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Sul conto reale la piattaforma è la stessa del demo, le regole no: gli ordini possono slittare, essere rifiutati, e una posizione può essere chiusa d’ufficio quando il margine non basta. Qui ci sono le differenze documentate dai broker, le regole CONSOB con un esempio in euro e cosa mostrano due conti Myfxbook, uno demo e uno reale.
Un conto reale è un conto di trading aperto presso un intermediario con denaro vero depositato. Ogni profitto e ogni perdita si riflettono sul saldo, e quindi sul conto in banca.
Rispetto al conto demo cambiano tre cose concrete. L’esecuzione: sul reale l’ordine passa dal mercato e può essere eseguito a un prezzo diverso o non essere eseguito. I costi: interessi, dividendi e spread reali entrano nel conto. Il margine: se il conto non copre più le posizioni aperte, la piattaforma le chiude da sola. Poi c’è la parte che nessun software simula, cioè come si decide quando la perdita è in euro.
Il punto di partenza è un numero che ogni fornitore di CFD in Italia deve pubblicare: fra il 73% e il 77% dei conti al dettaglio perde denaro con quattro dei principali intermediari, secondo le loro avvertenze lette il 12 ottobre 2026.
La spiegazione più chiara non viene dai forum ma dalla documentazione degli intermediari. Il centro assistenza di IG, in una pagina aggiornata l’8 settembre 2026, elenca cosa il suo demo non fa. Pepperstone, nella guida agli expert advisor, spiega perché un ordine reale fa un percorso diverso.

Lo slippage esiste solo sul reale. Sul demo di IG le operazioni non subiscono slippage. Sul reale, scrive Pepperstone, l’ordine va a un bridge che lo abbina alla quotazione di un fornitore di liquidità. L’esecuzione media dichiarata è di circa 30 millisecondi, e in quel tempo il prezzo può cambiare. Konstantinos Kalaitzidis lo scriveva sul forum MQL5 il 28 giugno 2023: sui CFD su indici lo slippage è imprevedibile, e gli ordini stop non garantiscono il prezzo a cui si viene eseguiti.
Gli ordini possono essere rifiutati. Sul demo IG un ordine non viene mai respinto per dimensione o prezzo. Sul reale può succedere, proprio per dimensione o per prezzo.
Le posizioni si chiudono da sole. Sul demo IG una posizione non viene chiusa per margine insufficiente. Sul reale è la regola, e la sezione successiva spiega con quali numeri.
I costi di mantenimento entrano nel saldo. Il demo IG non applica le rettifiche per interessi e dividendi. Sul reale una posizione tenuta aperta la notte paga o incassa lo swap, e su un sistema che tiene posizioni per settimane quella voce pesa sul risultato finale.
Anche i prezzi arrivano in modo diverso. Pepperstone ammette piccole differenze nella frequenza e nel momento in cui arrivano i tick fra demo e reale. Per un trader manuale non cambia niente. Per un expert advisor che decide tick per tick, può voler dire un’operazione in più o in meno.
Non tutti i demo funzionano allo stesso modo: queste sono le regole di due intermediari, e altri possono simulare l’esecuzione in modo più o meno fedele. La regola pratica non cambia: un risultato ottenuto in demo misura la strategia, non l’esecuzione.
Chi apre un conto reale per operare in CFD come cliente al dettaglio lavora dentro le regole della delibera CONSOB n. 20976 del 20 giugno 2019, in vigore dal 1° agosto 2019, che ha reso stabili in Italia le misure dell’ESMA del 2018. Il testo è stato letto su consob.it il 5 ottobre 2026. Per capire lo strumento da zero c’è la guida su cosa sono i CFD.
Le regole che pesano sul conto sono quattro.
Quella percentuale è il dato più onesto che esista sul conto reale, perché la pubblica la controparte commerciale ed è obbligatoria.

I quattro intermediari del grafico sono autorizzati nell’Unione europea e hanno un sito in italiano: XTB S.A. dalla KNF polacca, IG Europe GmbH dalla BaFin tedesca, Pepperstone EU Ltd e IC Markets (EU) Ltd dalla CySEC cipriota. Ogni società calcola la percentuale sui propri conti e sul periodo che sceglie: i numeri danno l’ordine di grandezza, non una classifica.
Un esempio in euro. Conto da 1.000 euro, EUR/USD, cambio BCE del 12 ottobre 2026 a 1,1181. Un pip su un lotto intero vale 10 dollari, cioè 8,94 euro. La leva massima consentita, 30 a 1, permette 30.000 euro di nominale, pari a 0,30 lotti, con tutto il conto impegnato come margine.
