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Banche centrali europee divise: rialzo dei tassi non scontato dopo l’aumento dell’energia

Mercati convinti, banche centrali più caute

Con l’aumento dei prezzi di petrolio e gas dopo l’escalation in Medio Oriente, molti investitori danno per certo un rialzo dei tassi in Europa per frenare l’inflazione. Tuttavia, diversi responsabili della politica monetaria dell’area euro e del Regno Unito invitano alla prudenza: non è detto che l’aumento del costo dell’energia porti automaticamente a decisioni rapide o a strette sui tassi.

Il punto chiave: salari e “secondi effetti”

Per le banche centrali, il vero rischio non è solo l’energia più cara, ma ciò che potrebbe accadere dopo: se lavoratori e imprese innescano una spirale di aumenti salariali e rincari nei servizi, l’inflazione può diventare più persistente. Se invece le richieste di aumenti restano contenute, l’inflazione potrebbe rientrare anche senza rendere il credito più costoso.

Inflazione in salita, ma segnali misti nei servizi

Nell’area euro l’inflazione annua è salita al 2,5% a marzo (da 1,9% a febbraio), con un aumento dell’energia intorno al 4,9%. Allo stesso tempo, l’inflazione dei servizi è leggermente scesa, un dettaglio che suggerisce che lo shock energetico non si è ancora diffuso in modo uniforme a tutta l’economia.

Quanto conta la durata dello shock energetico

Molto dipende da quanto a lungo resteranno elevati i prezzi e dalla situazione delle rotte e infrastrutture energetiche. Se il caro-energia dovesse protrarsi per mesi, i lavoratori potrebbero spingere di più sui salari, mentre le imprese potrebbero cercare di evitare ulteriori costi. In questo scenario, il rischio di inflazione “più lunga” aumenterebbe.

Le lezioni del passato: né allarmismo né automatismi

Le banche centrali ricordano due errori opposti: nel 2022 sottovalutare lo shock energetico si è rivelato problematico; nel 2011, invece, reagire con rialzi dei tassi a un picco dell’energia portò a una stretta che poi risultò eccessiva, senza che l’inflazione minacciata si materializzasse. Per questo oggi il messaggio è chiaro: non esiste una regola fissa, conta il contesto.

Mercato del lavoro meno “teso” e timori legati all’IA

A differenza del 2022, quando molte aziende faticavano a trovare personale e c’era più potere contrattuale per i lavoratori, ora il mercato del lavoro appare meno tirato: nel Regno Unito la disoccupazione è in aumento e, nell’area euro, i livelli bassi non riflettono necessariamente assunzioni aggressive. Inoltre, le incertezze sull’impatto dell’intelligenza artificiale possono frenare le richieste salariali. Di conseguenza, i banchieri centrali potrebbero attendere dati più chiari su salari e prezzi prima di muoversi. Le prossime riunioni sono previste per fine aprile, ma potrebbe essere presto per decisioni definitive.

Domande più frequenti

1) Perché l’aumento del prezzo dell’energia non implica automaticamente un rialzo dei tassi?
Perché ciò che conta è se lo shock si trasforma in inflazione persistente tramite aumenti di salari e rincari diffusi nei servizi.

2) Che cosa sono i “secondi effetti” dell’inflazione?
Sono gli effetti a catena: l’energia più cara spinge i salari e poi i prezzi di molti beni e servizi, rendendo l’inflazione più difficile da far rientrare.

3) Quando potrebbero decidere ECB e Bank of England?
Le prossime riunioni sono a fine aprile, ma le decisioni potrebbero richiedere più tempo se mancano prove chiare di un’accelerazione dei salari.

Fonte: The Wall Street Journal

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