Finanza comportamentale: La psicologia nel trading

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Introduzione

La psicologia nel trading, o finanza comportamentale, è l’approccio comportamentale del trader alle scelte che determinano la sua operatività. In altre parole, rappresenta il coinvolgimento emotivo che può determinare alcune scelte rispetto ad altre e gioca un ruolo cruciale nella redditività finale delle nostre operazioni di trading.

Perchè è importante la finanza comportamentale

Per capire meglio il ruolo del fattore psicologico nel trading dobbiamo partire dalla seguente domanda: perché nonostante oggi ci sia una varietà pressoché illimitata di contenuti formativi riguardo l’analisi tecnica e fondamentale dei mercati circa 8 persone su 10 non riescono a rendere profittevole la propria attività di trading?

Ovviamente non c’è un solo fattore che determina questo stato delle cose ma possiamo affermare con assoluta certezza che la sottovalutazione del fattore emotivo è in gran parte responsabile per le scelte irrazionali e poco ponderate dei non professionisti. Infatti, un errore diffuso di chi si avvicina al trading è quello di focalizzare la propria preparazione interamente sullo studio delle diverse strategie di trading trascurando le pratiche di controllo della propria emotività, che sono poi quelle che portano spesso a rispettare le proprie strategie.

Per questo motivo gran parte dei trade li “giochiamo” contro noi stessi e non contro il mercato, da questo ne deriva un’assenza del controllo delle nostre pulsioni emotive che causerà soltanto a performance fallimentari nel medio e lungo termine.

Riconoscere i bias cognitivi

I bias cognitivi sono quelle distorsioni che portano il nostro cervello a creare una valutazione soggettiva dei fatti e di conseguenza fuorviano le nostre valutazioni e ne compromettono l’affidabilità. Vediamo quali sono le due principali categorie di Bias Cognitivi nel mondo del trading e degli investimenti:

Paura

Questa è sicuramente l’emozione più presente per coloro che iniziano a fare trading per la prima volta e si declina in diverse varianti: La paura di fallire che porta all’insicurezza e al dubbio su ogni trade che siamo in procinto di aprire, analizzando così eccessivamente i grafici o le notizie senza agire e rimanendo bloccati sullo stesso punto per settimane. Ancora, una volta eseguita l’operazione, la paura di perdere soldi ci porta a posizionare uno Stop Loss troppo stretto, o comunque non su dei pivot points.

C’è poi anche la paura di perdere un’occasione durante una fase di momentum che ci porta a entrare in ritardo e a non rispettare la nostra strategia. C’è poi chi tende a monetizzare in largo anticipo la propria posizione (mettendo così da parte il proprio Rapporto Rischio/ Rendimento) per la paura che il prezzo possa ritracciare e di conseguenza impattando negativamente sul bilancio del proprio conto di trading a fine mese.

Avidità

In maniera opposta, l’avidità può portarci ad assumere rischi non calcolati e mettere da parte la nostra strategia e il nostro target iniziale. Nel concreto l’avidità ci porta spesso modificare (o addirittura rimuovere) il Take Profit posizionandolo ancora più in alto e cercando di capitalizzare più di quanto avevamo prestabilito per quella operazione specifica. Quando vediamo che il mercato va a nostro favore a volte crediamo che la “ruota” stia girando a nostro favore (come se stessimo giocando al casinò) e vogliamo evitare futuri rimpianti nel caso in cui il mercato continui ad andare nella nostra direzione.

Poi magari accade che il prezzo continua a scendere anche sotto il Take Profit originariamente prestabilito ad apertura della posizione e si finisce nello sperare che ritorni a quei livelli quando continua a ritracciare.

Errori più comuni nella finanza comportamentale

Vediamo adesso quali sono gli errori più comuni che derivano dalla deviazione del proprio processo decisionale causata dal coinvolgimento emotivo, ma anche gli errori che possono causare lo stesso.

