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Morningstar recensione: rating, screener e cosa serve davvero a chi investe da solo

Copertina dell articolo Morningstar recensione: rating, screener e cosa serve davvero a chi investe da solo

In Europa il Morningstar a pagamento non esiste più dall’aprile 2025: portafoglio, X-Ray e alert sono stati spenti e gli abbonati rimborsati. Resta un sito gratuito con due rating diversi che spesso si contraddicono. Qui sono contati tutti e due.

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Voto della redazione: 5/5 per MorningStar.

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54.380 fondi, 30.890 stelle: cosa esce contandole tutte

Quasi tutte le guide italiane su Morningstar spiegano come leggere le stelle e finiscono lì. Nessuna dice quante stelle ci siano davvero in giro, e nessuna è stata riscritta dopo il giugno 2025, quando la piattaforma europea è cambiata e metà degli strumenti citati in quelle guide ha smesso di esistere.

Questa pagina fa due cose diverse. La prima è una conta: l’8 settembre 2026 abbiamo interrogato lo screener pubblico di Morningstar Italia e classificato tutti i 54.380 fondi e i 14.327 ETF in vendita nel paese, incrociando le stelle con il giudizio prospettico. La seconda è una verifica di cosa il sito faccia ancora, da utente non registrato, con gli screenshot di quello che si vede.

Il Morningstar Rating, le stelle, è una classifica interna a una categoria. Per costruzione premia il 10% migliore con cinque stelle, il 22,5% successivo con quattro, il 35% centrale con tre, il 22,5% con due e l’ultimo 10% con una sola. Non è una scala di merito assoluto: è un percentile.

Contando i fondi comuni in vendita in Italia, la distribuzione reale cade dove la teoria dice, con lo scarto tipico degli arrotondamenti e delle categorie piccole: 2.237 fondi a una stella (7,2%), 7.025 a due (22,7%), 11.656 a tre (37,7%), 7.379 a quattro (23,9%) e 2.593 a cinque (8,4%).

Morningstar curva stelle

Il numero che nessuno racconta è un altro: 23.490 fondi su 54.380 non hanno nessuna stella, il 43,2% dell’offerta. Non è un giudizio negativo, è l’assenza del requisito minimo. Servono 36 mesi di storia per ricevere il primo rating, e chi cerca un prodotto lanciato di recente non trova né stelle né classifica.

Su questo punto vale una regola che vale anche fuori dai fondi: la lunghezza della serie storica decide quanto pesa il risultato. Tre anni di rendimenti sono pochi, e un numero costruito su pochi anni si comporta come un risultato storico ben misurato ma corto, che descrive un periodo e non una regolarità.

Che cosa misura una stella, e cosa non misura

Morningstar è esplicita nella sua definizione: il rating a stelle “misura la performance passata di un fondo rispetto a fondi simili su base corretta per il rischio”. Tre parole contano più delle altre.

Passata. L’orizzonte è a tre, cinque e dieci anni, con pesi diversi a seconda dell’anzianità del prodotto: sotto i cinque anni conta solo il triennio, sopra i dieci il decennio pesa per metà. Il rating si aggiorna a fine mese.

Rispetto a fondi simili. Il confronto è dentro la categoria Morningstar, mai fra categorie. Cinque stelle a un fondo obbligazionario e cinque stelle a un azionario emergenti non dicono che i due si equivalgono: dicono che ciascuno è nel decile migliore del proprio gruppo. Un fondo può avere cinque stelle in una categoria che nel periodo ha perso denaro.

Corretta per il rischio. L’indicatore usato è il Morningstar Risk-Adjusted Return, l’MRAR, che penalizza la variabilità dei rendimenti mensili e sconta gli eventuali costi di ingresso. Appartiene alla stessa famiglia dell’indice di Sharpe, con una differenza pratica: l’MRAR vive solo dentro le categorie Morningstar, mentre lo Sharpe si calcola su qualsiasi serie di rendimenti. In entrambi i casi la volatilità sta al denominatore, e un fondo tranquillo con rendimenti modesti può superarne uno più redditizio e più mosso.

