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Quanto si guadagna con il trading: la verità nei numeri, non nelle promesse

Copertina dell articolo Quanto si guadagna con il trading: la verità nei numeri, non nelle promesse

Quanto si guadagna con il trading non è una cifra, è una distribuzione: per tre conti su quattro la risposta è meno di zero, per una minoranza è uno stipendio, per pochissimi è di più. Qui i numeri dei broker, degli studi, del fisco e di 643 persone che ci hanno provato. Aggiornato a settembre 2026.

Ultimo aggiornamento:
Indice contenuti

Scrivici su WhatsApp, ti diamo dati, prezzi e funzionamento dei prodotti che recensiamo. I criteri con cui li valutiamo sono pubblici in ogni scheda.

Introduzione

La prima pagina di Google risponde a questa domanda con tre cifre che sembrano precise e non lo sono: i principianti guadagnano “da 0 a 500 euro al mese”, gli intermedi “dal 5% al 15%”, i professionisti “35.000 euro l’anno”. La prima è una stima senza fonte, la seconda dipende da quanto capitale c’è sotto, la terza è lo stipendio di un dipendente e non il guadagno di chi opera con i suoi soldi. Nessuna delle tre dice la cosa che conta: quante persone finiscono in ciascuna fascia.

Quel dato esiste, ed è pubblico. Lo pubblicano i broker per obbligo di legge, lo hanno misurato quattro studi su milioni di conti reali, e lo raccontano, con un po’ di rumore, le persone che scrivono sotto i video e nelle recensioni delle app. Questo articolo mette insieme le tre fonti e poi fa i conti al contrario: quanto capitale serve per portare a casa 1.000 euro al mese, quanto tempo chiede, e perché il numero che tutti guardano, la percentuale di operazioni vincenti, non dice niente su quanto si guadagna.

Tre conti su quattro chiudono in perdita: le cifre che i broker devono pubblicare

Ogni broker che offre CFD ai clienti al dettaglio nell’Unione europea deve scrivere, in ogni pagina e in ogni annuncio, quale percentuale dei suoi conti ha perso denaro negli ultimi dodici mesi. È una regola nata con le misure dell’ESMA del 2018 e resa permanente in Italia da CONSOB. Il 5 settembre 2026 le avvertenze in italiano dicevano questo: IG 72%, Pepperstone 72,9%, XTB 77%. RoboForex, che opera con una società fuori dal SEE, pubblica la stessa avvertenza con il 75,85%.

Quanto si guadagna con il trading conti in perdita

Il numero di partenza è più duro. Quando l’ESMA ha deciso i limiti di leva, ha raccolto le analisi delle autorità nazionali su tutti i conti CFD del continente: dal 74% all’89% dei conti al dettaglio perdeva denaro, con una perdita media per investitore fra 1.600 e 29.000 euro a seconda del paese. Il documento è l’ESMA35-43-1000 del 2018. I limiti di leva introdotti allora, e la protezione dal saldo negativo, hanno spostato la forbice verso il basso, non l’hanno rovesciata: otto anni dopo i broker stanno fra il 72% e il 77%.

Due precisazioni servono per leggere bene queste percentuali. La prima: “in perdita” è misurato sul conto, non sulla persona, e chi ha due conti conta due volte. La seconda: il 23-28% “in utile o in pari” include chi ha chiuso l’anno con più cinque euro. Un conto che non perde non è un conto che paga uno stipendio.

Questi numeri riguardano i CFD, lo strumento con cui si fa la quasi totalità del trading al dettaglio in Italia su forex, indici, oro e crypto, con la leva finanziaria che amplifica le perdite quanto i guadagni. Chi compra azioni o ETF senza leva e le tiene per anni fa un’altra attività, e infatti la definizione stessa di trading, contro quella di investimento, sta nella guida su cos’è il trading.

 

Cosa succede a chi insiste: quattro studi su milioni di conti reali

L’obiezione classica ai numeri dei broker è che contano anche chi apre un conto, prova un mese e sparisce. Vero. Per questo la domanda giusta è un’altra: quanto guadagna chi continua per anni? La risposta l’hanno cercata quattro gruppi di ricercatori su quattro mercati diversi, e il segno è lo stesso.

Quanto si guadagna con il trading quattro studi

Lo studio più vicino alla domanda del titolo si intitola proprio “Day Trading for a Living?”. Chague, De-Losso e Giovannetti hanno seguito tutte le persone che hanno iniziato a fare day trading sui futures brasiliani fra il 2013 e il 2015, il terzo mercato al mondo per volumi, isolando chi ha continuato per almeno 300 giorni. Il 97% di loro ha perso denaro. Lo 0,4% ha guadagnato più di un cassiere di banca, cioè più di 54 dollari al giorno. Il migliore in assoluto ha guadagnato 310 dollari al giorno con una deviazione standard di 2.560, cioè con oscillazioni otto volte più grandi del suo guadagno medio. E gli autori scrivono di non aver trovato “alcuna prova che si impari facendo day trading”: l’esperienza accumulata non sposta il risultato.

