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Trading: cos’è, come funziona e quanto si guadagna davvero

Copertina dell articolo Trading: cos'è, come funziona e quanto si guadagna davvero

Guida aggiornata a settembre 2026. Cosa vuol dire fare trading, cosa succede dentro una singola operazione e quanto si guadagna davvero, partendo dalle percentuali di conti in perdita che nove intermediari sono obbligati a pubblicare e dai costi che si pagano comunque.

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Che cosa vuol dire fare trading

In Italia la parola trading vale 27.100 ricerche al mese, dato Google Ads di settembre 2026, e la prima pagina di Google la occupano quasi solo banche e intermediari: BPER, Credem, Banco di Sardegna, ActivTrades, IG, N26, Swissquote. Dicono tutti la stessa cosa, e cioè che il trading è la compravendita di strumenti finanziari per guadagnare sui movimenti di prezzo.

È vero e non basta, perché la seconda domanda arriva mezzo secondo dopo la prima. Le ricerche correlate di quella stessa pagina di Google sono “quanto si guadagna al mese facendo trading”, “il trading funziona davvero”, “quanti soldi ci vogliono per iniziare”. Su quelle la SERP italiana si svuota.

Questa guida risponde a entrambe le domande, e sulla seconda usa tre categorie di numeri: quelli che i broker sono obbligati per legge a pubblicare, quelli di uno studio accademico su un intero mercato, e quelli dei nostri test interni, con periodo, fonte e rischio accanto.

Fare trading significa comprare uno strumento finanziario per rivenderlo a un prezzo diverso, in un tempo che va da qualche secondo a qualche settimana. Gli strumenti possono essere azioni, indici, valute, materie prime, obbligazioni o criptovalute. Il guadagno, quando c’è, nasce dalla differenza fra il prezzo di uscita e quello di entrata, al netto dei costi.

La differenza con l’investimento non sta nello strumento, sta in tre cose: l’orizzonte temporale, la fonte del rendimento e il numero di decisioni. Chi investe compra una quota di qualcosa che nel tempo produce valore (utili, cedole, dividendi) e prende poche decisioni. Chi fa trading prende posizione su un movimento di prezzo e prende molte decisioni, e ogni decisione ha un costo.

Un’altra differenza pratica riguarda il verso. Chi investe guadagna se il prezzo sale. Chi fa trading può prendere posizione anche al ribasso, vendendo uno strumento che non possiede tramite un derivato: i CFD, cioè i contratti per differenza, sono lo strumento più diffuso al dettaglio in Europa proprio per questo. Un CFD non ti rende proprietario di niente, replica la differenza di prezzo fra apertura e chiusura del contratto e la regola in denaro.

Cosa succede dentro una singola operazione

Il meccanismo si capisce meglio smontando una posizione sola. Tre numeri la descrivono per intero: quanto muovi, quanto blocchi e quanto paghi.

Trading anatomia operazione

Il primo numero è il valore della posizione. Il secondo è il margine, cioè la parte di capitale che il broker blocca sul conto come garanzia mentre la posizione è aperta. Il rapporto fra i due è la leva finanziaria: con leva 30 a 1 muovi 10.000 e ne blocchi 333. La leva amplifica il risultato in entrambe le direzioni, quindi moltiplica le perdite quanto i guadagni, ed è la ragione per cui in Europa è limitata per legge.

Il terzo numero sono i costi, e sono quelli che quasi nessuna guida mette in fila. Sono tre:

  1. Lo spread, cioè la distanza fra il prezzo a cui puoi comprare e quello a cui puoi vendere nello stesso istante. Si paga all’apertura, sempre, e vuol dire che una posizione appena aperta è già leggermente in perdita.
  2. Le commissioni fisse, quando il broker le applica al posto di uno spread più largo o insieme a esso.
  3. Lo swap, l’importo addebitato o accreditato per ogni notte in cui la posizione resta aperta.

