Guida all’high-frequency trading aggiornata ad agosto 2026. Cosa fa davvero un algoritmo che opera in microsecondi, perché il retail non può replicarlo, quanto pesa la latenza e cosa cambia per chi fa girare un bot su MetaTrader. Con la nuova aliquota fiscale italiana entrata in vigore a gennaio.
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L’high-frequency trading è un sottoinsieme del trading algoritmico in cui i programmi inviano, modificano e cancellano ordini in frazioni di secondo, con infrastrutture progettate per ridurre al minimo la latenza. Il guadagno per singola operazione è minuscolo, spesso frazioni di centesimo: il risultato nasce dal numero di esecuzioni, non dall’ampiezza del movimento catturato.
Fin qui la definizione. La parte che quasi nessuno spiega in italiano è la seconda: cosa cambia per chi opera dall’altra parte del book, con un conto retail e un algoritmo su MetaTrader. È lì che questa guida passa più tempo, perché è lì che il tema smette di essere teoria.
HFT è l’acronimo di High-Frequency Trading, in italiano trading ad alta frequenza. Non indica una strategia, indica un regime operativo: si definisce dalla velocità di reazione e dal numero di messaggi inviati al mercato, non da cosa l’algoritmo decide di comprare. La voce di glossario dedicata all’HFT (High Frequency Trading) riporta la definizione breve.
La distinzione conta più di quanto sembri. Un algoritmo di momentum può girare in alta frequenza o su grafico giornaliero: è la stessa logica, ma il primo caso richiede un’infrastruttura da milioni di euro e il secondo gira su un portatile. Quando si parla di HFT si parla di infrastruttura, e solo dopo di strategia.
Tutta la costruzione poggia su quattro elementi. Nessuno dei quattro è opzionale.
1. Latenza. È il tempo che passa fra la decisione dell’algoritmo e l’arrivo dell’ordine sul motore di negoziazione. Nel mondo HFT si misura in microsecondi. Sul conto di un trader al dettaglio si misura in decine di millisecondi, cioè da mille a diecimila volte tanto. Su questo tema abbiamo una guida dedicata a quanto conta la bassa latenza nel trading automatico, che spiega da dove nascono i ritardi lungo la catena.
2. Colocation. Gli operatori affittano spazio fisico nel data center della sede di negoziazione, così il segnale percorre metri invece di chilometri. Non è un vezzo: la luce in fibra viaggia a circa 200.000 chilometri al secondo, quindi 1.000 chilometri di cavo costano da soli circa 5 millisecondi solo di propagazione, prima ancora di contare router e switch. Per un algoritmo che gioca la priorità nella coda del book, 5 millisecondi sono un’eternità.
3. Accesso diretto al mercato. L’ordine non passa dal routing commerciale di un intermediario, entra nel book con il minor numero possibile di passaggi. Ogni passaggio in mezzo aggiunge tempo e aggiunge incertezza.
4. Logica sul book, non sulle candele. Un sistema HFT ragiona sul flusso: proposte in acquisto e in vendita, profondità, cancellazioni, sbilanciamenti. Non guarda una media mobile su barra chiusa, e ragiona sulla vita dei singoli ordini a mercato e a limite. È una differenza di natura, non di velocità.
Prendiamo un margine ipotetico di 0,0002 dollari per azione, l’ordine di grandezza tipico di chi incassa una frazione di spread minimo. Su una singola operazione da 100 azioni fanno 2 centesimi. Per arrivare a 200.000 dollari di ricavo lordo servono un miliardo di azioni scambiate. È un calcolo illustrativo, non il dato di un operatore specifico, ma l’ordine di grandezza è quello. Il modello di business è il volume, non la previsione. Questo spiega perché ogni frazione di costo per operazione, in questo regime, decide se il sistema esiste o non esiste.
