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Broker italiani: quali sono, chi li autorizza e quanto costano

Broker italiani

Tredici intermediari con sede o succursale in Italia, ognuno con l’autorità che lo vigila e il numero di albo. Listini letti alla fonte il 22 ottobre 2026: quanto costa un ordine da 1.000 e da 5.000 euro, quanto pesa il cambio sulle azioni americane, cosa succede ai soldi se il broker fallisce.

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Indice contenuti

Scrivici su WhatsApp, ti diamo dati, prezzi e funzionamento dei prodotti che recensiamo. I criteri con cui li valutiamo sono pubblici in ogni scheda.

Introduzione

Un broker italiano è un intermediario che ha sede in Italia ed è iscritto in uno degli albi tenuti da Banca d’Italia o da CONSOB: una banca (Fineco, Webank, Banca Sella, Intesa Sanpaolo, UniCredit) o una SIM, cioè una società di intermediazione mobiliare (Directa, Saxo Italia). A questi si aggiungono le succursali italiane di banche europee, come Trade Republic e Scalable Capital, che hanno un indirizzo a Milano ma restano vigilate dall’autorità tedesca.

La differenza non è di bandiera. Cambia chi controlla l’intermediario, quale fondo rimborsa la liquidità in caso di fallimento e se il broker può calcolare e versare le tasse al posto del cliente.

Broker italiani in breve Dati al 22/10/2026
Chi rientra banche e SIM con sede in Italia, più le succursali italiane di banche UE
Chi li autorizza Banca d’Italia o BCE per le banche, CONSOB e Banca d’Italia per le SIM, autorità del Paese d’origine per le succursali
Ordine da 1.000 euro su Borsa Italiana da 2 euro (Saxo Italia, Banca Sella) a 16,25 euro (UniCredit a listino pieno)
Ordine da 5.000 euro da 2 euro (Saxo Italia) a 24,75 euro (UniCredit a listino pieno)
Azione USA da 2.000 dollari da 5,34 a oltre 33 euro fra commissione e cambio dichiarato
Regime fiscale amministrato su opzione: il broker trattiene il 26% sulle plusvalenze
Tutela della liquidità 100.000 euro per le banche (FITD), 20.000 euro per le SIM (Fondo Nazionale di Garanzia)
CFD retail in perdita Fineco 65,44%, Saxo Italia 66%, IG 74% (pagine dei broker, 22/10/2026)

Banca, SIM o succursale: cosa vuol dire "italiano"

Nelle classifiche che si trovano online sotto “broker italiani” finiscono anche intermediari ciprioti, polacchi o irlandesi che operano in Italia in libera prestazione di servizi: hanno la licenza in un altro Paese UE e la usano qui grazie al passaporto europeo. Sono autorizzati, ma non sono italiani. La regola pratica per distinguerli sta nel registro, non nel sito.

Schema dei quattro tipi di intermediario per chi investe dall'Italia: banca italiana, SIM italiana, succursale in Italia di banca UE, libera prestazione dall'estero, con autorità, tutela della liquidità e regime fiscale

Banca italiana. È iscritta all’Albo delle banche della Banca d’Italia. Le più grandi, come Fineco, Intesa Sanpaolo e UniCredit, sono vigilate direttamente dalla BCE; per i servizi di investimento risponde anche a CONSOB. La liquidità sul conto corrente è coperta dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro.

SIM italiana. È una società di intermediazione mobiliare iscritta all’albo CONSOB. Non raccoglie depositi come una banca: la liquidità dei clienti sta in conti intestati alla SIM per conto terzi presso banche. Il fondo di riferimento è il Fondo Nazionale di Garanzia, con un tetto di 20.000 euro.

Succursale italiana di una banca UE. Ha sede secondaria in Italia, codice fiscale italiano e di solito IBAN italiano, ma la vigilanza prudenziale resta all’autorità del Paese d’origine. La tutela dei depositi segue il fondo di quel Paese.