A questi si aggiunge lo slippage, cioè la differenza fra il prezzo che vedi e quello a cui l’ordine viene davvero eseguito. Non è una commissione, è un attrito, e cresce quando il mercato si muove in fretta. Quale ordine usi cambia il modo in cui questo attrito si manifesta, e la differenza fra ordini a mercato, limite e stop sta nella guida agli ordini nel trading.

I costi si misurano sulla posizione, non sul conto

Qui c’è l’errore di prospettiva più comune. Lo spread sembra minuscolo perché si guarda in relazione al capitale, mentre si paga in relazione alla dimensione della posizione e al numero di volte in cui si entra.

Trading anatomia operazione

Lo schema sopra usa numeri deliberatamente semplici: un conto da 1.000 dollari, uno spread di 1 pip, posizioni da 0,10 lotti su EUR/USD, dove un pip vale un dollaro. Chi apre quattro posizioni al mese paga 4 dollari di spread, lo 0,4% del conto. Chi ne apre dieci al giorno ne paga 200, il 20% del conto, ogni mese, prima ancora di sapere se ha ragione sul mercato.

Il conto è aritmetica, non una previsione, e spiega perché l’operatività a frequenza alta su capitali piccoli è la più difficile da rendere sostenibile: non perché la strategia sia sbagliata, ma perché la soglia da superare cresce con il numero delle operazioni. È lo stesso motivo per cui, nei nostri cataloghi di strategie sull’oro, teniamo solo le configurazioni con una vincita media da 3 dollari in su per operazione: sotto quella soglia lo slippage reale si mangia il vantaggio statistico.

Quanto

Quanto si guadagna davvero, secondo i broker stessi

Esiste un numero che nessun intermediario può nascondere. Dal 2019 chi vende CFD a clienti al dettaglio in Italia deve pubblicare, accanto a ogni comunicazione, la percentuale dei propri conti al dettaglio che perde denaro. Lo impone la delibera Consob n. 20976 del 20 giugno 2019, in vigore dal 1 agosto 2019, che ha reso permanenti in Italia le misure introdotte in via temporanea dall’ESMA.

Il 9 settembre 2026 abbiamo aperto le home page italiane di nove intermediari e copiato quella riga, una per una.

Trading conti in perdita broker

Intermediario Conti al dettaglio in perdita Testo letto il 9 settembre 2026
eToro 51% “Il 51% dei conti degli investitori retail perde denaro negoziando CFD con questo fornitore”
Fineco 63,59% “63,59% di conti di investitori al dettaglio perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con FinecoBank”
BG Saxo 65% “Il 65% di conti di investitori al dettaglio perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con BG SAXO”
IG 72% “72% di conti di investitori al dettaglio perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore”
Pepperstone 72,9% “Il 72.9% dei conti degli investitori al dettaglio perdono denaro quando scambiano CFD con questo fornitore”
ActivTrades 73% e 84% due percentuali diverse su due entità del gruppo
Capital.com 74% e 74-89% 74% su SV Investments Limited, forbice 74-89% su Capital Com Group Ltd
XTB 77% “77% di conti di investitori al dettaglio perdono denaro quando fanno trading di CFD con XTB Online Investing CY”
Markets.com 85,4% “Il 85,4% dei conti di clienti al dettaglio perde denaro facendo trading con i CFD con questo fornitore”

La media dei nove valori principali è 70,43%, la mediana 72,9%. Sono percentuali calcolate da ciascun intermediario sui propri conti, in periodi che ognuno definisce nelle note, quindi non sono confrontabili come un indice unico: valgono come ordine di grandezza. Chi legge quel numero al contrario, però, ha già la risposta più onesta alla domanda di partenza. Su dieci conti CFD al dettaglio, in media sette perdono denaro nel periodo che ciascun intermediario osserva, e a dirlo è l’azienda che quel conto lo vende.