Con 0,30 lotti uno stop a 25 pip costa 67,08 euro, il 6,7% del conto. E bastano 186 pip contro perché il patrimonio scenda a 500 euro, metà del margine: a quel punto la piattaforma chiude. Con 0,04 lotti lo stesso stop costa 8,94 euro, e la chiusura automatica arriverebbe dopo oltre 2.600 pip, cioè praticamente mai.

È lo stesso conto. Cambia solo quanta parte del margine si usa. Il meccanismo della chiusura, con altri esempi, è spiegato nella guida sul margin call.
Prima del primo deposito si controllano tre cose sull’intermediario, e la guida alla scelta del broker le approfondisce: l’autorizzazione nel registro dell’autorità che lo vigila, se il contratto consente l’uso di sistemi automatici, e il costo effettivo dell’operazione, cioè spread più commissione.
Il dimensionamento si fa partendo dallo stop, non dal lotto. La pratica più diffusa fra chi scrive di money management fissa una percentuale massima del capitale da perdere sulla singola operazione, spesso fra l’1% e il 2%.
Sul conto da 1.000 euro, l’1% vale 10 euro. Con uno stop a 25 pip su EUR/USD, ogni 0,01 lotti perde 2,24 euro. Il lotto è quindi 10 diviso 2,24, cioè 4,47 micro lotti, arrotondato per difetto a 0,04. La perdita allo stop è 8,94 euro.
La percentuale conta poco sulla singola operazione e molto sulla serie. Un sistema che vince il 40% delle volte, su mille operazioni, ha circa nove probabilità su dieci di incontrare almeno dieci perdite consecutive. Il grafico ne mostra venti per rendere visibile l’effetto.

Con l’1% dopo venti perdite restano 818 euro, e per tornare a 1.000 serve un +22%. Con il 5% restano 358 euro, e serve un +179%. È aritmetica, non previsione: la profondità del drawdown decide quanto lavoro serve per uscirne.
Alcuni expert advisor fanno questo conto da soli. Gold Breaker, un breakout multistrategia sull’oro di LeapFX, chiede all’utente il drawdown massimo che accetta e ricava da lì la dimensione dei lotti per ciascuna delle sue sette logiche. Il numero lo sceglie comunque chi opera, prima di partire.
Su un sistema automatico la distanza fra simulazione e realtà ha due strati. Il primo è quello fra demo e reale, visto sopra. Il secondo è quello fra backtest e demo, e spesso è più largo.
Il filtro news non gira nel tester. Molti EA dichiarano di fermarsi durante le notizie macro. Nello Strategy Tester di MetaTrader però né le richieste web esterne né il calendario economico nativo funzionano: la documentazione MetaQuotes lo indica con l’errore 4014. Il backtest di un EA con filtro news contiene quindi anche le operazioni aperte durante le notizie, che sul conto reale non ci sarebbero. Il test non è più prudente del reale, è più ottimista in modo diverso.
Un bot che vince spesso può svuotare il conto. Un sistema che chiude in utile il 70% delle operazioni sembra solido finché non si guarda quanto vale ogni operazione. Con una vincita media di 20 dollari e una perdita media di 120, dieci operazioni fanno sette vincite (+140) e tre perdite (-360): il saldo scende di 220 dollari pur vincendo quasi sempre. Sul demo questo squilibrio resta un numero, sul reale diventa denaro. Il win rate va sempre letto accanto al rapporto fra vincita e perdita media, e accanto al drawdown.
L’etichetta del conto viene prima del rendimento. Su Myfxbook ogni conto collegato riporta se è reale o demo. È la prima cosa da guardare in un track record pubblico, prima del grafico.

Sul nostro profilo Dark Nebula, l’EA di VENUS LABS su EUR/USD e GBP/USD con griglia addizionale, gira su un conto demo: dal 28 aprile 2025 al 28 settembre 2026 segna +85,99% con un drawdown massimo del 36,95%. Zone Hunter Robot, mean reversion di LeapFX senza stop loss tradizionale, gira su un conto reale: dal 10 marzo al 2 ottobre 2026 segna +12,12% con un drawdown massimo del 9,75%.
Dati letti sui conti Myfxbook del profilo Amicobot il 6 ottobre 2026. Il primo è un conto demo, il secondo un conto reale; strategie e periodi diversi, quindi i due numeri non si confrontano fra loro. I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri.