Come si verifica in due minuti. Si parte dalla ragione sociale scritta in fondo al sito, non dal marchio. Poi la si cerca nell’albo: banche sul sito della Banca d’Italia, SIM e imprese UE negli elenchi CONSOB. La procedura completa, con i casi dei cloni e dei domini oscurati, è nella guida su come si verificano i broker autorizzati CONSOB.

I broker italiani uno per uno, con autorità e numero

L’elenco segue cinque criteri dichiarati: sede o succursale in Italia, autorizzazione verificata sul sito dell’intermediario, offerta di azioni ed ETF a pronti per la clientela al dettaglio, listino pubblicato, ordine online. L’ordine della tabella non è una classifica: le dieci banche e SIM vanno dalla commissione più bassa alla più alta su un ordine da 5.000 euro su Borsa Italiana, le tre succursali stanno in fondo.

Intermediario Tipo Autorità e iscrizione Ordine 5.000 euro su Borsa Italiana Azioni USA
Saxo Italia (scheda) SIM CONSOB, delibera 20769 del 28/12/2018 2 euro 1 dollaro + cambio 0,25%
Directa SIM CONSOB, albo SIM n. 59 5 euro (profilo Semplice) 9 dollari, cambio senza spread
Widiba banca Albo banche n. 5760, gruppo MPS 7,50 euro 0,15% min 10 euro
Banca Sella banca Albo banche n. 5626 8,50 euro (o 8 euro fissi) 0,16% min 12 dollari
Mediobanca Premier banca Albo banche n. 5329, gruppo MPS 9 euro 0,18% min 28 euro
Fineco (conto Trading) banca Albo gruppi bancari cod. 3015 9,50 euro 0,19% min 2,95 euro + spread cambio
Webank banca, marchio di Banco BPM Albo banche n. 8065 9,50 euro (variabile) 15,90 dollari + 0,15%
Credem banca Albo banche n. 5350 10,45 euro 22 euro + spread 0,25%
Intesa Sanpaolo banca Albo banche n. 5361 14,50 euro 2,4 per mille min 11 euro + 6 dollari
UniCredit banca Albo banche, capogruppo del gruppo UniCredit 24,75 euro a listino pieno 0,90% min 28,50 euro
Trade Republic succursale di banca tedesca BaFin e Banca d’Italia, C.F. 12254730968 1 euro, non su Borsa Italiana 1 euro
Scalable Capital succursale di banca tedesca Albo banche n. 8111, vigilanza BaFin 0,99 euro o 0, non su Borsa Italiana stesso listino
IG succursale di impresa tedesca elenco CONSOB imprese UE con succursale n. 170 solo CFD: 0,10% min 5 euro CFD: min 15 dollari

Fonti: pagine commissioni e fogli informativi degli intermediari letti il 22/10/2026; numero di albo SIM di Directa letto sull’elenco CONSOB il 13/10/2026.

Fineco ha due listini. Il conto Trading costa lo 0,19% con minimo 2,95 e massimo 19 euro. I conti One, Classic e Max applicano invece fasce fisse: 9,95 euro per i nuovi clienti nel mese di apertura e nel successivo, poi 19 euro se nel mese si generano meno di 99 euro di commissioni. Il dettaglio voce per voce è nella guida ai costi di Fineco.

Directa è la SIM torinese nata nel 1995. Offre tre profili: Semplice a 5 euro per eseguito, Dinamico che scende da 8 a 1,5 euro col numero di ordini del giorno, Variabile all’1,9 per mille con minimo 1,5 e massimo 18 euro. Canone e custodia sono a zero.

Saxo Italia è il nuovo nome di BG SAXO: la ragione sociale sul sito oggi è Saxo SIM S.p.A., gruppo J. Safra Sarasin, dopo che Saxo Bank ha rilevato la quota di Banca Generali il 22 settembre 2026. Sul profilo Bronze l’ordine su Borsa Italiana costa 2 euro fino a 50.000 euro di controvalore, lo 0,08% sopra.