Due dettagli meritano attenzione. Il primo: l’avvertenza riguarda solo i conti CFD di quel fornitore, quindi non fotografa tutta l’operatività di una piattaforma. eToro, che dichiara il valore più basso del gruppo, offre anche copy trading e acquisto diretto di azioni, che in quella riga non entrano. Il secondo: le società con più entità legali pubblicano più percentuali, e la forbice 74-89% di Capital.com è la più larga che abbiamo trovato.

Il numero che nessuno pubblica

L’avvertenza dice quanti perdono. Non dice quanto guadagna chi guadagna, e su quello nessun intermediario ha l’obbligo di pubblicare niente.

Il lavoro migliore su questa domanda resta lo studio “Day Trading for a Living?” di Fernando Chague, Rodrigo De-Losso e Bruno Giovannetti, pubblicato nel giugno 2020. I tre economisti hanno osservato tutte le persone che hanno iniziato a fare day trading sui futures azionari brasiliani fra il 2013 e il 2015, non un campione. Fra chi ha continuato per più di 300 giorni, il 97% ha perso denaro. L’1,1% ha guadagnato più del salario minimo brasiliano e lo 0,5% più dello stipendio iniziale di un impiegato di banca, e lo studio precisa che anche questi risultati sono arrivati con un rischio elevato.

È uno studio su un mercato specifico e su un periodo chiuso, quindi non è la fotografia dell’Italia del 2026. È però l’unica misura disponibile fatta su una popolazione intera invece che su chi ha voglia di raccontare i propri risultati, e la direzione che indica coincide con quella delle avvertenze dei broker.

Il resto dei numeri che circolano sui guadagni ha un problema di selezione a monte: chi pubblica risultati lo fa perché sono buoni, e chi ha chiuso il conto in silenzio non compare in nessuna statistica.

La soglia di pareggio, il conto che si fa prima

Prima di chiedersi quanto si guadagna conviene calcolare quanto serve solo per non perdere. Il numero si chiama soglia di pareggio ed è la percentuale di operazioni vincenti necessaria perché il conto resti fermo:

soglia di pareggio = perdita media / (vincita media + perdita media)

Trading costo spread mese

Un esempio con numeri nostri. Nel backtest della prima configurazione di Oro Scalper EA Plus (XAUUSD sul timeframe M1, dal 1 gennaio al 22 agosto 2026, deposito simulato 1.000 dollari) la vincita media è stata 2,76 dollari e la perdita media 5,01. La soglia di pareggio è quindi 64,48%: sotto quel livello il conto scende anche continuando a vincere quasi due operazioni su tre. Nel test la percentuale ottenuta è stata 72,20%, con un drawdown massimo del 3,29% e un margine di 7,72 punti percentuali sopra la soglia. Sono i risultati di una simulazione su dati storici, non di un conto reale, e le condizioni di esecuzione vere (spread, slippage, latenza) possono modificarli sensibilmente. I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri.

Quello che la soglia insegna vale per chiunque, con o senza software: un sistema che rischia più di quanto punta a guadagnare deve vincere quasi sempre per stare in pari, e “quasi sempre” è una condizione fragile. È il motivo per cui il money management viene prima della scelta della strategia e non dopo. La stessa idea, vista dal lato del rapporto fra rischio e rendimento, sta nella guida su win rate e rapporto rischio rendimento.

Perché vincere spesso non basta

Il caso che lo dimostra meglio lo abbiamo pagato noi. Ad agosto 2026 abbiamo installato un expert advisor gratuito per bitcoin, il Bitcoin Advanced Hedging System, su un conto RoboForex MetaTrader 5 con leva 1:100 e 999 dollari versati il 15 agosto. Il 25 agosto sul conto restavano 36,65 dollari.

