nella valuta che si pensa. Sono controlli da due minuti che cambiano il segno del risultato.
Per oltre vent’anni la Bank of Japan ha tenuto i tassi a zero o sotto zero. Questo ha reso lo yen la valuta di finanziamento del mondo: hedge fund, fondi pensione e tesorerie aziendali si indebitavano in yen a costo quasi nullo e spostavano quella liquidità su azioni, obbligazioni e valute ad alto rendimento in tutto il pianeta.
Quella stagione è finita. Con l’inflazione giapponese sopra il target, la BOJ ha portato il tasso all’1,00% a giugno 2026, il livello più alto da oltre trent’anni, e nella riunione del 31 luglio 2026 lo ha confermato con un voto di 8 a 1, con un membro del board che proponeva già l’1,25%. La banca centrale ha inoltre indicato che l’inflazione di fondo potrebbe salire nettamente sopra il 2% nella seconda parte dell’anno fiscale.
Per il carry trade questo significa due cose insieme: la gamba di finanziamento costa dieci volte più di prima, e il mercato sa che può costare ancora di più. Chi segue il tema può monitorare le riunioni con il calendario economico, perché è lì che il differenziale cambia.
Il carry trade non si sgonfia lentamente. Si smonta tutto insieme, ed esiste un caso documentato.

Fra il 29 luglio e il 5 agosto 2024 lo yen si è rivalutato di circa il 6,15% contro il dollaro. Chi era finanziato in yen ha perso quella cifra sul solo cambio, in cinque sedute. Su una posizione a leva 20 quella perdita vale oltre il 120% del margine iniziale: la chiusura automatica scatta molto prima, e la vendita forzata di chi chiude alimenta il movimento di chi deve ancora chiudere. La ricostruzione tecnica dell’episodio è nel BIS Bulletin n. 90 della Banca dei Regolamenti Internazionali.
Questo è il rischio vero del carry trade: non è la volatilità normale, è la simultaneità. Migliaia di posizioni identiche che devono chiudere nello stesso momento, tutte nella stessa direzione.
| Pro | Contro |
|---|---|
| Il risultato matura con il tempo, senza bisogno di prevedere la direzione | Il cambio può cancellare un anno di carry in pochi giorni |
| Il differenziale è noto in anticipo e verificabile alla fonte | Lo swap del broker è sempre inferiore al differenziale teorico |
| Funziona bene nelle fasi di bassa volatilità e politiche monetarie stabili | La chiusura automatica scatta prima che gli interessi maturino |
| Espone a un fattore diverso da quello azionario e obbligazionario | Nelle fasi di risk off tutte le coppie carry si muovono insieme |
| È misurabile: swap, margine e soglia si leggono prima di aprire | Il rendimento sul margine gonfia la percezione del risultato |
| Le coppie coinvolte sono liquide e a spread contenuto | Il rischio è asimmetrico: guadagni lenti, perdite improvvise |
L’ultima riga è quella decisiva. Il carry trade ha un profilo di rendimento a coda lunga: molti mesi con piccoli accrediti regolari e poi un singolo episodio che restituisce tutto insieme. È lo stesso profilo dei sistemi a griglia, ed è il motivo per cui il drawdown va guardato più della curva dei profitti.
Aggiungere una seconda coppia non basta a proteggersi, perché AUD/JPY, NZD/JPY e MXN/JPY hanno tutte lo yen come gamba corta: nelle fasi di stress la correlazione fra le posizioni va a uno e le tre posizioni si comportano come una sola. Una diversificazione del capitale reale richiede fattori diversi, non tre versioni dello stesso.
Nel mercato retail non esistono expert advisor di carry trade puro, e il motivo è strutturale: un sistema che tiene aperte posizioni per mesi in attesa degli interessi non ha bisogno di essere automatizzato. Lo swap, però, tocca quasi tutti gli EA che lasciano posizioni aperte oltre la mezzanotte, e in due modi opposti.