Webank non è una banca a sé: è il marchio online di Banco BPM. Ha due profili, fisso a 12 euro o variabile allo 0,19% (minimo 2,75, massimo 18,90), che scendono di livello in base alle commissioni generate nel mese precedente. Sui mercati azionari europei esteri aggiunge 9 euro di diritti fissi per ordine.

Banca Sella ha il Conto Trader con commissione allo 0,17% (minimo 2, massimo 19,95 euro) oppure 8 euro fissi su richiesta, e l’interfaccia Sella Trading Bridge per collegare software esterni via API.

Intesa Sanpaolo e UniCredit sono le due banche con il listino pieno più alto del gruppo. Intesa somma alla commissione online del 2,4 per mille (minimo 3,50 euro) un costo di esecuzione di 2,50 euro e 0,50 euro di conferma online. UniCredit chiede lo 0,40% con minimo 11,50 euro più 4,75 euro di spese, ma ai nuovi clienti che firmano online applica lo 0,10% con minimo 2 euro fino al 31 luglio 2027.

Mediobanca Premier, Widiba e Credem completano il quadro bancario. Secondo i loro fogli informativi le prime due fanno capo al gruppo Monte dei Paschi. Widiba ha il minimo più basso fra le banche tradizionali (5 euro), Credem una tariffa fissa di 8,80 euro fino a 4.215 euro di controvalore.

Le succursali. Trade Republic ha la succursale italiana dal 30 gennaio 2025, Scalable Capital in via Sassetti a Milano. Entrambe applicano il regime amministrato con IBAN italiano, ma eseguono gli ordini su sedi tedesche e non su Borsa Italiana. IG Europe ha una succursale a Milano e vende solo CFD e prodotti con barriera: le azioni non si comprano a pronti.

Quanto costa un ordine su Piazza Affari

Il costo di un ordine dipende da due numeri: il minimo e la percentuale. Sotto i 1.000 euro quasi tutti applicano il minimo, quindi conta solo quello. A 5.000 euro le percentuali iniziano a pesare, e i broker a commissione fissa passano davanti.

Grafico a barre della commissione su un ordine da 1.000 e da 5.000 euro su un'azione italiana per dodici broker italiani, da 0,99 euro di Scalable a 24,75 euro di UniCredit a listino pieno

Sull’ordine da 1.000 euro il costo va da 2 euro (Saxo Italia, Banca Sella) a 16,25 euro (UniCredit a listino pieno, 11,50 di commissione più 4,75 di spese). Sull’ordine da 5.000 euro Saxo Italia resta a 2 euro e Directa a 5, mentre Fineco conto Trading e Webank variabile arrivano a 9,50. La commissione si paga due volte, in acquisto e in vendita.

Il minimo che non si vede. Sotto un video di Davide Ravera, intorno a gennaio 2026, un utente raccontava un ordine da 2.000 euro su Fineco. Si aspettava il minimo di 2,95 euro e se ne è visti addebitare 19. Il racconto, non verificabile alla fonte, coincide con la struttura del listino: 2,95 euro è il minimo del conto Trading, 19 euro la fascia base dei conti One, Classic e Max. Il conto da cui parte l’ordine decide la tariffa.

Le promozioni hanno una data. UniCredit allo 0,10% vale per i nuovi clienti online fino al 31/07/2027, il canone zero di Webank per le aperture entro il 03/12/2026, i 9,95 euro di Fineco per due mesi. Il confronto onesto si fa sul listino che resta dopo.

Per chi compra soprattutto ETF con un piano di accumulo il discorso cambia di nuovo: diversi broker azzerano la commissione su una lista di fondi, pagata dagli emittenti. Il meccanismo è spiegato nella guida al piano di accumulo.

Azioni americane: il cambio pesa quanto la commissione

Un’azione quotata a New York si paga in dollari. Se il conto è in euro, ogni acquisto e ogni vendita passano da una conversione, e qui i listini diventano meno trasparenti: alcuni scrivono una percentuale, altri rimandano a un “listino cambi” della banca senza indicare lo spread.