Trading win rate non basta

Le 38 operazioni chiuse sono andate bene 26 volte, cioè il 68%, una percentuale che in qualsiasi presentazione commerciale sembra ottima. Il guadagno medio quando vinceva era 19,90 dollari, la perdita media quando perdeva 123,32. Applicando la formula del paragrafo precedente, a quel sistema serviva l’86,1% di operazioni vincenti solo per stare fermo: ne mancavano diciotto punti, e il drawdown massimo è arrivato al 99,91%.

Il meccanismo era una scala di posizioni crescenti (0,02, poi 0,05, 0,12, 0,27, 0,62 lotti) aperte contro un mercato che saliva. Nello stesso periodo e sugli stessi prezzi di riempimento del nostro conto, bitcoin è passato da 63.144 a 78.722 dollari. È un caso singolo su dieci giorni e non una statistica, ma è la dimostrazione pratica che la percentuale di operazioni vincenti, presa da sola, non dice niente.

Cosa dicono davvero le persone che ci provano

Il 9 settembre 2026 abbiamo letto 539 recensioni italiane dal feed pubblico dell’App Store su quattro app di trading e investimento: eToro (98 recensioni, dal 29 gennaio al 18 maggio 2026), Trading 212 (147, dall’agosto 2022 all’agosto 2026), Fineco (147, dal 10 agosto all’8 settembre 2026) e DEGIRO (147, dal luglio 2021 al luglio 2026).

Trading soglia di pareggio

Il risultato più interessante è cosa non c’è. Contando le recensioni che nominano ciascun tema, l’assistenza clienti compare in 25, la strategia o i grafici in 21, i prelievi e la verifica dei documenti in 19, il fisco in 15 e le perdite subite sul conto in 3. Chi scrive di queste app parla di attrito operativo, quasi mai di quanto ha guadagnato.

Le voci circostanziate raccontano la stessa cosa da angoli diversi:

  • Mauro6468, App Store, 27 aprile 2026, cinque stelle: prima esperienza nel trading online, due anni di pratica su conto demo e poi, scrive, un più 20% sugli investimenti reali. È un risultato dichiarato dall’utente e non verificabile alla fonte, e non porta con sé né periodo né rischio: va letto per quello che è, un racconto.
  • gentjan meta, App Store, 25 aprile 2026, una stella: prelievo in attesa da due mesi, assistenza solo virtuale, “ho perso 200 euro”.
  • Edo95ve, App Store, 6 febbraio 2025, una stella su Trading 212: dice di avere perso almeno 200 euro perché gli stop loss partivano su quelli che considera falsi segnali.
  • leoabarth, App Store, 25 giugno 2022, due stelle su DEGIRO: il modello per la dichiarazione fornito dalla piattaforma risulta sbagliato e va corretto ogni anno.
  • iRapture, App Store, 25 agosto 2022, due stelle: commissione fissa raddoppiata da 0,50 a 1 euro per operazione e commissione di cambio valuta passata dallo 0,1% allo 0,25%.

Sotto il video “Vivere di trading a 20 anni, scomode verità” di Alex Pavaluta, quasi 48.000 visualizzazioni, i commenti aggiungono il pezzo che manca. @Emotion_Time_cuir, circa tre anni fa, scrive di fare trading da due anni, di avere avuto anche periodi ottimi e di avere capito che un trader vero si giudica sul lungo periodo. @davek.677, circa due anni fa, stima in qualche decina le persone che in Italia vivono davvero di trading operando in prima persona, e ricorda che un corso base parte da 1.500 euro. @manuelghinelli9077, trenta mi piace sul commento, racconta di essere stato studente di un’academy di trading e conclude che in quel giro sembrava più redditizio fare affiliazioni che trading. @emilytherockers la mette in modo pratico: per chi non ha conti enormi, conviene considerarlo una seconda entrata.

Non sono un campione statistico e non sono verificabili una per una: sono il tipo di informazione che nessuna pagina commerciale riporta, e messe accanto ai numeri raccontano la stessa storia.