A Taiwan, dove ogni ordine passa da una borsa sola e si può ricostruire tutto, Barber, Lee, Liu, Odean e Zhang hanno guardato quindici anni di day trading, dal 1992 al 2006. Il risultato aggregato dei day trader è negativo, la grande maggioranza è in perdita, e la parte interessante è l’altra: chi perde tende a smettere, ma molti continuano dopo anni di perdite. Negli Stati Uniti, sui conti di 66.465 famiglie fra il 1991 e il 1996, Barber e Odean avevano già trovato la stessa cosa da un’altra angolazione: la famiglia media faceva il 16,4% l’anno contro il 17,9% del mercato, e le famiglie che operavano di più si fermavano all’11,4%. Il titolo del paper era “Trading Is Hazardous to Your Wealth”. L’ultimo dato è il più grande e il più recente: nel settembre 2024 la SEBI, l’autorità indiana, ha pubblicato lo studio su tutti i trader individuali in derivati azionari fra gli esercizi 2022 e 2024. Il 93% ha perso denaro, su oltre dieci milioni di persone, per perdite aggregate superiori a 1,8 lakh crore di rupie in tre anni.

Quattro mercati, quattro decenni, strumenti diversi, lo stesso ordine di grandezza: chi insiste non migliora la statistica dei broker, la peggiora. Le percentuali dei broker sono sull’anno, quelle degli studi sono su chi resta.

Quanto guadagna chi guadagna

Nella fascia che resta in utile le cifre esistono, ma ognuna va letta con il suo contesto, perché cambia tutto sapere se il numero viene da un dipendente, da un trader in proprio o da chi vende un corso.

Il trader dipendente ha uno stipendio, e quello è l’unico “quanto guadagna un trader” con una fonte statistica. Indeed Italia, letto il 5 settembre 2026, riporta una media di 35.269 euro l’anno per un trader professionista, 2.939 al mese, più i bonus legati ai risultati. È il percorso che Marco Morrone, trader di professione, descrive in uno dei video più visti sull’argomento su YouTube: laurea, colloqui, anni di gavetta su un desk. Il rischio lo prende la banca o il fondo, il trader prende lo stipendio.

Il trader in proprio molto bravo sta in un’altra fascia, e le stime più credibili convergono. Unger Academy, nella pagina che Google mostra fra i primi risultati, scrive che un trader sistematico “davvero bravo” può ragionevolmente aspettarsi circa il 30-35% annuo. Un utente che si presenta come trader di professione, @SilvioLuppi, scriveva nel 2024 sotto un video di Valentino Bottura che “la performance di un trader professionista è tra il 30% e il 40% lordo all’anno”, e che chi promette di più “è un fuffa”. Un altro, @DelMoMat, laureato in matematica e con vent’anni di trading alle spalle, dichiarava nello stesso anno un 10% netto medio in dieci anni, aggiungendo che le spese, fra dati per i backtest e software, superano l’imposta del 26%. Sono dichiarazioni non verificabili alla fonte, come tutte quelle raccolte in questo pezzo, e vanno prese per quello che sono. Ma un 30% annuo per il migliore e un 10% netto per chi ha metodo e vent’anni di esperienza sono esattamente i numeri che i dati accademici lasciano aperti, e sono un decimo di quello che i corsi promettono.

Il conto: al 30% lordo l’anno, per portare a casa lo stipendio del trader dipendente serve un capitale di oltre 110.000 euro. Ed è qui che la domanda “quanto si guadagna” diventa “quanto capitale serve”.

Il conto per 1.000 euro al mese

“Guadagnare 1.000 euro al mese con il trading” è la ricerca più frequente di tutto il gruppo, tre volte più della domanda generica. Ha una risposta aritmetica, e la risposta è una tabella.

Mille euro netti al mese sono 12.000 euro l’anno. Le plusvalenze da trading in Italia pagano il 26%, come spiegato nella guida su come si pagano le tasse sul trading, quindi servono 16.216 euro lordi. A quel punto il capitale necessario dipende solo dal rendimento annuo che si riesce a tenere.

Quanto si guadagna con il trading mille euro al mese

Con il 10% l’anno servono 162.000 euro. Con il 15%, 108.000. Con il 30-35% del trader sistematico molto bravo, circa 50.000. Con il 5% al mese che promettono i corsi, che è il 60% l’anno, ne basterebbero 27.000: il problema è che nessun track record pubblico regge quel ritmo per più di qualche mese. E chi parte con 5.000 euro, una cifra che nei commenti torna spesso, avrebbe bisogno del 324% l’anno.

La tabella è già ottimista per due motivi. Il primo è che usa un rendimento costante, e i rendimenti non lo sono: un anno al più 30% seguito da uno al meno 20% non fa il 5% medio, fa il 2% l’anno composto, perché il meno 20% si conta su un capitale più grande. Il secondo è il drawdown lungo la strada: un conto da 100.000 euro che punta al 30% annuo attraversa, quasi sempre, fasi in cui vale 70.000 o 80.000. Chi non ha messo in conto quel passaggio prima di partire di solito lo scopre nel modo peggiore, e le regole per misurarlo stanno nella guida su come si calcola il drawdown.