Grafico del costo di un acquisto da 2.000 dollari di un'azione americana per dieci broker italiani, con commissione e costo del cambio separati, da 5,34 euro di Saxo Italia a oltre 33 euro di UniCredit

L’esempio usa 2.000 dollari, cioè 1.780 euro al cambio BCE del 21 ottobre 2026 (1,1234). Saxo Italia chiede 1 dollaro di commissione ma lo 0,25% di cambio: totale 5,34 euro, di cui 4,45 di conversione. Directa fa il contrario, 9 dollari fissi e nessuno spread sul cambio: 8,01 euro. Il conto Trading di Fineco scrive nel foglio informativo v.6/2026 del 1° ottobre uno spread di 0,0033 punti sull’euro/dollaro, circa lo 0,29%: 3,38 euro di commissione più 5,17 di cambio.

In fondo alla scala ci sono le banche con minimo alto sui mercati esteri: 22 euro su Credem, 28 su Mediobanca Premier, 28,50 su UniCredit, a cui si somma il cambio. Sotto un video di Karim Mejri su BG Saxo, nell’ottobre 2025, un cliente di lunga data lodava la scelta di azioni. Trovava però lo 0,25% di cambio alto su cifre importanti, e per il dollaro usava i 9 dollari fissi di Directa. È il caso tipico: sotto qualche migliaio di dollari pesa la commissione, sopra pesa il cambio.

Il conto multivaluta. Fineco permette di tenere dollari su un conto Multicurrency nei conti One, Classic e Max, non nel conto Trading. Senza multivaluta il cambio si paga a ogni ordine, anche quando si vende e si ricompra lo stesso titolo nella stessa settimana.

Canoni e custodia: quello che si paga anche senza operare

Le commissioni si pagano quando si opera. Canone del conto e custodia dei titoli arrivano anche a portafoglio fermo, e sono la voce che le tabelle di confronto online riportano meno.

Grafico dei costi fissi annui di canone o custodia titoli a listino pieno per nove broker italiani, da zero di Directa, Fineco, Saxo e Webank a 180 euro di Credem

Directa, Fineco conto Trading, Saxo Italia e il deposito titoli di Webank non hanno custodia. Credem chiede 90 euro a semestre se nel dossier ci sono azioni o titoli esteri. UniCredit chiede 126 euro l’anno sui titoli italiani a listino pieno, zero in promozione per le aperture online fino al 31/12/2027. Mediobanca Premier include il dossier nel canone del conto da 10 euro al mese. Banca Sella azzera i 60 euro annui del Conto Trader con almeno 5 eseguiti nel trimestre precedente.

Su un portafoglio da 20.000 euro con quattro ordini l’anno, 180 euro di custodia valgono lo 0,9% del capitale: più di quanto costi in un anno un ETF azionario globale. Il bollo dello 0,20% sui titoli invece è uguale ovunque, perché è un’imposta.

Regime amministrato: il broker italiano come sostituto d'imposta

Il motivo per cui molti cercano un broker italiano è fiscale. Un intermediario residente può applicare il regime amministrato: trattiene il 26% su ogni plusvalenza (12,5% sulla quota in titoli di Stato), restituisce l’imposta quando arriva una minusvalenza compensabile e versa tutto all’Erario. Chi ha solo quel conto non compila il quadro RT per quelle operazioni.

Esempio didattico dello stesso anno di operazioni in regime amministrato e dichiarativo: 1.000 euro di plusvalenza e 400 di minusvalenza, imposta netta di 156 euro in entrambi i casi ma chi la calcola cambia

L’imposta finale è la stessa nei due regimi. Cambia chi fa il calcolo e quando si paga: nell’amministrato subito, a ogni vendita; nel dichiarativo l’anno dopo, con F24, più il quadro RW e l’IVAFE se il conto è all’estero. Come si gestisce la parte dichiarativa è nella guida su come pagare le tasse nel trading.

È un’opzione, non un automatismo. Il regime amministrato si sceglie nel contratto. Directa lo imposta di default per i residenti, Fineco lo chiede nel riquadro A19 dell’apertura. Su Intesa Sanpaolo il foglio del deposito amministrato aggiornato al 1° ottobre 2026 è esplicito: se il cliente non spunta la casella, il regime è quello dichiarativo. La voce si controlla prima di firmare, perché il cambio di regime vale dall’anno successivo.

