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La scorsa settimana è stata caratterizzata da sviluppi macroeconomici rilevanti. In primo luogo, tutte le principali banche centrali hanno lasciato invariati i tassi di interesse, confermando un approccio prudente in un contesto ancora incerto. Parallelamente, l’indice dei prezzi alla produzione ha registrato un aumento, contribuendo a rafforzare il dollaro.
Per la settimana in corso, il calendario economico non presenta dati di particolare rilievo, lasciando spazio alle dinamiche già in atto.
Durante il meeting della Federal Reserve, Jerome Powell ha ribadito che un taglio dei tassi non è attualmente giustificato. Non tanto per la solidità del mercato del lavoro, quanto per un’inflazione ancora distante dal target del 2%. Inoltre, gli effetti delle tariffe non sono ancora pienamente visibili e il rialzo dei prezzi energetici potrebbe alimentare ulteriori pressioni inflazionistiche.
Le informazioni contenute in questa analisi hanno esclusivamente finalità informative e didattiche e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio o invito all’investimento. Ogni decisione operativa è sotto la piena responsabilità del lettore. I mercati finanziari comportano rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
Sul fronte geopolitico emergono sviluppi rilevanti che ridimensionano, almeno temporaneamente, il rischio di escalation.
Lo stretto resta formalmente chiuso, ma l’Iran ha dichiarato apertura alle navi non considerate ostili. Tuttavia, il punto centrale riguarda la posizione degli Stati Uniti.
Donald Trump ha comunicato che, dopo colloqui definiti “molto produttivi” con l’Iran, è stato deciso di posticipare per cinque giorni qualsiasi attacco contro infrastrutture energetiche iraniane.
Questo passaggio rappresenta un cambiamento significativo rispetto allo scenario di possibile escalation delineato in precedenza. Più che un’escalation immediata, si configura ora una fase di negoziazione, seppur estremamente fragile.
Il rischio non è eliminato, ma rimane sospeso: nel caso in cui i colloqui non dovessero portare a un’apertura dello stretto, il mercato potrebbe rapidamente tornare a prezzare uno scenario più aggressivo.
In uno scenario estremo, con blocco persistente dello stretto e ritorno a tensioni militari, il petrolio potrebbe spingersi fino a 150 dollari al barile. Un livello che rappresenterebbe un possibile punto di rottura per i mercati globali.
Per il momento, tuttavia, il prezzo resta elevato ma stabile, con il petrolio che si mantiene in area 100 dollari al barile, segnale di un mercato ancora sensibile al rischio ma non in piena fase di panico.

Negli scorsi mesi avevamo anticipato una possibile ripresa del Dollar Index dai minimi in area 96. Dopo la rottura del supporto, il prezzo ha utilizzato quella stessa zona come base per la ripartenza.
Erano state individuate due aree chiave: 99 e 100. La prima è stata raggiunta e successivamente trasformata da resistenza a supporto.
Attualmente il DXY appare orientato verso area 100, con una possibile estensione fino a 103, sostenuto sia dal contesto macro che dalla ricerca di asset difensivi.

Il cambio EUR/USD si trova attualmente in area 1,15. Lo scenario principale resta orientato verso una possibile discesa fino a 1,12.
Un eventuale ingresso short sarebbe valutabile in area 1,17, livello che al momento appare distante. Per questo motivo non vengono inseriti ordini pendenti, anche considerando che difficilmente il prezzo raggiungerà tale zona nel breve periodo.
Il rapporto rischio-rendimento non risulta particolarmente favorevole e le condizioni macroeconomiche potrebbero cambiare rapidamente. Saranno forniti aggiornamenti nelle prossime analisi.

Su EUR/USD e GBP/USD l’operatività è attualmente gestita tramite il bot Dark Nebula. Pur trattandosi di una strategia a griglia di prezzo, nel mese corrente non sono state effettuate operazioni di questo tipo. Il drawdown si mantiene molto contenuto.
Nebula si conferma un sistema efficace per la diversificazione del capitale. La strategia è utilizzata da circa un anno e, su un conto da 1.000 euro, ha mantenuto un livello di rischio particolarmente basso.