Gli EA che pagano lo swap senza saperlo. Un sistema a griglia accumula posizioni nella stessa direzione e le tiene aperte per giorni. Se il lato aperto è quello con swap negativo, ogni notte aggiunge un costo fisso alla posizione già in perdita. Waka Waka, sviluppato da Valery Trading, apre operazioni che durano da pochi minuti a diverse ore con una griglia a distanza dinamica, ed è proprio la fase in cui la griglia resta aperta a lungo quella in cui lo swap si somma al calo strutturale dell’equity, che nei periodi peggiori ha superato il 50%. È una voce che va messa a bilancio nella gestione del rischio del sistema, non scoperta dopo.
Gli EA che il roll-over lo evitano di proposito. Quantum Aeterna è il caso più chiaro fra le schede pubblicate: i due sistemi del pacchetto operano in finestre dichiarate, dalle 02:00 alle 22:30 per QA Classic e dalle 02:20 alle 22:10 per QA Evolution, ed evitano volutamente le fasce di bassa liquidità e i momenti di roll-over. Non è una scelta contro il carry, è una scelta contro l’allargamento degli spread nel momento in cui lo swap viene applicato.
Gli EA a cui lo swap non interessa. Dark Nebula di VENUS LABS lavora su EUR/USD e GBP/USD in timeframe H1 con due o tre operazioni al giorno: differenziali stretti e posizioni corte nel tempo rendono lo swap una voce marginale. Lo stesso vale per qualunque sistema di scalping, che per costruzione chiude prima della notte.
Il caso opposto è Zone Hunter Robot di LeapFX, un mean reversion multi timeframe con circa 30 operazioni al mese: dai nostri test risulta che non faccia uso di stop loss tradizionali, quindi le posizioni possono restare aperte a lungo e lo swap diventa una voce da conteggiare prima e non dopo.
Il criterio operativo è semplice e vale per qualsiasi sistema: prima di installare un EA su una coppia con differenziale ampio, si somma lo swap giornaliero moltiplicato per la durata media delle operazioni e si confronta con il profitto medio per trade dichiarato. Se il costo dello swap supera il 10% del profitto medio, il backtest del produttore non descrive quello che succederà sul conto, perché quasi nessun backtest modella correttamente lo swap. È lo stesso ragionamento che si applica quando si impara a valutare un track record su Myfxbook, dove gli swap sono già dentro il risultato.
È un controllo che nessuna scheda commerciale fa al posto di chi installa il software, e che va rifatto simbolo per simbolo: fra i bot di trading forex per MetaTrader la stessa strategia cambia segno passando da una coppia con swap positivo a una con swap negativo. Chi parte da zero trova il quadro completo nella guida su come fare trading automatico.
Il carry non è una strategia da accendere e spegnere a piacere: dipende da tre condizioni esterne, tutte osservabili.
Le tre condizioni in cui il carry lavora: differenziale ampio e stabile fra le due banche centrali, oscillazioni del cambio contenute, e contesto di mercato orientato al rischio. Sono le fasi in cui il flusso di interessi supera il rumore del cambio, e si riconoscono leggendo le banche centrali prima dei grafici: è analisi fondamentale applicata a due tassi.
Le tre condizioni in cui smette: la banca centrale della funding currency inizia a stringere, la banca centrale della target currency inizia ad allentare, oppure arriva uno shock che spinge il mercato verso le valute rifugio. Nel 2024 le prime due si sono verificate a quattro giorni di distanza, e il risultato è la sequenza descritta sopra.