Le succursali di Trade Republic e Scalable Capital fanno oggi da sostituto d’imposta come una banca italiana, ed è il motivo per cui compaiono nelle ricerche sui broker italiani. L’elenco di chi applica l’amministrato fra italiani ed esteri è nella pagina sui broker in regime amministrato.

Se il broker fallisce

I titoli non fanno parte del patrimonio dell’intermediario. L’articolo 22 del Testo unico della finanza li tratta come patrimonio separato dei clienti: se la banca o la SIM fallisce, azioni ed ETF restano di chi li ha comprati e si trasferiscono a un altro intermediario. La differenza fra banca e SIM riguarda la liquidità.

Tabella di cosa resta protetto se l'intermediario fallisce, su un esempio di 40.000 euro in titoli e 30.000 euro di liquidità: banca italiana con FITD a 100.000 euro, SIM con Fondo Nazionale di Garanzia a 20.000 euro, succursale tedesca con il fondo tedesco

Sul conto di una banca italiana il Fondo Interbancario rimborsa fino a 100.000 euro per depositante. Una SIM come Directa o Saxo Italia aderisce al Fondo Nazionale di Garanzia, che copre fino a 20.000 euro per investitore. Directa spiega nelle pagine di assistenza che la liquidità dei clienti sta in conti terzi presso banche e non è aggredibile dai creditori della SIM. Il Fondo interviene solo in caso di insolvenza con ammanchi. Sulle succursali di banche tedesche vale il fondo di garanzia dei depositi tedesco, fino a 100.000 euro.

Pro e contro per tipo di intermediario

Pro Contro
Banca italiana (Fineco, Webank, Sella, Intesa, UniCredit, Credem) conto corrente e titoli nello stesso posto, FITD fino a 100.000 euro, filiale fisica per alcune listini pieni alti sulle banche tradizionali, custodia a pagamento su alcune, cambio spesso non quantificato
SIM italiana (Directa, Saxo Italia) commissioni basse e fisse, custodia zero, piattaforme pensate per chi opera spesso liquidità coperta dal fondo fino a 20.000 euro, serve un conto corrente esterno
Succursale di banca UE (Trade Republic, Scalable) ordini da 1 euro o meno, regime amministrato, IBAN italiano ordini non su Borsa Italiana, assistenza e operatività gestite dalla sede estera

Per chi opera in CFD o con la leva finanziaria la scelta segue altri criteri, e l’avvertenza obbligatoria lo dice in cifre: oggi il 65,44% dei conti al dettaglio perde denaro con i CFD di Fineco, il 66% con Saxo Italia, il 74% con IG. Directa non pubblica oggi la percentuale in pagina: l’ultimo dato reso noto, 77,20%, era calcolato sul 2022. Webank pubblicizza la marginazione intraday “fino a 20 volte”: la leva moltiplica le perdite nella stessa misura dei guadagni. Un confronto per chi fa trading attivo, con criteri diversi da questi, è nella guida alla scelta del broker.

Cosa dicono gli utenti

Il 22 ottobre 2026 sono state lette 352 voci: 108 recensioni App Store (Directa, Fineco, SaxoTrader, SaxoInvestor) e 244 commenti su 9 video YouTube dedicati ai broker italiani. A queste si aggiungono le recensioni Trustpilot su Directa e Fineco lette l’11 e il 13 ottobre 2026. Su YouTube circa 70 commenti raccontano un’esperienza d’uso: circa 40 positivi, circa 30 critici o misti. I temi che tornano sono tre: il costo a ordine sui conti bancari, il cambio sulle azioni USA, la stabilità delle piattaforme.