Quello che le stelle non contengono è altrettanto importante: non c’è nessun giudizio sul gestore, sul processo di investimento, sulla società che offre il fondo, e non c’è nessuna previsione. Per quelle cose Morningstar usa un rating diverso.

Il Medalist Rating guarda avanti, e boccia due terzi dei fondi

Il Morningstar Medalist Rating nasce nel 2023 dalla fusione fra l’Analyst Rating, assegnato a mano, e il Quantitative Rating, prodotto da un modello. Ha cinque gradini, Gold, Silver, Bronze, Neutral e Negative, e prova a rispondere a una domanda diversa: questo prodotto batterà la media della sua categoria in un ciclo di mercato intero, al netto dei costi?

Il giudizio nasce da tre pilastri, People (il team di gestione), Process (la strategia e la sua ripetibilità) e Parent (la società che offre il fondo), combinati con il costo. Morningstar dichiara 130 ricercatori che valutano a mano i pilastri di oltre 3.200 strategie, e a novembre 2025 assegnava un Medalist Rating a più di 350.000 classi nel mondo. La proporzione la dichiara la società stessa: delle 175.000 classi tradizionali di fondi ed ETF con un Medalist Rating al 21 novembre 2025, circa 150.000 ricevevano almeno un pilastro da un algoritmo invece che da un analista. I pilastri calcolati dal modello sono marcati con una Q accanto al punteggio.

Contati sul mercato italiano, i 35.438 fondi con un Medalist Rating si distribuiscono così: 2.909 Gold, 4.110 Silver, 4.443 Bronze, 16.381 Neutral e 7.595 Negative. Il 67,7% dei giudizi è Neutral o Negative: il rating prospettico è uno strumento di scarto, non una lista della spesa.

Morningstar fondi vs etf

Sugli ETF il quadro si ribalta: su 9.005 prodotti giudicati, 5.757 sono Gold, Silver o Bronze, cioè il 63,9%. La spiegazione non è che gli ETF siano gestiti meglio, ma che il costo entra dentro il rating con un peso rilevante, e un prodotto a replica passiva parte con un vantaggio strutturale sulle commissioni. Dall’aprile 2026 questo peso è dichiarato apertamente: la metodologia aggiornata introduce un punteggio di prezzo da meno 2,5 a più 2,5, misura i fondi rispetto alla media di categoria invece che rispetto all’indice di riferimento, e sostituisce la vecchia distribuzione forzata con soglie fisse.

C’è un secondo dato che il conteggio fa emergere: solo 1.270 ETF su 14.327 hanno un rating a stelle, l’8,9%. Chi cerca un ETF e si aspetta di filtrarlo per stelle, nove volte su dieci non trova niente, perché la maggior parte delle classi non ha tre anni di storia nella categoria giusta.

Le 2.593 cinque stelle passate al setaccio del giudizio prospettico

L’incrocio fra i due rating è la parte più utile della conta, perché mostra quanto poco si sovrappongano.

Morningstar fondi vs etf

Dei 2.593 fondi a cinque stelle in vendita in Italia, 519 sono Gold, 564 Silver, 432 Bronze, 722 Neutral, 54 Negative e 302 non hanno nessun Medalist Rating. Tradotto: 776 fondi hanno il massimo sul passato e un giudizio Neutral o Negative sul futuro, il 29,9% del totale. Un fondo su tre fra i migliori degli ultimi anni non è un prodotto che Morningstar si aspetta di vedere sopra la media nel ciclo successivo.

La distanza vale anche nell’altro senso. 335 fondi con due sole stelle hanno un Medalist Gold o Silver, e 10 fondi con una stella sono Gold. Sono quasi sempre strategie con un periodo storico sfortunato dentro la finestra di misura, costi bassi e un team che gli analisti considerano solido.

Chi legge solo le stelle e chi legge solo i medaglieri arriva quindi a due liste diverse. Le due misure rispondono a domande diverse e non c’è modo di farle coincidere: la prima è un consuntivo, la seconda è una previsione con un margine d’errore che nessuno può azzerare. È lo stesso motivo per cui, quando costruiamo il punteggio con cui valutiamo un software di trading, teniamo separati il track record e il metodo: la logica sta in come leggiamo noi un punteggio.

