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Martedì Milano ha chiuso piatta, ma dentro l’indice si sono mosse tre storie diverse. ENI ha chiuso al livello più alto dal 2008. TIM è rimbalzata del 3% dopo tre settimane di vendite. STMicroelectronics ha perso ancora con i chip. Oggi alle 14:30 esce l’inflazione americana.
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Stamattina alle 9:54 il FTSE MIB segnava 50.054 punti, praticamente fermo sulla chiusura di ieri. ENI saliva dello 0,78% a 25,87 euro, TIM dell’1,84% a 5,754, STMicroelectronics dell’1,96% a 44,68. Alle 9:59 l’oro (future COMEX) era a 4.172,1 dollari, meno 0,12%, e il future sul Nasdaq 100 quasi invariato. Alle 10:09 EUR/USD era a 1,1208. Dati Yahoo Finance, ritardati di qualche minuto.
Ieri il FTSE MIB ha chiuso a 50.057 punti, più 0,04% (ANSA). Wall Street ha chiuso poco sotto la parità: Dow Jones meno 0,35%, S&P 500 meno 0,02%, Nasdaq Composite meno 0,15% (Investrade). Tutti aspettano lo stesso numero: il CPI di settembre, oggi alle 14:30 ora italiana.
Il consenso riportato da Investrade vede l’inflazione americana di settembre al 3,6% su base annua, dal 3,4% di agosto, con un più 0,6% sul mese. Quella “core”, senza cibo ed energia, è attesa al 2,5%. La spinta viene quasi tutta dalla benzina.
Ieri sera John Williams, presidente della Fed di New York, ha detto a Bloomberg di vedere ancora un rialzo dei tassi come appropriato quest’anno, ma non nel 2027. La Federal Reserve si riunisce il 27 e 28 ottobre. Un dato sopra le attese rafforza chi chiede tassi più alti; uno sotto le attese lo indebolisce. È il passaggio che muove insieme dollaro, oro e titoli più sensibili ai tassi di interesse.

ENI ha chiuso ieri a 25,67 euro, più 1,04%. In cinque sedute ha guadagnato il 6,4%. È la chiusura più alta dal 2008: nei dati storici di Yahoo Finance il titolo non era più arrivato a questo livello dalla primavera di quell’anno.
Per ieri non abbiamo trovato una notizia societaria. Il contesto è quello delle ultime settimane: il petrolio resta caro, con il Brent a 105,69 dollari e il WTI a 94,14 alla chiusura di ieri (Investrade). E soprattutto la raffinazione rende molto. Ieri i future sul gasolio americano sono saliti del 2,1% a 4,82 dollari al gallone, e BP ha detto di aver già raggiunto l’obiettivo di debito previsto per il 2027 grazie ai profitti di trading e raffinazione del terzo trimestre (Investrade).
Secondo una ricostruzione di Economia Italia dell’8 ottobre, per ENI ogni dollaro in più di Brent vale circa 110 milioni di flusso di cassa operativo l’anno, e il budget 2026 è costruito su un Brent a 85 dollari. Il 22 ottobre il consiglio di amministrazione approva i conti del terzo trimestre e valuta un dividendo straordinario, legato a un Brent medio sopra i 90 dollari.

Sul grafico giornaliero il prezzo sta sopra tutto. La media mobile esponenziale a 50 giorni è a 23,89, quella a 200 giorni a 21,70. L’RSI è a 68,8, vicino alla soglia di 70 che l’indicatore chiama “ipercomprato”.
Il programma non trova zone sopra il prezzo, perché in due anni il titolo non è mai stato così in alto. Sotto, la prima fascia è 24,63-24,76, toccata due volte, l’ultima il 28 settembre. Subito sotto c’è 24,01-24,50, toccata sette volte fra agosto e metà settembre: è l’area da cui il titolo è uscito il 9 ottobre.
Se il prezzo tornasse sotto 24,63, quella fascia larga fra 24,01 e 24,50 diventerebbe il riferimento più vicino. Senza zone sopra, le aree dove il prezzo potrebbe fermarsi non hanno uno storico su cui basarsi: lo stesso vale per qualunque titolo ai massimi di lungo periodo.