Nel mercato dell’oro era stata evidenziata una zona chiave a 4700, successivamente rotta e poi utilizzata come resistenza, favorendo la continuazione del movimento ribassista. Nella giornata odierna il prezzo ha registrato una perdita prossima al 7%.
L’oro si presenta attualmente come un asset complesso da tradare in modo discrezionale, a causa dell’elevata volatilità che può indurre decisioni emotive.
Sono state individuate due possibili aree di ingresso: 4000 e 3870. Tuttavia, è fondamentale attendere conferme, come reazioni positive del prezzo, chiusure di candele rialziste o pattern di inversione. In questa fase è essenziale evitare approcci impulsivi e mantenere pazienza.
Si osserva inoltre un progressivo spostamento dei capitali verso i bond , in previsione di tassi di interesse ancora elevati. Le proiezioni della Fed indicavano un fund rate al 3,4%, mentre attualmente ci troviamo al 3,75%.

In questo contesto, riteniamo che l’operatività automatizzata possa offrire un vantaggio competitivo. Un esempio è Gold Breaker, che nel mese corrente registra una performance positiva del 12%, con tutte le operazioni chiuse in profitto.

Nel seguente screenshot sono visibili i risultati operativi, verificabili anche tramite Myfxbook.

Sempre sul gold, è opportuno fare un recap su Gold Miner. Il bot ha attraversato un mese complesso, con un drawdown del 40%, dovuto principalmente a un livello di rischio elevato impostato sul conto.
A fronte di queste prestazioni inferiori rispetto al passato, è stato modificato il moltiplicatore: il sistema non lo utilizza più dopo operazioni chiuse in perdita. A seguito di questa modifica, il bot ha recuperato oltre il 20% delle perdite.
Anche in questo caso, i risultati sono pubblicamente verificabili su Myfxbook.
Nelle scorse settimane avevamo evidenziato una sopravvalutazione degli indici. Era stato individuato un possibile ingresso sul Nasdaq, che tuttavia si è chiuso in breakeven.
Attualmente, eventuali ingressi risultano interessanti solo in ottica di lungo periodo e su strumenti spot, non tramite CFD. Un elemento da considerare è anche il cambio EUR/USD, attualmente in area 1,15, che incide sulla convenienza complessiva.
Alla luce del contesto macro e geopolitico, una correzione del 10% potrebbe facilmente estendersi fino al 20%.
Non si individuano al momento zone long particolarmente valide, se non un’area evidenziata che tuttavia viene considerata utile solo per eventuali piani di accumulo.

Nella scorsa analisi era stata indicata una zona di vendita a 75.000 dollari, livello che è stato raggiunto, seguito da una fase ribassista.
Il target resta confermato in area 55.000. Attualmente non sono presenti ingressi operativi e la posizione rimane flat.
Il contesto attuale resta complesso e in equilibrio tra fattori macroeconomici e geopolitici. La Fed mantiene una linea restrittiva, mentre l’inflazione continua a rappresentare un elemento chiave per le decisioni future.
Sul fronte Iran, la temporanea apertura diplomatica riduce il rischio immediato di escalation, ma il quadro resta fragile e potenzialmente volatile, soprattutto per il mercato energetico.
Il dollaro si conferma forte, mentre oro e indici mostrano maggiore incertezza. In questo scenario, diventa fondamentale mantenere un approccio selettivo, evitando operazioni forzate e privilegiando la gestione del rischio.
Nessuna tab disponibile.
Disclaimer
Il trading di CFD comporta un elevato rischio di perdita di capitale a causa dell’uso della leva finanziaria. Il trading automatico non elimina i rischi di mercato e può generare perdite. Le performance passate non garantiscono risultati futuri. Le informazioni fornite non costituiscono consulenza finanziaria. Operare solo con capitale che si è disposti a perdere.
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