Il numero del demo racconta la strategia. Quello del reale racconta strategia, esecuzione, swap e costi insieme. La scheda di Dark Nebula aggiunge un dettaglio che nessun demo mostra: il track record del programmatore è andato in margin call durante un movimento verticale di EUR/USD. Il metodo per leggere questi conti sta nella guida su come valutare un track record.
Un bot sul reale ha bisogno di restare acceso. Una VPS evita che un riavvio del computer di casa lasci una posizione aperta senza gestione.
Il passaggio non è un salto unico. Si può scomporre in tre tappe, ognuna con un numero da misurare prima della successiva.

Prima tappa, il demo. Serve a imparare la piattaforma: come si inseriscono ordini e stop, come si legge il lotto, se il bot apre e chiude come scritto nel manuale. Il valore del demo finisce qui, e la guida al paper trading spiega come renderlo il più realistico possibile.
Seconda tappa, un conto reale piccolo. Lo stesso sistema, con il lotto minimo. Qui si misurano spread medio, slippage medio, swap e commissioni, e lo scarto fra i risultati e il backtest sullo stesso periodo. Se lo scarto è grande, il problema è nell’esecuzione o nel test, non nella sfortuna.
Terza tappa, il capitale pieno. Si passa solo se i numeri della seconda tappa reggono, e mantenendo lo stesso rapporto fra lotto e capitale. Il drawdown massimo accettato si scrive prima di partire, e anche cosa si fa se viene superato: spegnere, ridurre, rivedere.
Quanto dura la seconda tappa dipende da quante operazioni fa il sistema, non dal calendario. Una strategia sull’oro su timeframe M5 o M15 che opera da 2 a 7 volte al mese impiega da 4 a 14 mesi solo per arrivare a 30 operazioni chiuse. Un mese positivo con cinque operazioni non dice niente.
Abbiamo letto circa 90 interventi fra i commenti a due video italiani sul tema (Pietro Michelangeli e Marco Casario), tre discussioni del forum MQL5 e una del forum di Forex Flex EA. Due terzi dei commenti YouTube sono complimenti o domande. Nove raccontano un’esperienza, e quattro di queste sono perdite sul reale.
| Utente | Piattaforma e data | Cosa racconta |
|---|---|---|
| @gabanellimarco | YouTube, circa 2020 | Dopo 10 giorni di demo si accorge di non prestare la stessa attenzione che darebbe ai soldi veri, e passa al reale partendo piano |
| @phattaiferraboli9498 | YouTube, circa 2020 | Parte subito con 300 euro senza demo, arriva a perderne 250, si ferma, poi riprende |
| @sergiotoini | YouTube, circa 2020 | Carica soldi e li perde, ricarica e perde ancora: aumenta la posta dopo ogni guadagno finché, scrive, “butto tutto” |
| @gianfi_ | YouTube, circa 2022 | I risultati del demo non saranno mai uguali a quelli del reale, e possono essere opposti |
| @alessandro.villardita | YouTube, circa 2023 | Opera nel forex con soldi veri e size piccole, che descrive come una via di mezzo fra demo e reale |
| @christianbernasconi436 | YouTube, circa 2017 | Quasi un anno di demo, poi un capitale piccolo per verificare se davanti alle perdite riesce a rispettare la strategia |
| leubendy | Forum Forex Flex EA, 17/12/2019 | Tutto bene sul demo; sul conto reale in circa due mesi ha perso un terzo del conto |
Le date YouTube sono relative (“6 anni fa”) e convertite in anno approssimato. Il post di leubendy è riservato agli iscritti del forum ed è stato letto nell’anteprima di Google. Sono racconti degli utenti, non verificabili alla fonte.
Le voci critiche dicono la stessa cosa dei broker e del nostro test. Chi perde non lo attribuisce alla strategia ma al modo di operare: la posta che sale dopo un guadagno, la perdita che si vuole recuperare subito. Il secondo meccanismo ha un nome, revenge trading, e la finanza comportamentale lo studia da decenni. Il demo non lo allena perché non lo provoca.
Il racconto di @alessandro.villardita indica anche il criterio che molti usano per la seconda tappa: non la percentuale del capitale, ma la cifra in euro che si è disposti a perdere senza cambiare comportamento.
Tecnicamente sì, molti intermediari accettano depositi bassi. Con 100 euro il lotto minimo di 0,01 su EUR/USD impegna 33,33 euro di margine al 3,33%, e ogni pip vale circa 9 centesimi. Con un rischio dell’1%, cioè 1 euro, lo stop non può superare 11 pip, una distanza stretta per la maggior parte delle strategie. Il conto piccolo serve a misurare l’esecuzione più che a produrre un risultato.
