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Le trattative tra Washington e Teheran si sono rivelate il fattore dominante delle ultime settimane. I colloqui di Islamabad, iniziati sabato 11 aprile e durati oltre ventuno ore, si sono conclusi senza un accordo. L’Iran ha rifiutato un secondo round di negoziati, mentre gli Stati Uniti hanno risposto con il blocco navale dei porti iraniani. Trump ha avvertito che qualsiasi imbarcazione iraniana che si avvicini alla flotta americana verrà “eliminata”.
Sul tavolo resta un framework in tre punti: il rilascio di 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in cambio della consegna dello stock di uranio arricchito, più una soluzione sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il cessate il fuoco in vigore scade il 22 aprile. Nuovi negoziatori americani sono attesi in Pakistan questa settimana per un tentativo di rilancio.
Per i mercati, la finestra critica è aperta: ogni sviluppo positivo ridurrebbe il premio geopolitico sul petrolio e sostenere il risk-on. Ogni rottura definitiva spingerebbe oil e oro verso nuovi massimi, con pressione ribassista sul dollaro nel breve.
Questa settimana il calendario macro americano mette sul piatto tre numeri in grado di muovere i mercati.
CPI. L’inflazione resta il parametro centrale per la Federal Reserve. Il mercato si aspetta ancora dati sopra il target del 2%, trainati dall’energia e dagli effetti indiretti della guerra sull’import. Un dato più alto del previsto consolida il “higher for longer” e supporta il dollaro; un dato in calo apre scenari di taglio anticipato dei tassi.
Retail Sales. Le vendite al dettaglio di marzo escono martedì 21 aprile. La fiducia dei consumatori ha toccato i minimi degli ultimi 27 mesi, complici il caro-benzina e l’incertezza geopolitica. Un dato debole confermerebbe il rallentamento dei consumi già segnalato dagli ultimi sondaggi e aumenterebbe la pressione sulla Fed per un eventuale allentamento.
PMI Manifatturiero. Il settore industriale continua a dare segnali contrastanti. Un indice sotto 50 (contrazione) aggraverebbe le preoccupazioni sulla tenuta dell’economia americana, un fattore strutturalmente ribassista per il dollaro nel medio periodo.
Monitorare questi tre dati in sequenza darà una fotografia attendibile della traiettoria macro USA nelle prossime settimane.
Il Dollar Index ha accelerato il ribasso e si trova ora in area 97,90, dentro la nostra zona di prezzo target identificata tra 99 e 99,40. Attenzione: la scorsa settimana il DXY ha aperto con un gap rialzista che non è stato ancora ricolmato. Questo significa che prima di un’inversione strutturale, il mercato tenderà fisiologicamente a tornare in quell’area per chiudere lo squilibrio.

L’aspettativa è dunque che il dollaro risalga verso 99/99,40 nel breve termine per colmare il gap, prima di decidere la direzione successiva. Un rimbalzo del DXY verso quella zona rappresenta un catalyst importante per la nostra operatività sull’euro e per una serie di cross dollaro che stiamo monitorando.
Siamo posizionati short su EUR/USD con i seguenti livelli:
| Livello | Prezzo |
|---|---|
| Entry | 1,1760 |
| Take Profit 1 | 1,1650 |
| Stop Loss | 1,1860 |
Il setup nasce dall’estensione ipercomprata dell’euro dopo i movimenti della settimana scorsa e dall’attesa del rimbalzo del DXY verso la sua zona target. Se il dollaro raggiungerà 99/99,40 come previsto, il TP potrebbe allungarsi significativamente oltre 1,165 — un’area che valuteremo in tempo reale quando il DXY si avvicinerà alla sua destinazione.

Dark Nebula a ha chiuso oggi le posizioni short sull’EUR/USD, realizzando un profitto del 3% su base mensile. Un risultato solido in un contesto di mercato guidato dalla geopolitica, dove la volatilità improvvisa può compromettere anche le strategie più robuste.

Sul fronte dell’oro la situazione è semplice: non abbiamo zone operative identificate e rimaniamo in osservazione. Il metallo giallo si muove in un contesto di forte incertezza geopolitica che rende i livelli meno affidabili del solito. Entrare in questa fase significa esporsi a movimenti erratici non giustificati dall’analisi tecnica.
Aspettiamo. Quando il quadro si chiarirà sia con un accordo sull’Iran che con un’escalation definitiva dove si formeranno zone chiare. Pazienza è disciplina.
I nostri due sistemi automatizzati sull’oro continuano a raccontare storie diverse.
Gold Breaker sta attraversando una fase di compressione: le operazioni si chiudono, ma i profitti rimangono contenuti. È una condizione che conosciamo bene il bot è strutturalmente corretto, ma il mercato non sta offrendo le condizioni ideali per esprimere il suo potenziale. Monitoriamo senza interventi.