Ieri i chip hanno perso ancora. La vendita è partita dalla Corea del Sud, dove la borsa è scesa per i dubbi sulle valutazioni e per la concorrenza cinese sulle memorie, ed è arrivata in Europa e a Wall Street (TheStreet). A Milano Technoprobe ha perso il 5,1% e STMicroelectronics il 3,38% secondo ANSA, in una seduta segnata dai “timori sulla tenuta delle aziende impegnate nell’intelligenza artificiale”. Come ieri, per STM non c’è una notizia societaria: il titolo segue il settore.
STM ha chiuso a 43,82 euro. Il 6 ottobre era a 51,99: in cinque sedute ha perso il 15,7%. Il prezzo è sceso sotto la media a 50 giorni (47,02) e si è fermato appena sopra quella a 200 giorni (43,32). Sotto c’è la zona 41,23-41,99, toccata tre volte fra agosto e il 15 settembre: è l’area dei minimi dell’estate. Più in basso il programma trova fasce solo intorno a 25-27 euro, i livelli di marzo, perché in primavera il titolo è salito quasi senza pause.
Stamattina è arrivata la prima trimestrale del settore. ASML, il produttore olandese delle macchine per fare i chip, ha chiuso il terzo trimestre con ricavi record per 11,7 miliardi di euro e un utile di 5 miliardi (comunicato ASML). Secondo CNBC, alcuni clienti chiedono già di ordinare macchine per il 2029 e il 2030. STM alle 9:54 recuperava l’1,96%. Domani parla TSMC.
Se il prezzo restasse sopra la media a 200 giorni, la media a 50 giorni a 47,02 sarebbe il primo riferimento sopra. Se scendesse sotto 41,23, sul giornaliero non ci sarebbero altre aree segnate prima di 26,78.

TIM è stata ieri la migliore del FTSE MIB: 5,65 euro, più 2,99% (SoldiOnline). Arriva dopo una discesa lunga. Il 17 settembre il titolo chiudeva a 7,875 euro; lunedì 12 ottobre a 5,486. È un calo del 30,3% in diciotto sedute.
La causa sta nella fine dell’offerta di Poste Italiane. L’OPAS si è chiusa con Poste all’85,822% del capitale (TG Poste), sotto la soglia del 90% che avrebbe fatto scattare l’uscita automatica dalla Borsa. Così TIM resta quotata con pochissime azioni in circolazione, e senza un’offerta sul tavolo il prezzo non ha più un appoggio. Il 6 ottobre Affaritaliani scriveva che Poste aveva già comprato sul mercato l’1,1% per circa 160 milioni, il primo giorno in cui il titolo era sceso sotto 6,65 euro, il valore implicito dell’offerta. Per arrivare al 90% manca circa il 3%.
Ieri si sono aggiunte due notizie. Un report di Morgan Stanley su Poste ha definito TIM “il prossimo capitolo della storia di crescita” del gruppo (Teleborsa). E dopo il primo incontro con i vertici di Poste l’amministratore delegato Pietro Labriola ha scritto ai dipendenti che TIM resterà autonoma “indipendentemente dal futuro assetto di quotazione” (Radiocor, ripreso sul forum di FinanzaOnline).
Sul grafico l’RSI giornaliero è a 21,6. Il prezzo sta sotto entrambe le medie (50 giorni a 7,029, 200 giorni a 6,731). Sopra, la prima fascia è 6,501-6,722, toccata quattro volte fino a maggio: dentro c’è anche il 6,65 dell’offerta. Sotto, la prima zona di supporto è 5,02-5,122, toccata quattro volte, l’ultima a dicembre 2025, poi 4,547-4,832. Se il prezzo tornasse sopra 6,501, quella fascia diventerebbe l’area da guardare; se scendesse sotto 5,02, il riferimento successivo sarebbe la fascia 4,547-4,832.
Abbiamo letto 82 messaggi pubblicati fra le 12 di ieri e le 10:30 di stamattina nei thread di FinanzaOnline su TIM (due thread), STM e oro, più 48 commenti a due video YouTube. Molti sono saluti o racconti di operazioni personali. Quelli con un contenuto:
Il quadro: su TIM chi è rimasto dentro discute di quando e come Poste arriverà al 90%, non di conti o di risultati. Fuori dal forum, chi commenta su YouTube guarda più ai servizi che al titolo.