Il conto non si apre dentro MetaTrader ma presso l’intermediario. La procedura prevede l’identificazione, il questionario di appropriatezza previsto dalla MiFID II e il primo deposito. L’intermediario fornisce poi numero di conto, password e nome del server, che in MetaTrader 5 si inseriscono dal menu File, alla voce per accedere a un conto di trading. La guida a MetaTrader 5 mostra i passaggi nella piattaforma.
Non esiste un periodo fisso, e il calendario è il metro sbagliato. Il demo serve finché la piattaforma non è chiara; il dato utile arriva dal numero di operazioni chiuse, prima in demo e poi sul conto reale piccolo. Un sistema che opera due volte al mese ha bisogno di più di un anno per mostrare trenta operazioni, uno scalper di poche settimane.
Dipende dal regime. Con un intermediario che fa da sostituto d’imposta, il regime amministrato, le imposte le trattiene lui. Quasi tutti i broker con MetaTrader sono esteri e lavorano nel regime dichiarativo: i risultati vanno nel quadro RT e il conto estero nel quadro RW. I dettagli con esempi in euro sono nella guida su come pagare le tasse nel trading, e l’elenco degli intermediari che fanno da sostituto d’imposta è nella pagina sui broker in regime amministrato.
Sui CFD un cliente al dettaglio in Italia è coperto dalla protezione dal saldo negativo prevista dalla delibera CONSOB 20976: la perdita si ferma al saldo del conto. La protezione non vale per chi chiede di essere classificato come cliente professionale, e non riguarda strumenti diversi dai CFD come i futures, dove la perdita può superare il deposito. Prima di arrivare a zero interviene di norma la chiusura automatica al 50% del margine.
Questa pagina non contiene link di affiliazione. Le schede degli expert advisor citate sono recensioni editoriali di AmicoBot; per alcuni di quei prodotti AmicoBot ha rapporti commerciali dichiarati nella scheda del singolo bot.
Disclaimer
Pagina informativa realizzata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: non è consulenza finanziaria, né una raccomandazione di investimento, né promozione di prodotti o servizi. Il trading di CFD comporta un elevato rischio di perdita del capitale e i risultati passati non sono indicativi di quelli futuri. Dati e prezzi valgono alla data di pubblicazione. Possibili link di affiliazione: AmicoBot può ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te. Segnalazioni di errori qui.
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Tecnicamente sì, molti intermediari accettano depositi bassi. Con 100 euro il lotto minimo di 0,01 su EUR/USD impegna 33,33 euro di margine al 3,33%, e ogni pip vale circa 9 centesimi. Con un rischio dell’1%, cioè 1 euro, lo stop non può superare 11 pip, una distanza stretta per la maggior parte delle strategie. Il conto piccolo serve a misurare l’esecuzione più che a produrre un risultato.
Il conto non si apre dentro MetaTrader ma presso l’intermediario. La procedura prevede l’identificazione, il questionario di appropriatezza previsto dalla MiFID II e il primo deposito. L’intermediario fornisce poi numero di conto, password e nome del server, che in MetaTrader 5 si inseriscono dal menu File, alla voce per accedere a un conto di trading. La guida a MetaTrader 5 mostra i passaggi nella piattaforma.
Non esiste un periodo fisso, e il calendario è il metro sbagliato. Il demo serve finché la piattaforma non è chiara; il dato utile arriva dal numero di operazioni chiuse, prima in demo e poi sul conto reale piccolo. Un sistema che opera due volte al mese ha bisogno di più di un anno per mostrare trenta operazioni, uno scalper di poche settimane.
Dipende dal regime. Con un intermediario che fa da sostituto d’imposta, il regime amministrato, le imposte le trattiene lui. Quasi tutti i broker con MetaTrader sono esteri e lavorano nel regime dichiarativo: i risultati vanno nel quadro RT e il conto estero nel quadro RW. I dettagli con esempi in euro sono nella guida su come pagare le tasse nel trading, e l’elenco degli intermediari che fanno da sostituto d’imposta è nella pagina sui broker in regime amministrato.
Sui CFD un cliente al dettaglio in Italia è coperto dalla protezione dal saldo negativo prevista dalla delibera CONSOB 20976: la perdita si ferma al saldo del conto. La protezione non vale per chi chiede di essere classificato come cliente professionale, e non riguarda strumenti diversi dai CFD come i futures, dove la perdita può superare il deposito. Prima di arrivare a zero interviene di norma la chiusura automatica al 50% del margine.
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