Gold Miner è tutta un’altra storia. Dopo la revisione del setting in particolare l’allargamento dei take profit le performance sono cambiate radicalmente. Il win rate è rimasto sostanzialmente invariato, ma l’efficienza è migliorata in modo netto: ogni trade vincente pesa di più e il sistema ora recupera una perdita in circa 5 operazioni, contro le quasi 10 che ci volevano in precedenza. Il rapporto rischio/rendimento è strutturalmente più favorevole e i risultati lo confermano settimana dopo settimana.

Siamo short su USD/JPY con i seguenti livelli:
| Livello | Prezzo |
|---|---|
| Entry | 159,00 |
| Stop Loss | 165,00 |
| Take Profit | 155,00 |
In caso di intervento diretto della Banca del Giappone, il target può scendere fino a 150.
Perché la BOJ vuole uno yen più forte? La risposta è strutturale. Il Giappone importa la quasi totalità del proprio fabbisogno energetico e una parte rilevante dei generi alimentari. Uno yen debole amplifica direttamente l’inflazione interna, che la Banca del Giappone ha grande difficoltà a controllare attraverso la leva dei tassi che attualmente sono fermi allo 0,75% dopo la riunione di marzo.

Il ministro del Commercio giapponese ha dichiarato esplicitamente che un rafforzamento dello yen del 10-15% attraverso la politica monetaria potrebbe sopprimere l’aumento dei prezzi sull’intera economia. In più, la guerra in Iran ha aggravato la pressione energetica, rendendo urgente per Tokyo trovare una via per contenere l’inflazione da import.
La zona di intervento storica si colloca tra 158 e 160: in estate 2024 la BOJ ha venduto circa 100 miliardi di dollari in quella fascia. Con il cambio nuovamente in quell’area, le probabilità di un’azione concertata aumentano. Il prossimo rialzo dei tassi è atteso per ottobre 2026, ma un intervento sul mercato valutario potrebbe anticipare i tempi.
Avevamo annunciato i nuovi massimi per il Nasdaq. È successo. Il mercato ha rispettato il percorso delineato e gli indici americani hanno aggiornato i record.
Adesso ci aspettiamo una fase di ritracciamento fisiologico, necessaria per ricaricare il momentum prima di una nuova gamba rialzista. Istituzioni e fondi di investimento stanno comprando: i flussi istituzionali sono strutturalmente lunghi e su questa tipologia di asset seguire il denaro grande è l’approccio corretto.
Entrare adesso, sui massimi, non è conveniente. Il rischio/rendimento è sfavorevole. Chi vuole posizionarsi in ottica di medio periodo dovrebbe aspettare il ritracciamento: area 24.000 punti rappresenta una zona di sconto (discount) rispetto alla struttura rialzista in corso. Su quei livelli, un’entrata long sarà molto più difendibile sia tecnicamente che in termini di profilo di rischio.

La settimana che inizia ruota attorno a due variabili difficilmente prevedibili: la scadenza del cessate il fuoco con l’Iran il 22 aprile e il flusso di dati macro americani. Il DXY a 97,90 è nella zona che aspettavamo ,il rimbalzo verso 99/99,40 chiuderebbe il gap e darebbe ossigeno alle nostre posizioni short sull’euro. USD/JPY rimane un’operazione ad alto potenziale con la BOJ sempre più orientata a difendere lo yen. Sul Nasdaq, disciplina: aspettiamo il discount. I mercati premiano chi sa quando non operare, non meno di chi sa quando farlo.
Analisi pubblicata il 20 aprile 2026. Non costituisce consulenza finanziaria.
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Disclaimer grafici realizzati con AI
I grafici presenti in questo articolo sono generati con l’ausilio di un’intelligenza artificiale e sono concepiti esclusivamente a scopo illustrativo e didattico. I dati rappresentati non fanno riferimento a situazioni, eventi o performance reali, bensì a scenari ipotetici e plausibili.
Tali contenuti non devono essere interpretati come consulenza finanziaria, raccomandazione di investimento o indicazione di performance future. Si invita il lettore a effettuare una valutazione autonoma e a rivolgersi a professionisti qualificati prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria.
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