Aprile 2025: il giorno in cui il Premium europeo è stato chiuso

Chi cerca oggi “Morningstar Premium” trova guide che descrivono un prodotto che in Europa non si può più comprare. La comunicazione ufficiale agli iscritti, datata 15 aprile 2025, è ancora online sul sito italiano e dice tre cose.

Morningstar timeline 2025

La prima: dal 17 aprile 2025 non si sottoscrivono più nuovi abbonamenti Premium sui siti europei, canadesi e asiatici. La seconda: tutte le iscrizioni esistenti, a pagamento e gratuite, sono state convertite in registrazioni gratuite entro giugno 2025, con rimborso pro quota della parte di abbonamento non goduta a partire da luglio. La terza è l’elenco di cosa è stato spento, e vale la pena leggerlo per intero: il Portfolio, la ricerca azionaria degli analisti, i Raggi X e l’Instant X-Ray, gli alert su prezzi e società, e l’accesso ai rating Morningstar dentro lo screener di titoli.

Una nota redazionale aggiunta in coda allo stesso documento segnala che il 27 giugno 2025 sono caduti anche alcuni strumenti gratuiti: Compara Investimenti, Quickrank, lo screener delle ricerche degli ultimi 90 giorni e i report FCPI e FCPE. Lo screener sui fondi pensione, scrive Morningstar, resta disponibile solo in Spagna e nel Regno Unito.

La motivazione dichiarata è che i dati di utilizzo suggerivano di spostare l’attenzione “dal monitoraggio del portafoglio a modi più semplici ed efficaci per ricercare gli investimenti”. Per chi usava il sito come registro del proprio portafoglio, con prezzi di carico e storico, il risultato pratico è la perdita dello strumento principale.

Il segno che il cambio è stato veloce si vede sul sito stesso: la guida ufficiale di Morningstar Italia su come usare i rating, ancora pubblicata, rimanda a “Seleziona fondi”, a “Seleziona ETF” e a un ESG Screener con un link a morningstar.it che oggi finisce sullo screener generico.

Lo screener oggi: cosa filtra senza account

Lo strumento sopravvissuto, e quello per cui vale ancora la pena aprire il sito, è lo screener di fondi ed ETF. Funziona senza registrazione e senza pagare.

Morningstar screener fondi

Le famiglie di filtro sono sette: Fondamentali, Rating, Performance, Rischio, Requisiti di acquisto, Commissioni e spese, Altro, più la ricerca per parola chiave. Dentro Rating si filtra per stelle, per Morningstar Risk Rating e per Portfolio ESG Risk Rating, i globi calcolati sui punteggi di rischio ESG di Sustainalytics. Le colonne mostrano ISIN, ultimo prezzo, rendimento a dodici mesi, categoria, Medalist, stelle, globi, dimensione del fondo e data di lancio, e il risultato si esporta con il pulsante Scarica.

Due limiti si vedono subito usandolo. Il Medalist Rating in tabella non è visibile in chiaro: al suo posto compare un pulsante “Vedi Rating” riga per riga, mentre le stelle si leggono direttamente. E la ricerca parte dall’intero universo in vendita in Italia, 54.379 risultati nella schermata qui sopra contro i 54.380 contati dall’interrogazione dello stesso giorno, quindi senza il filtro di categoria la lista non serve a niente: le stelle hanno senso solo dentro una categoria omogenea, e questo è il modo corretto di usarle indicato da Morningstar stessa.

Per chi costruisce un’asset allocation resta comunque lo strumento gratuito più completo sul mercato italiano per la parte di ricerca, con un limite pesante: dopo aver trovato i prodotti non esiste più un posto, dentro Morningstar, dove metterli insieme e guardarli come un insieme unico. Quel passaggio, che nella teoria del portafoglio moderno è il punto in cui la diversificazione smette di essere un’idea e diventa un numero, va fatto altrove.

Sulle azioni le stelle non ci sono più

Lo screener azionario merita un paragrafo a parte perché è il caso in cui la differenza fra le guide vecchie e il sito attuale è totale.