Il trading automatico sposta il problema, non lo elimina

Un expert advisor è un programma che apre e chiude posizioni al posto di una persona, secondo regole scritte. Toglie di mezzo l’emotività, che è un vantaggio reale e uno dei temi centrali della finanza comportamentale applicata al trading: il revenge trading, cioè il rientro immediato dopo una perdita per rifarsi, è uno dei modi più veloci di bruciare un conto e un algoritmo non lo fa.

Non tocca però nessuna delle voci viste sopra. Lo spread si paga uguale, la soglia di pareggio resta quella, e il caso del paragrafo precedente era un bot. In più aggiunge un rischio suo, l’overfitting: un sistema ottimizzato fino a sembrare perfetto sul passato spesso non regge il futuro, e la differenza fra un backtest onesto e uno gonfiato si vede nel metodo, non nella curva. Nella nostra campagna di ottimizzazione su oro, per dire, simulare il trailing stop dentro la candela invece che a candela chiusa alzava il win rate dal 29,5% al 33,2% sullo stesso identico setup: un dettaglio tecnico che cambia il risultato di un test senza cambiare niente della strategia.

Per questo, quando valutiamo un bot, guardiamo prima la trasparenza del track record e poi i numeri. Gold Breaker, che nella nostra scheda prende 95 su 100, pubblica storico verificabile e ha parametri interni non modificabili dall’utente, scelta che riduce proprio il rischio di sovraottimizzazione. Quantum Aeterna, 80 su 100, fa dirette settimanali in cui risponde pubblicamente alle domande, e nella stessa scheda scriviamo che la versione Evolution usa una martingala che aumenta i lotti dopo le perdite e che il sistema ha attraversato una fase di drawdown su AUD/CAD. Le due informazioni stanno insieme, ed è così che va letta qualsiasi scheda. Come funziona la macchina, in generale, sta nella guida su come funziona il trading automatico.

Le regole che ti proteggono, e cosa non coprono

Sui CFD al dettaglio l’Europa ha messo dei paletti dopo avere misurato quanto si perdeva. In Italia li fissa la delibera Consob citata sopra.

Trading recensioni app contate

Oltre ai limiti di leva, la stessa delibera impone la chiusura automatica delle posizioni quando i fondi sul conto scendono sotto la metà del margine iniziale, la protezione dal saldo negativo (chi opera non può finire a debito oltre quanto ha versato su quel conto), il divieto di bonus e incentivi legati all’apertura del conto, e l’avvertenza standardizzata con la percentuale che abbiamo visto.

Queste regole valgono per gli intermediari autorizzati a operare nello Spazio economico europeo. Non valgono per chi opera senza autorizzazione, e lì il perimetro di intervento della vigilanza è molto più stretto: la stessa Consob, nella sua pagina di educazione finanziaria sui CFD, scrive che i suoi poteri verso quei soggetti sono davvero limitati. Verificare l’autorizzazione dell’intermediario prima di qualsiasi altra valutazione è quindi il primo controllo da fare, e i criteri stanno nella guida alla scelta del broker.

Una cosa che nessuna di queste regole copre: il risultato. La protezione dal saldo negativo evita il debito, non la perdita.

Il 26% arriva dopo, e solo sui guadagni

In Italia i guadagni da trading sono redditi diversi di natura finanziaria e si tassano con un’imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze nette. Le minusvalenze si compensano con le plusvalenze e, se il saldo dell’anno è negativo, la perdita si può portare in compensazione nei quattro anni successivi.

L’asimmetria è la parte che pesa nel conto della sostenibilità: sui guadagni lo Stato prende una quota, sulle perdite no. Con un broker italiano l’imposta la trattiene l’intermediario, in regime amministrato. Con un broker estero, che è il caso della maggior parte delle piattaforme usate per forex e CFD, il calcolo e la dichiarazione restano a carico di chi opera, con il Quadro RT e, sopra i 5.000 euro di attività detenute all’estero al 31 dicembre, anche il Quadro RW. Il dettaglio, broker per broker, sta nella guida su come pagare le tasse sul trading. Nelle 539 recensioni lette, quindici parlano proprio di questo.