L’oro ha chiuso ieri a 4.177,30 dollari, meno 0,32% sul contratto di dicembre. L’argento ha perso di più: 59,53 dollari, meno 1,63% (Investrade). In giornata entrambi erano saliti, con il dollaro in calo (Dollar Index meno 0,4% a 102,20). Poi hanno restituito tutto in vista del CPI e delle parole del presidente della Fed attese in settimana.
Sul giornaliero l’oro è da due settimane appena sopra la zona 4.143,1-4.171,4, toccata due volte, l’ultima il 28 settembre. Sopra c’è 4.273,3-4.299,6, poi le due medie (50 giorni a 4.304,4, 200 giorni a 4.325,7) e la zona 4.329,2-4.363,5. L’RSI è a 40,3. Sul grafico a 4 ore il prezzo è dentro una fascia stretta, 4.166,8-4.180,9, toccata sei volte; la prima area sopra è 4.233,7-4.242,3.
Il CPI è il dato che può far uscire l’oro da questo intervallo. Se il prezzo superasse 4.299,6, il riferimento successivo sarebbe l’area delle medie. Se scendesse sotto 4.143,1, sul giornaliero la zona successiva è 3.955,4-3.993,8, i minimi di luglio.
L’argento ha un grafico simile ma più debole. Sul giornaliero è a 1,5 ATR dalla zona 56,98-57,28, i minimi di fine luglio, e sotto la zona 61,09-61,62. Stamattina alle 9:59 perdeva ancora l’1,06%, a 58,895. Sui due metalli lavora anche Scipio EA Gold & Silver, un pacchetto di due expert advisor che operano solo nella sessione asiatica, con lo stop calcolato sull’ATR di quella fase.
Sul forum di FinanzaOnline il thread sui metalli era diviso. prezzemolo, 13 ottobre alle 19:57, vedeva l’oro “laterizzare su un trend lievemente ribassista”, con pochi motivi per salire prima delle elezioni di metà mandato. qualunque, 14 ottobre alle 10:23, si aspettava che la Fed non alzi i tassi il 28 ottobre e lo faccia solo dopo il voto.

Gold Breaker è un EA di breakout sull’oro con sette strategie in parallelo, sviluppato da LeapFX. Ieri avevamo raccontato le quattro posizioni short aperte il 6 ottobre intorno a 4.113 dollari, in perdita con l’oro tornato verso 4.200. Fra ieri e stanotte sono state chiuse. Il saldo è sceso da 31.346,16 a 30.082,39 euro: la perdita realizzata è di circa 1.264 euro. Ora il conto non ha posizioni aperte e l’equity coincide con il saldo. Il gain dall’inizio passa da 213,46% a 200,82%. È il tipo di tratto che si vede solo seguendo un conto giorno per giorno, e che il numero in alto non racconta.