Morningstar screener fondi

I filtri disponibili sono Style Box azionaria, settore, industria, borsa, capitalizzazione, più valutazione (prezzo su utili, prezzo su patrimonio netto, prezzo su fatturato, free cash flow yield), flussi di cassa, profittabilità e crescita (ROA, ROE, crescita dei ricavi e degli utili a tre anni, margine netto, rapporto debito su patrimonio) e dividendo. Con il filtro Borsa Italiana attivo restituisce 1.414 titoli.

Manca tutto il resto: nessun Morningstar Rating a stelle sulle azioni, nessuna stima di fair value, nessun economic moat, nessun rating di incertezza. Sono esattamente le voci ritirate nell’aprile 2025. Chi cerca il “titolo a cinque stelle” descritto dalle guide italiane del 2021 e del 2022 non lo trova nello screener, e i giudizi degli analisti sui singoli titoli si leggono solo dentro gli articoli redazionali, quando quel titolo capita di essere trattato.

L'abbonamento esiste, ma è un prodotto americano

Morningstar Investor, il servizio a pagamento, è vivo e vegeto sul sito statunitense: 249 dollari l’anno oppure 34,95 dollari al mese, con sette giorni di prova, prezzi letti l’8 settembre 2026. La pagina di vendita elenca screener con oltre 200 parametri, report degli analisti, strumenti di analisi del portafoglio che segnalano le sovrapposizioni fra titoli, watchlist personalizzabili e avvisi sulle notizie e sui cambi di rating: in buona parte le funzioni tolte agli utenti europei.

La riga che conta, sulla pagina di vendita, è la descrizione dello screener: serve a “trovare e confrontare titoli statunitensi”. L’app che accompagna il servizio, Morningstar Investor, non è pubblicata sull’App Store italiano: alla verifica dell’8 settembre 2026 la scheda esiste solo sul negozio americano, dove ha 3,97 stelle su 7.032 valutazioni.

Per un investitore che opera dall’Italia il risultato è che non c’è una versione a pagamento da valutare. La scelta non è fra gratis e Premium, è fra il sito gratuito così com’è e qualcos’altro. Il confronto realistico è quindi con i portali specializzati sugli ETF europei, con i dati della banca o del broker che si usa già, e con il costo di quello che si sta comprando, che resta la variabile su cui si ha davvero controllo: la stessa logica che vale quando si contano le commissioni della banca o il prezzo di una gestione patrimoniale in ETF.

Chi paga il conto della ricerca gratuita

Il motivo per cui il sito retail europeo si è alleggerito si legge nei conti della società. Morningstar, quotata al Nasdaq con il simbolo MORN, ha chiuso il 2025 con ricavi per 2,4 miliardi di dollari, in crescita del 7,5%, e nel comunicato del 12 febbraio 2026 indica come motori della crescita Morningstar Credit, PitchBook e la piattaforma Direct. Sono tre prodotti venduti a banche, gestori e consulenti, non a chi investe da solo.

Il sito pubblico è quindi la vetrina di un’azienda che fattura altrove. Questo spiega la direzione dei tagli e introduce il punto di trasparenza che vale la pena tenere presente leggendo qualsiasi rating: la stessa società che assegna i giudizi vende dati e indici ai gestori dei prodotti giudicati, gestisce patrimoni tramite Morningstar Wealth (369 miliardi di dollari di masse in gestione e amministrazione al 30 settembre 2025) e possiede Sustainalytics, che produce i punteggi ESG usati dentro i globi. Non è un’accusa, è la struttura del settore: i rating sui fondi sono un’attività di dati, e il cliente che paga sta quasi sempre dall’altra parte del tavolo rispetto al lettore. Vale lo stesso principio per cui un track record verificabile conta più della fonte che lo racconta.

113 recensioni Trustpilot e 150 sull'App Store, contate una per una

Le recensioni pubbliche di Morningstar sono poche e molto polarizzate. Su Trustpilot il profilo morningstar.com ha 135 recensioni con un punteggio di 1,7 su 5, distribuite secondo Trustpilot così: 71% una stella, 12% due, 9% tre, 4% quattro, 4% cinque. Ne abbiamo lette 113 con testo, di cui 85 a una stella. Dieci sono di utenti italiani. Trustpilot segnala che l’azienda non ha inviato inviti recenti a recensire, quindi il campione è fatto di persone che hanno scritto di propria iniziativa, cioè quasi sempre per lamentarsi: il voto medio va letto sapendo questo.