Utente Piattaforma e data Broker Cosa racconta
Pandaitaly App Store, 09/10/2026 Directa app e sito inaccessibili dalle 9, 51 persone in coda al call center
smfnk App Store, 12/10/2026 Directa “da tre giorni non si riesca ad accedere”
@giorgiopizzagalli3513 YouTube, circa gennaio 2026 Fineco 19 euro di commissione su un ordine da 2.000 euro invece del minimo atteso; poi passato a Directa
@kentekken YouTube, circa ottobre 2025 Intesa Sanpaolo ha chiuso perché la commissione non aveva un massimo, e la richiesta di trattare è stata rifiutata
@Antonello-cy7fd YouTube, circa ottobre 2024 Intesa Sanpaolo e Webank opera online su entrambe, Webank “molto meno costosa e più agile”
alessandro_1998 App Store (SaxoInvestor), 24/09/2026 BG Saxo i prelievi partono con bonifico TARGET e non SEPA, la banca che riceve può addebitare una commissione
Saverio_2003 App Store, 02/12/2025 Directa “Ottima sia dal punto di vista di regime amministrato sia per quanto riguarda l’esperienza di trading”
@ces89495 YouTube, circa settembre 2026 Scalable Capital passato da DEGIRO a Scalable, per lui il regime amministrato in Italia non ha concorrenza

Due letture. Il blocco di Directa del 9 ottobre 2026 è un evento reale: le recensioni negative di quei giorni su App Store coincidono con quelle su Trustpilot. Un cliente scriveva su Trustpilot il 10 ottobre che era il primo disservizio in cinque anni. Sui conti bancari, invece, le lamentele non riguardano il listino in sé ma il conto sbagliato: chi apre un conto corrente con tariffa a fasce e opera poco paga la fascia più alta. Le date YouTube sono ricavate da indicazioni relative (“1 anno fa”) e sono approssimate.

Disclaimer

Pagina informativa realizzata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: non è consulenza finanziaria, né una raccomandazione di investimento, né promozione di prodotti o servizi. Il trading di CFD comporta un elevato rischio di perdita del capitale e i risultati passati non sono indicativi di quelli futuri. Dati e prezzi valgono alla data di pubblicazione. Possibili link di affiliazione: AmicoBot può ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te. Segnalazioni di errori qui.

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Dipende dall’operazione. Sui listini letti il 22/10/2026 l’ordine da 5.000 euro su Borsa Italiana costa meno su Saxo Italia (2 euro) e Directa (5 euro). Anche l’azione americana da 2.000 dollari costa meno su questi due: 5,34 euro su Saxo Italia con il cambio, 8,01 euro su Directa. Su importi grandi e frequenti cambiano i rapporti, perché entrano in gioco le soglie e i profili a scaglioni.

No. È una banca tedesca vigilata da BaFin che dal 30 gennaio 2025 ha una succursale a Milano, con codice fiscale italiano, IBAN italiano e regime amministrato. La vigilanza prudenziale e il fondo di garanzia dei depositi restano tedeschi. La parte fiscale è spiegata nella pagina sulle tasse di Trade Republic.

Non per forza. Un intermediario autorizzato in un altro Paese UE segue le stesse regole MiFID e ha un fondo di garanzia nel suo Paese. Cambiano la lingua dei contratti, il foro in caso di controversia, l’accesso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie e il regime fiscale. Il rischio vero sono i siti senza autorizzazione: come riconoscerli e cosa fare è nella pagina su truffe di trading online e a chi rivolgersi.

Sì, non ci sono limiti. In regime amministrato però ogni intermediario compensa solo le proprie plusvalenze e minusvalenze: una perdita su un conto non abbatte le tasse dell’altro. Per usarla si chiede la certificazione delle minusvalenze, che si porta in un altro conto alla chiusura del rapporto o si usa in dichiarazione.

Nessuna delle banche e SIM di questo elenco offre MetaTrader nelle pagine lette: Fineco e Directa usano piattaforme proprie, Banca Sella e Directa espongono API per software esterni. Chi cerca MetaTrader per far girare un expert advisor la trova presso broker CFD esteri autorizzati nell’UE, con il regime fiscale dichiarativo e le avvertenze sui conti in perdita che quei broker pubblicano.

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