Oro Scalper EA Plus è uno scalper sviluppato da Fintech Srl, con stop loss di 12 punti, take profit di 8 e operazioni che durano da 3 a 30 minuti. Rispetto a ieri il gain è quasi fermo, da 91,76% a 91,83%: con l’oro chiuso in un intervallo stretto, il conto si è mosso poco. Come sempre per questo conto, la forma della curva conta più del numero in alto. Quasi tutta la crescita viene da marzo, aprile e maggio, quando giravano dieci configurazioni di parametri in prova. La configurazione distribuita oggi è attiva da giugno, e da allora la curva è piatta con piccole oscillazioni. La guida su come valutare un track record spiega perché questi dettagli pesano più del gain complessivo.
| Data | Evento | Perché conta |
|---|---|---|
| 14 ottobre, 14:30 | Inflazione americana (CPI) di settembre | consenso al 3,6% annuo; decide le attese sulla Fed del 28 ottobre |
| 14 ottobre | Conti di altre banche americane e Beige Book della Fed | seconda giornata della stagione delle trimestrali |
| 15 ottobre | Conti di TSMC; prezzi alla produzione e vendite al dettaglio USA | dopo ASML, il test della domanda di chip |
| questa settimana | Intervento del presidente della Fed | indicazioni sulla riunione di fine mese |
| 22 ottobre | Consiglio di amministrazione ENI: conti del terzo trimestre | si valuta il dividendo straordinario |
| 27-28 ottobre | Riunione della Fed | Williams vede ancora un rialzo quest’anno |
| inizio novembre | Consigli di Poste e TIM sui conti dei nove mesi | possibili indicazioni sul percorso verso il 90% |
Le date dei dati macro vanno controllate sul calendario economico aggiornato.
Le zone le calcola un programma, non una mano. Prende le candele giornaliere degli ultimi due anni (a 4 ore per tre mesi), trova i massimi e i minimi dove il prezzo ha girato, raggruppa quelli vicini fra loro entro mezzo ATR e tiene le fasce toccate almeno due volte. Sono aree dove il prezzo ha reagito in passato, non livelli dove reagirà per forza. Quando il programma non trova zone, come oggi sopra ENI o fra 41 e 27 euro su STM, vuol dire che lì il prezzo è passato senza fermarsi. Per oro e argento i dati sono quelli dei future quotati a New York, non lo spot. Per le azioni di Milano Yahoo ricostruisce l’ultima candela e la chiusura può differire di qualche centesimo da quella ufficiale, che nel testo prendiamo dalla stampa. Grafici realizzati con la libreria open source Lightweight Charts di TradingView. Dati Yahoo Finance aggiornati al 14 ottobre 2026 alle 10:09; i riquadri dei conti sono quelli ufficiali pubblicati da Myfxbook.
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Finché l’offerta era aperta, il prezzo di TIM era ancorato a quello che Poste pagava. Chiusa l’OPAS all’85,8% del capitale, sotto il 90% che fa scattare l’uscita automatica dalla Borsa, quell’ancora è sparita. Sono rimaste poche azioni in circolazione e nessun compratore obbligato a un prezzo fisso. Dal 17 settembre al 12 ottobre il titolo è passato da 7,875 a 5,486 euro.
Sopra il 90%, se non si ricostituisce il flottante, scatta l’obbligo di acquisto delle azioni rimaste e il titolo esce dalla Borsa. Sopra il 95% Poste potrebbe anche obbligare i piccoli azionisti a vendere. Il prezzo di questi passaggi lo fissano le regole della CONSOB in base all’offerta precedente e ai prezzi di mercato: per questo sul forum si discute tanto del valore di 6,65 euro.
Perché ENI non vende solo greggio: lo raffina e vende carburanti. Quando il gasolio sale più del petrolio, i margini della raffinazione crescono. Il 13 ottobre il Brent ha perso lo 0,9% ma i future sul gasolio americano sono saliti del 2,1%, e ENI ha chiuso in rialzo dell’1,04%.
Il CPI è l’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti, la misura più seguita dell’inflazione. Un dato alto spinge la Fed verso tassi più alti, e tassi alti rendono meno interessante l’oro, che non paga interessi. Esce oggi alle 14:30 ora italiana e il consenso lo vede al 3,6%.
ASML costruisce le macchine con cui si producono i chip. I suoi ordini dicono quanto i produttori di semiconduttori pensano di investire nei prossimi anni. Il 14 ottobre ASML ha riportato ricavi record e richieste di ordini fino al 2030: è un’indicazione sulla domanda per tutto il settore, anche se STM produce chip di tipo diverso, soprattutto per auto e industria.
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