Il tema ricorrente è uno solo. Trentaquattro recensioni su 113 parlano del portafoglio, 39 di rimborsi e disdette, 25 dicono in modo esplicito che il sito è peggiorato. Le voci italiane raccontano lo stesso passaggio da angolazioni diverse:

  • Doc T, 15 novembre 2025, una stella su Trustpilot: scrive che il sito è diventato inutile, che non esiste più una ricerca per categoria e che non si può costruire un portafoglio, e lo definisce “un sito vetrina”.
  • Mauro, 18 gennaio 2026, una stella su Trustpilot: dice che le informazioni su fondi ed ETF sono “ridotte al lumicino” e che la maggior parte dei prodotti non è coperta dagli analisti. Sulla copertura ha ragione in senso stretto, come mostra il conteggio dei pilastri algoritmici.
  • Massimo Sainati, 2 agosto 2025, una stella su Trustpilot: segnala che non riesce più a ottenere i rendimenti per categoria e che i rendimenti di categoria non gli tornano rispetto a quelli dei singoli prodotti.
  • Daniele, 26 novembre 2024, una stella su Trustpilot: scrive di quando il Premium esisteva ancora, e sostiene che a fronte dell’abbonamento riceveva “gli stessi dati in forma PDF”, con l’assistenza che gli avrebbe confermato il problema.
  • Tonino Ferrini, 3 maggio 2023, tre stelle su Trustpilot: utente di lunga data, elenca disservizi puntuali, quotazioni degli ETF ferme da settimane e ricerca per ISIN che non risponde, e dice di essere dovuto ricorrere a un altro fornitore.

Sull’App Store americano abbiamo letto le 150 recensioni più recenti dell’app Morningstar Investor, dal 2024 all’agosto 2026: 86 a una stella, 33 a due, 18 a tre, 6 a quattro e 7 a cinque. Quarantaquattro parlano di problemi di accesso e 45 del portafoglio. Anche qui la critica non riguarda i contenuti:

  • MystMrQ, 30 luglio 2026, due stelle: dice che l’app era buona cinque anni fa, che il sito offre più funzioni e che Morningstar è stata lenta ad aggiungerne di utili per l’investitore fai da te.
  • RickyERL, 10 dicembre 2024, due stelle: cliente da 25 anni, racconta quattro anni di problemi di login su iPhone e iPad e un’assistenza che risponde “disinstalla e reinstalla”.
  • Lovettstownie, 13 febbraio 2025, una stella: abbonato da oltre dieci anni, segnala l’aggiornamento lento dei dati dopo la chiusura dei mercati sui portafogli che gestisce.

Le voci positive esistono, e insieme ad alcune critiche dicono la stessa cosa: il valore sta nei dati e nell’analisi, non nel software che li serve. vroomstar, 10 giugno 2024, cinque stelle, scrive di aver provato decine di app di mercato e che questa gli dà tutto quello che vuole. DanH25fall, 9 maggio 2026, quattro stelle, la definisce ottima per seguire investimenti e valutare rischio e performance di ogni posizione, e toglie una stella perché usa sempre la versione desktop. joelln123456789, 25 giugno 2024, due stelle, riassume la posizione di parecchi: “il contenuto Morningstar meriterebbe un Gold”, l’app no.

Sono giudizi dichiarati dagli utenti e non verificabili alla fonte oltre a quanto scritto, e nessuno di essi dimostra un risultato di investimento.

Cosa resta in mano a chi investe da solo

Messo insieme, il perimetro del Morningstar italiano di settembre 2026 è questo.

Morningstar cosa resta gratis

Sul lato ricerca il servizio regge: lo screener di fondi ed ETF, le schede prodotto, le due scale di rating, i globi ESG, le analisi degli analisti su fondi ed ETF diventate gratuite per tutti, gli articoli e le newsletter. Con la registrazione gratuita si aggiungono le watchlist. Per capire se un fondo costa più o meno dei suoi concorrenti, in quale categoria sta e cosa ne pensano gli analisti, il sito non ha equivalenti gratuiti in italiano.