| Strategia | Cosa fa | Da cosa dipende |
|---|---|---|
| Market making | Quota in continuo denaro e lettera e incassa lo spread | Priorità in coda, rapporto fra ordini inviati ed eseguiti |
| Arbitraggio fra sedi | Sfrutta disallineamenti dello stesso titolo su borse diverse | Latenza pura, tempo di propagazione fra i due mercati |
| Arbitraggio statistico | Opera su relazioni storiche fra strumenti correlati | Qualità del modello, costi di transazione |
| Momentum di brevissimo periodo | Segue micro-impulsi di prezzo e li chiude in secondi | Capacità di leggere lo sbilanciamento del book |
| Event driven | Reagisce in millisecondi a dati macro e notizie | Accesso ai feed, velocità di parsing |
| Spread intermarket | Si posiziona su due gambe, per esempio due scadenze dello stesso future | Esecuzione simultanea delle due gambe |
Il market maker è la figura che domina il gruppo: la maggior parte del volume HFT è attività di quotazione continua, non speculazione direzionale. L’arbitraggio finanziario nel trading algoritmico è la seconda famiglia per peso, e resta la più esposta alla corsa tecnologica: quando due operatori vedono la stessa discrepanza, la prende chi arriva prima, punto.
C’è una radice comune con il trading sistematico classico. Chi ha reso industriale l’idea che i mercati si affrontino con modelli statistici è la scuola che porta a Jim Simons e a Renaissance Technologies, anche se il Medallion Fund non è mai stato un fondo ad alta frequenza in senso stretto. Il ponte concettuale fra le due cose è il trading quantitativo, che resta la cornice più larga.
No, non nel senso tecnico del termine. E la ragione non è il capitale: è la struttura dei costi e dell’accesso.

Tre barriere sono insuperabili con un conto al dettaglio:
Detto questo, la conclusione utile non è “lasciar perdere”. È un’altra: l’alta frequenza non è una scala su cui salire, è un mercato diverso. Chi opera dal retail lavora su un altro asse, quello della qualità del segnale.
Qui arriviamo alla parte che riguarda la maggior parte di chi legge. Un Expert Advisor non compete con l’HFT, ma opera nello stesso mercato, e questo produce tre effetti concreti.
Primo effetto: lo spread si allarga quando serve peggio. Nei momenti di rilascio dati macro la quotazione continua si dirada e il costo di ingresso sale in pochi decimi di secondo. Non è un caso che i sistemi meglio costruiti abbiano un filtro dedicato: Gold Breaker, che nel nostro listino ha il punteggio più alto con 95 su 100, integra un filtro notizie proprio perché è durante le news che lo spread si allarga e la volatilità diventa ingestibile. Dark Nebula espone invece un parametro di spread massimo oltre il quale l’algoritmo non entra.
Secondo effetto: più alzi la frequenza, più il costo domina il risultato. Questo lo abbiamo misurato. Nei cataloghi di strategie su XAUUSD che manteniamo internamente teniamo solo le configurazioni con vincita media per operazione pari o superiore a 3 dollari su M5 e M15, al netto dello spread. Sotto quella soglia lo slippage reale in esecuzione si mangia il margine teorico, e la strategia che sulla carta funziona in pratica non esiste. Risultato di simulazioni su dati storici, non di un conto reale. Le condizioni di esecuzione reali, cioè spread, slippage e latenza, possono modificare sensibilmente il risultato.
Terzo effetto: la frequenza alta senza costi bassi distrugge il margine invece di crearlo. Ad agosto 2026 abbiamo chiuso una campagna di 6.998.400 backtest su XAUUSD nei timeframe M1, M5 e M15, con motore scritto in C per reggere il volume di test. Un dato è uscito con una nettezza che non ci aspettavamo: il segnale più frequente, che genera circa 41 segnali al giorno su M1, senza filtri perde su tutti e tre i timeframe. Il segnale più selettivo, che ne genera 4 al giorno, cioè il 10%, è già in profitto su M1 a parità di tutto il resto. Dati riferiti alla campagna di ottimizzazione di agosto 2026 su dati storici XAUUSD, non a un conto reale. I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri.
È la lezione dell’HFT letta al contrario. L’alta frequenza funziona solo se il costo per operazione tende a zero. Quando il costo per operazione è quello di un conto retail, quello che i nostri test misurano è l’opposto: a spostare il risultato è la selettività del segnale, non il numero di operazioni.
Un esempio concreto della stessa dinamica nel listino: Gold Miner opera in scalping su M1, cioè nel timeframe più esposto in assoluto a spread e slippage, e nel trimestre gennaio-marzo 2026 ha registrato un drawdown compreso fra il 30% e il 40%, dovuto principalmente al moltiplicatore di lotto usato dopo gli stop. Dato riferito al trimestre gennaio-marzo 2026, fonte scheda recensione interna basata sul track record del produttore. I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri.