| Domanda | Risposta breve | Dove è approfondita |
|---|---|---|
| Carry trade significato | Prendere a prestito una valuta a tasso basso per comprarne una a tasso alto e incassare il differenziale | Sezione “Che cos’è il carry trade” |
| Carry trade esempio | Un lotto AUD/JPY con differenziale 3,35%: 3.350 AUD all’anno, 9,18 al giorno, su 5.000 di margine | Sezione “L’esempio con i numeri” |
| Come fare carry trade | Si verifica lo swap del simbolo nella specifica MetaTrader, poi il margine e la soglia di chiusura | Sezione “Il carry sul conto retail” |
| Carry trade yen e Giappone | Lo yen è stato la funding currency mondiale fino al rialzo BOJ all’1,00% di giugno 2026 | Sezione “Il ruolo del Giappone” |
| Carry trade e rialzo dei tassi | Un rialzo sulla funding currency costringe a chiudere le posizioni tutte insieme | Sezione “5 agosto 2024” |
| Carry trade forex | Nel forex retail il carry non è un prestito ma la riga swap accreditata o addebitata ogni notte | Sezione “Come si legge lo swap” |
Le coppie coinvolte cambiano insieme ai tassi, e la scelta non è indifferente. Sulle major il differenziale è più stretto ma lo spread è basso e la liquidità non manca nemmeno nelle giornate di stress. Sulle coppie esotiche il carry è molto più alto, e insieme al carry cresce tutto il resto: spread, gap di apertura e rischio politico del paese emittente. La classificazione completa è nella guida alle valute del forex.
Il caso limite è il cambio dollaro yen: differenziale ampio, 2,63 punti percentuali fra il 3,63% effettivo della Fed e l’1,00% della BOJ, e allo stesso tempo la coppia più esposta a ogni parola della banca centrale giapponese.
Chi vuole tenere una posizione carry e allo stesso tempo limitare l’esposizione al cambio entra nel terreno dell’hedging, dove la copertura riduce il rischio e in genere anche il differenziale netto. Le due cose insieme raramente sopravvivono ai costi.
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Nessuna tab disponibile.
Il carry trading è una strategia che sfrutta la differenza tra i tassi d’interesse di due valute. Si prende in prestito la valuta con tassi minimi e si investe in una valuta che offre un rendimento più alto, puntando a incassare il differenziale.
Perché rappresenta il vero cuore della strategia: più è ampio il distacco tra i tassi, maggiore sarà il rendimento potenziale della posizione, indipendentemente dal movimento del cambio.
Le coppie classiche sono AUD/JPY e NZD/JPY, poiché combinano valute a rendimento elevato con lo yen, noto per i suoi tassi estremamente bassi. Anche coppie come USD/TRY o USD/ZAR possono offrire carry alti, ma con rischi maggiori.
Lo yen è stato per anni una delle valute più economiche da prendere in prestito, grazie alla politica ultra-accomodante della Bank of Japan. Questo lo ha reso la “funding currency” preferita dagli investitori globali.
Un rialzo dei tassi in Giappone rende più costoso indebitarsi in yen. Questo può costringere molti investitori a chiudere posizioni finanziate con lo yen, generando volatilità e movimenti bruschi nei mercati valutari.
Assolutamente sì. Se la valuta acquistata perde valore o se la banca centrale della valuta di funding modifica i tassi, l’operazione può diventare rapidamente negativa, specialmente quando viene utilizzata leva finanziaria.
La strategia rende di più in contesti di bassa volatilità e quando le politiche monetarie sono prevedibili. Situazioni “risk-on” favoriscono il carry, mentre fasi di paura e incertezza tendono a penalizzarlo.
Può sembrare semplice, ma richiede buona conoscenza della politica monetaria, gestione del rischio e dinamiche macroeconomiche. Un principiante può utilizzarla, ma solo dopo aver compreso bene i suoi meccanismi.
Molti trader mantengono le posizioni per settimane o mesi, perché il vantaggio deriva dal maturare degli interessi nel tempo. Tuttavia, la durata dipende sempre dal contesto di mercato e dalla stabilità dei tassi.
Sì, ma con più attenzione rispetto al passato. I possibili rialzi dei tassi in Giappone, combinati con cambi di politica delle altre banche centrali, rendono la strategia più delicata e richiedono un monitoraggio costante.
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