Sul lato gestione il servizio non c’è più, e questa è la parte che va coperta altrove: il registro delle posizioni con prezzi di carico, la trasparenza sulla composizione complessiva, la misura di quanto un insieme di prodotti scende nei periodi negativi, che è poi il drawdown di cui si parla anche fuori dal mondo dei fondi, con lo stesso conto dietro: di quanto scende un investimento prima di tornare al punto di partenza. Restano fuori anche due cose che Morningstar non ha mai fatto: l’esecuzione degli ordini, che passa sempre dalla banca o dal broker, e il calcolo di quanto resta dopo la tassazione italiana, che dipende dal regime scelto e non dal prodotto.

C’è infine una data di scadenza da tenere a mente su qualsiasi rating letto oggi. Le stelle si ricalcolano a ogni fine mese, quindi un fondo può cambiare gradino dodici volte l’anno senza che il gestore abbia cambiato niente. Il Medalist ha cambiato metodo nell’aprile 2026, con le soglie fisse al posto della distribuzione forzata e il punteggio di prezzo esplicito, quindi i giudizi assegnati prima e dopo quella data non sono confrontabili fra loro. E la categoria va scelta prima di guardare i rating, non dopo: fuori da un benchmark omogeneo le stelle non confrontano niente.

Disclaimer

Questa pagina non contiene link di affiliazione verso Morningstar e Amicobot non ha rapporti commerciali con Morningstar, Inc. o con le società del gruppo. I conteggi su fondi ed ETF sono stati ottenuti interrogando lo screener pubblico del sito italiano l’8 settembre 2026 e fotografano quel giorno: rating e numeri cambiano ogni mese. Le recensioni citate sono riportate con il nome utente pubblico e la data, non sono verificabili alla fonte oltre quanto scritto e non costituiscono prova di alcun risultato di investimento. Prezzi e condizioni sono quelli letti alla stessa data.

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Pagina informativa realizzata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: non è consulenza finanziaria, né una raccomandazione di investimento, né promozione di prodotti o servizi. Il trading di CFD comporta un elevato rischio di perdita del capitale e i risultati passati non sono indicativi di quelli futuri. Dati e prezzi valgono alla data di pubblicazione. Possibili link di affiliazione: AmicoBot può ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te. Segnalazioni di errori qui.

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Che il fondo si colloca nel 22,5% migliore della sua categoria per rendimento corretto per il rischio e per i costi, nel periodo misurato. Non significa che il fondo abbia guadagnato: se la categoria nel periodo ha perso, quattro stelle indicano soltanto che ha perso meno della gran parte dei concorrenti. Il rating si aggiorna a fine mese e serve un minimo di 36 mesi di storia per riceverlo.

Il primo guarda indietro ed è automatico: ordina i fondi di una categoria per rendimento corretto per il rischio a tre, cinque e dieci anni. Il secondo guarda avanti e combina tre pilastri, People, Process e Parent, con il costo del prodotto. Sui fondi venduti in Italia i due non coincidono: 776 dei 2.593 fondi a cinque stelle hanno un Medalist Neutral o Negative, e 335 fondi a due stelle sono Gold o Silver.

Non esiste una lista unica sensata, perché la classifica è interna a ogni categoria. All’8 settembre 2026 i fondi a cinque stelle in vendita in Italia sono 2.593, distribuiti in tutte le categorie, dall’azionario globale all’obbligazionario a breve termine. La ricerca si fa dallo screener partendo dalla categoria e aggiungendo poi il filtro sulle stelle, non il contrario.

È un dato calcolato in modo trasparente su una serie storica, e va letto per quello che è: una fotografia del passato dentro un gruppo omogeneo. Morningstar stessa affianca alle stelle un secondo rating proprio perché il primo non ha finalità previsiva. Il fatto che quasi un terzo dei fondi a cinque stelle riceva un giudizio prospettico neutro o negativo dalla stessa società è il modo più diretto per capire quanto poco le due cose si sovrappongano.

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