Avversione alla perdita

Se il mercato va contro la nostra analisi fondamentale allora la prima reazione è quella di accusare il mercato di essere manipolato (variabile comunque possibile e quindi da considerare nel proprio piano di fuga dall’operazione), e che prima o poi il mercato tornerà sulla nostra direzione. Addebiteremo il nostro fallimento a fattori esterni per cercare di giustificare i nostri errori, in questo modo non rispetteremo il nostro livello di esposizione alla perdita.

C’è chi pensa che basando il proprio processo decisionale unicamente sull’analisi tecnica, tramite una strategia che si basa soltanto su variabili empiriche, eliminerà la discrezionalità delle proprie scelte. Tuttavia, questo non significa che tale strategia sarà più profittevole di una che tenga conto dell’analisi fondamentale ma sicuramente aiuterà a eliminare la compagine soggettiva dal proprio processo decisionale.

Non rispettare il proprio timeframe di riferimento

Questo errore è strettamente collegato al primo qui sopra descritto. Che tu sia uno scalper, un trader intraday o uno swing trader, se vuoi vedere dei risultati dovrai attenerti al lasso di tempo a cui fa’ riferimento la tua strategia. Spesso accade che non appena il mercato ci va contro nonostante eravamo orientati a un trade di breve o brevissimo termine, volendo avere ragione a tutti i costi manteniamo la posizione aperta fino a quando il mercato non ritorna a nostro favore, così facendo nella maggior parte dei casi le perdite tendono a incrementare anche a causa delle commissioni overnight non preventivate.

Non disporre di un capitale idoneo

Un altro errore piuttosto diffuso è quello di immaginare di poter generare una rendita mensile (degna di tale definizione) o ancor peggio di poter diventare ricchi iniziando con qualche centinaio di euro. Questo ci porterà ad operare con maggiore aggressività, ovvero con leve finanziarie esagerate in assenza di una strategia di gestione rischio aumentando il nostro coinvolgimento emotivo.

Se vogliamo iniziare a testare una strategia o un software di trading con un conto reale possiamo iniziare con un capitale di almeno 500 euro e farci le ossa testando la nostra attitudine o il robot di trading al quale volgiamo affidare la nostra attività. Se invece vogliamo puntare a una rendita mensile con un’esposizione al rischio moderata che punti a un range di 400- 600 euro dovremo considerare un capitale che si aggira tra i 4000 e i 5000 euro.

Effetto Gregge

Quando si emula la massa nei mercati finanziari la maggior parte delle volte si tende a entrare in ritardo, ovvero “entrare a mercato” quando i prezzi sono già alti e a non vendere con prontezza perché ci si consola col fatto che stanno facendo male anche gli altri. Questo tipo di errore è molto diffuso nel mercato delle azioni ed è fortemente impattato dai siti e giornali di informazione finanziaria mainstream (mai sentito parlare di sell the news?).

Conclusioni: Il ruolo del Trading Automatico nella finanza comportamentale

L’unico modo per controllare le nostre emozioni (Paura e Avidità) nel trading è quello di eliminare la discrezionalità quando si opera, ovvero stabilire una strategia e delle regole rigide da rispettare con disciplina.

Benché in materia di finanza comportamentale ci siano diverse tecniche fruibili a tutti, queste non sono adattabili ai più, e dipendono interamente dalla natura degli individui che è chiaramente soggettiva, in altre parole non esiste una soluzione unica.

Nel caso dei bot trading però questo processo viene facilitato, in quanto viene implementata una strategia tramite un software di trading che opererà al nostro posto e di fatto eliminerà ogni tipo di discrezionalità. Ciò non significa che una volta che si opera con un Expert Advisor si elimina l’assenza di stress psicologico, ma quanto meno si evita che questo impatti su una strategia backtestata e che avevamo deciso di utilizzare basandoci su considerazioni interamente oggettive e che vogliamo vedere operare su un lasso di tempo determinato prima di decidere se modificarne i parametri o cambiare direttamente bot.

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