Più si scende di timeframe, più il backtest si allontana dalla realtà. Le ragioni sono due e conviene tenerle separate.
La priorità in coda non si simula. Un backtest tradizionale assume di essere eseguito al prezzo che vede. Un sistema ad alta frequenza vive esattamente sul problema opposto: la domanda vera non è “a che prezzo entro”, è “sono davanti o dietro nella coda del book”. Senza un simulatore che stimi la posizione in coda, il tasso di eseguito che esce dal test è inventato.
I dati a candela nascondono il percorso. Su questo abbiamo un numero nostro. Testando lo stesso identico setup su dati XAUUSD a candela, simulare il trailing stop dentro la candela invece che a candela chiusa fa salire il win rate da 29,5% a 33,2%. Quasi quattro punti di differenza, generati soltanto da un’ipotesi non verificabile sul percorso del prezzo dentro la barra. Confronto fra due motori di simulazione su dati storici, luglio 2026. Non è un risultato di conto reale.
La conseguenza operativa è semplice: quando un venditore mostra una curva perfetta su M1, la prima cosa da verificare è la qualità dei dati e il modello di esecuzione usato nel test. La guida su come valutare una strategia con il backtesting elenca i controlli minimi.
Questa è la sezione che in italiano manca quasi ovunque, ed è quella che nel 2026 è cambiata davvero.
La MiFID II definisce la tecnica di negoziazione algoritmica ad alta frequenza attraverso tre elementi: infrastrutture che minimizzano le latenze, generazione automatica degli ordini senza intervento umano, elevato numero di messaggi infragiornalieri. Chi rientra nella definizione ha obblighi rafforzati di controllo del rischio, di test dei sistemi e di conservazione dei dati, dettagliati dal Regolamento delegato UE 2017/589, applicabile dal 3 gennaio 2018. La guida operativa Consob su algo-trading e HFT ricostruisce il quadro per il mercato italiano, inclusa la comunicazione preventiva all’autorità.
L’Italia applica dal 2013 un’imposta specifica sulle operazioni ad alta frequenza, dentro la disciplina dell’imposta sulle transazioni finanziarie. Dal 1 gennaio 2026 l’aliquota è passata dallo 0,02% allo 0,04%.

Il tributo colpisce le operazioni generate da un algoritmo che invia, modifica o annulla ordini a intervalli non superiori a mezzo secondo, e si applica quando il rapporto fra ordini annullati o modificati e ordini complessivi supera il 60% nella singola giornata di borsa, sui mercati regolamentati e sui sistemi multilaterali situati in Italia. La base imponibile è il controvalore degli ordini annullati o modificati oltre soglia. Il riferimento normativo è l’articolo 1, commi 491 e seguenti, della legge 228/2012, con il decreto attuativo del 21 febbraio 2013; il dettaglio operativo sta sulla pagina dell’Agenzia delle Entrate dedicata all’imposta sulle transazioni finanziarie.
Per un trader al dettaglio questa imposta non scatta quasi mai, per il semplice motivo che nessun conto retail produce quel profilo di ordini. Resta però il modo più chiaro per capire come il legislatore italiano abbia scelto di definire l’alta frequenza: non per strategia, ma per comportamento misurabile sul book.
Il caso viene citato ovunque, quasi sempre in modo impreciso. I fatti accertati sono questi.
Il 6 maggio 2010, in circa venti minuti, il Dow Jones perse quasi 1.000 punti, intorno al 9%, per poi recuperare gran parte della discesa nel giro della stessa seduta. Il rapporto congiunto SEC e CFTC del 30 settembre 2010 ricostruisce l’innesco: un singolo operatore avviò la vendita automatizzata di 75.000 contratti future E-mini S&P 500, per un controvalore di circa 4,1 miliardi di dollari, con un algoritmo di esecuzione impostato per inseguire il 9% del volume del minuto precedente senza tenere conto né del prezzo né del tempo.
Il punto interessante è che l’innesco non fu un algoritmo ad alta frequenza. Furono le reazioni successive a esserlo: gli operatori automatici assorbirono l’ordine, poi si scambiarono le stesse posizioni fra loro e infine si ritirarono, prosciugando la liquidità nel momento peggiore. La voce di glossario sul flash crash riassume il meccanismo.