Come si verifica chi dice di guadagnare

Chi mostra risultati ha tre modi per renderli controllabili, e tutti e tre sono gratuiti.

Il primo è collegare il conto a un servizio di verifica indipendente come Myfxbook, che legge i dati direttamente dalla piattaforma e mostra rendimento, drawdown, numero di operazioni e periodo coperto. Il secondo è pubblicare il periodo completo, comprese le fasi negative: un track record che inizia guarda caso subito dopo l’ultimo crollo è un track record potato. Il terzo è dichiarare se i numeri vengono da un conto reale o da una simulazione, perché un backtest su MetaTrader e un conto live sono due cose diverse anche quando la strategia è identica.

I segnali che invece portano nella direzione opposta sono sempre gli stessi: schermate di soli profitti senza equity line, percentuali senza periodo, rendimenti mensili annualizzati, capitale che compare e non si sa da dove arriva, e la percentuale di operazioni vincenti usata come argomento unico. Il repertorio completo, con i casi italiani, sta nell’analisi sui track record manipolati; come si legge invece un track record fatto bene sta nella guida su come valutare un track record.

Disclaimer

Pagina informativa realizzata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: non è consulenza finanziaria, né una raccomandazione di investimento, né promozione di prodotti o servizi. Il trading di CFD comporta un elevato rischio di perdita del capitale e i risultati passati non sono indicativi di quelli futuri. Dati e prezzi valgono alla data di pubblicazione. Possibili link di affiliazione: AmicoBot può ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te. Segnalazioni di errori qui.

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Molti broker permettono di aprire un conto con cifre molto basse, anche cento euro. La cifra minima però non è la domanda giusta: come mostra il calcolo dei costi più sopra, quello che conta è il rapporto fra la dimensione delle posizioni e il capitale, perché lo spread si paga sulla posizione. Con un capitale piccolo e posizioni proporzionalmente grandi la soglia da superare per restare in pari diventa alta, e il margine di errore si riduce.

Sì, ed è un’attività regolamentata. È legale operare tramite intermediari autorizzati, ed è legale anche usare sistemi automatici, con i vincoli che abbiamo descritto nell’articolo sui bot di trading e la normativa italiana. Quello che è vietato è l’esercizio abusivo di servizi di investimento da parte di soggetti non autorizzati, e la raccolta di capitale da terzi per gestirlo senza abilitazione.

I dati disponibili dicono che è raro. Nello studio brasiliano citato sopra, fra chi ha insistito per più di 300 giorni l’1,1% ha superato il salario minimo locale. Le avvertenze dei nove intermediari che abbiamo letto indicano una percentuale media di conti al dettaglio in perdita del 70,43%. Chi valuta questa strada guarda il proprio caso su quei numeri, non sui risultati mostrati da chi vende formazione.

L’aliquota è il 26% sulle plusvalenze nette. Con un intermediario italiano in regime amministrato la trattiene lui, con un broker estero la dichiarazione è a carico di chi opera.

Serve per due cose e non per una terza. Serve a imparare la piattaforma senza mettere capitale sul mercato e a verificare se una regola operativa produce risultati coerenti. Non riproduce la pressione psicologica di una perdita vera, e questo è il motivo per cui molti risultati ottenuti in demo non si ripetono sul conto reale. Vale anche l’inverso: in demo l’esecuzione è spesso più favorevole di quella reale, perché slippage e riquotazioni pesano meno.

Contattaci su whatsapp e ti aiutiamo a capire quale soluzione è più adatta al tuo profilo operativo. In più puoi ottenere fino a 100€ di bonus sconto sul tuo acquisto.

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