La conclusione del rapporto è che in condizioni di mercato sotto stress l’esecuzione automatica di un ordine di grandi dimensioni può innescare movimenti estremi, specie se l’algoritmo di esecuzione ignora il prezzo. Da lì nascono i circuit breaker a livello di singolo titolo, introdotti proprio dopo quell’episodio.
| Pro | Contro |
|---|---|
| Spread denaro-lettera più stretti per tutti gli operatori del mercato | Liquidità che può svanire proprio nei momenti di stress |
| Maggiore profondità del book nelle condizioni normali | Vantaggio strutturale per chi ha tecnologia, latenza e costi migliori |
| Prezzi allineati fra sedi diverse grazie all’arbitraggio | Amplificazione dei movimenti improvvisi, come nel 2010 |
| Riduzione dei costi impliciti di esecuzione per gli investitori finali | Dipendenza totale dalla tecnologia: un errore di modello costa in secondi |
Un chiarimento onesto sul primo punto: gli studi sul tema rilevano in prevalenza spread più stretti dove l’attività ad alta frequenza è presente, e rilevano allo stesso tempo che quella liquidità è meno affidabile sotto stress. Le due cose convivono, non si annullano.
| Domanda | Risposta breve | Dove approfondire |
|---|---|---|
| Cosa vuol dire HFT? | High-Frequency Trading, trading ad alta frequenza | Sezione sull’acronimo |
| HFT e trading algoritmico sono la stessa cosa? | No: l’HFT è un sottoinsieme definito dalla velocità | Sezione sulle quattro leve |
| Serve un software HFT? | Il software non basta: senza colocation e accesso diretto non c’è alta frequenza | Sezione sul retail |
| Cos’è la colocation? | Server affittato dentro il data center della borsa | Glossario |
| Un bot MetaTrader fa HFT? | No, opera su un ordine di grandezza completamente diverso | Sezione sui bot |
| L’HFT è legale in Italia? | Sì, è regolamentato e tassato con aliquota specifica | Sezione normativa |
L’HFT ha cambiato la microstruttura dei mercati: spread più stretti, esecuzione più rapida, prezzi più allineati fra sedi diverse. Ha anche introdotto una fragilità nuova, perché quella liquidità è la prima a sparire quando il mercato si muove male.
Per chi opera con sistemi automatici dal retail, la conclusione utile non riguarda la velocità. Riguarda i costi. Nei nostri test la variabile che decide se una strategia sopravvive non è il numero di operazioni al giorno, è quanto resta di ogni operazione dopo spread e slippage. È lo stesso principio su cui è costruito l’HFT, applicato dalla parte opposta: loro abbassano il costo fino a poter alzare la frequenza, chi opera al dettaglio non può abbassare il costo, quindi la leva che gli resta è la selettività. Il tema è ripreso nel dettaglio nell’articolo sull’impatto dell’alta frequenza sugli Expert Advisor.
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Un matematico statunitense (1938-2024), premio Veblen per la geometria nel 1976 e coautore della teoria di Chern-Simons, che ha fondato Renaissance Technologies e creato il Medallion Fund, il fondo con il track record più anomalo della storia finanziaria moderna.
Individuare anomalie statistiche ricorrenti nei dati di mercato, validarle su periodi mai visti dal modello ed eseguirle in automatico su migliaia di operazioni piccole, con un periodo medio di detenzione di circa due giorni. Nessuna analisi fondamentale, nessuna previsione macro.
Il 66,1% medio annuo lordo e il 39,1% netto tra il 1988 e il 2018, con commissioni del 5% di gestione e del 44% di performance. Sono rendimenti reali dichiarati, non simulati, e i risultati passati non sono indicativi di quelli futuri.
No. Dal 1993 è chiuso agli investitori esterni ed è riservato a dipendenti, ex dipendenti e loro familiari di Renaissance Technologies. I fondi che Renaissance ha aperto al pubblico, come RIEF, sono prodotti diversi con risultati storicamente molto inferiori.
Forbes lo stimava in 31,4 miliardi di dollari alla sua morte, nel maggio 2024. In vita ha donato oltre 4 miliardi di dollari, soprattutto attraverso la Simons Foundation, fondata nel 1994.
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