Quanto si guadagna con il trading costo della perdita

C’è un’asimmetria che spiega da sola perché la maggior parte dei conti finisce nella fascia rossa. Una perdita del 10% si recupera con un più 11%. Una del 50% chiede un più 100%. Una del 90% chiede un più 900%. Il capitale perso si conta su quello di prima, il recupero su quello che resta. È il motivo per cui il primo obiettivo di chi guadagna davvero non è il rendimento ma non finire mai nelle ultime righe di quella tabella, ed è la ragione d’essere di tutto il money management.

Il win rate non dice quanto si guadagna: il conto azzerato in dieci giorni

Il numero che tutti mostrano, nei corsi come nelle presentazioni dei bot, è la percentuale di operazioni vincenti. È il numero che dice meno di tutti, e lo dimostra un test che abbiamo fatto noi.

Dal 15 al 25 agosto 2026 abbiamo fatto girare Bitcoin Advanced Hedging System, un expert advisor gratuito per MetaTrader 5, su un conto RoboForex con leva 1:100 e 999 dollari di deposito. In dieci giorni ha chiuso 38 operazioni, e 26 erano in utile: il 68%. Sul conto restavano 36,65 dollari. Perdita del 99,42%, drawdown massimo 99,91%, mentre bitcoin nello stesso periodo saliva del 25%. Dato riferito a un test di dieci giorni su un conto reale, fonte scheda Amicobot: non è una prova statistica, è un caso documentato, e i risultati passati non sono indicativi di quelli futuri.

Quanto si guadagna con il trading win rate non basta

La spiegazione sta in due numeri che nessuna presentazione mette accanto al win rate: la vincita media era di 19,90 dollari, la perdita media di 123,32. Il risultato atteso per operazione è la vincita media per la quota di vincenti meno la perdita media per la quota di perdenti: 0,68 per 19,90 meno 0,32 per 123,32 fa meno 25,9 dollari a operazione. Trentotto operazioni dopo, il conto era finito. Il meccanismo era una scala di posizioni a lotti crescenti in hedging, cioè una martingala travestita da copertura, senza take profit e senza stop sulle posizioni grandi: tante piccole vincite finché il mercato non gira, poi una perdita che vale settantacinque depositi.

Il confronto nella seconda colonna è aritmetico, non un risultato reale: una strategia che vince quattro volte su dieci ma guadagna il doppio di quello che perde ha un’attesa di più 0,2 unità per operazione. Perde sei volte su dieci e guadagna. È il concetto che sta dietro il rapporto rischio rendimento, spiegato con gli esempi nella guida su win rate e rapporto rischio rendimento. Nelle schede dei bot che abbiamo recensito la coppia di numeri si trova sempre insieme: Gold Breaker, breakout sull’oro, dichiara un rapporto di 1 a 1,3 con un win rate intorno al 67% nei test interni del produttore, ed è la combinazione che rende l’attesa positiva; Oro Scalper EA Plus rischia 12 punti per prenderne 8 e compensa con la frequenza, e la sua scheda dice in chiaro che con 1.000 euro e rischio medio una giornata negativa costa circa il 3,5% del conto. Dati dichiarati dai produttori e verificati sulle schede, non risultati futuri.

La regola pratica, valida per chi opera a mano come per chi usa un software, è che a chiunque presenti un win rate senza la vincita e la perdita media manca metà del conto. Con quella metà mancante ogni percentuale è compatibile con un conto azzerato.

Le quattro strade in cui il trading paga, e cosa chiede ognuna

Le strade con cui il trading paga davvero uno stipendio sono quattro, e solo due passano dai mercati con i soldi propri.

Quanto si guadagna con il trading quattro strade

Capitale proprio. È la strada della tabella qui sopra: serve un capitale a cinque o sei cifre, il rischio è interamente di chi opera, e l’utile è tassato al 26%. È anche l’unica strada in cui il guadagno è davvero “quanto rende il mercato”: nessun intermediario, nessuna quota da dividere.

Prop firm. Le prop firm fanno operare il trader su capitale della società: si paga una challenge, si dimostra di saper guadagnare rispettando regole di perdita massima, poi si riceve una quota degli utili. È la strada che cambia il conto del capitale, perché l’ingresso costa qualche centinaio di euro invece di decine di migliaia, ma sposta il problema sulle regole: una perdita giornaliera oltre la soglia chiude il conto, e la maggior parte delle challenge si perde proprio lì. Come funzionano le regole, quali sono le società serie e come si sceglie un sistema compatibile sta nella guida alle prop firm e nel confronto fra le prop firm aggiornato al 2026.

Trader dipendente. È l’unico stipendio vero, quello di Indeed. Chiede una laurea in materie quantitative, colloqui e anni di gavetta, e paga uno stipendio fisso più i bonus. Sotto il video di Morrone, @StealthRetail, che fa formazione a sua volta, faceva notare che “l’unico modello di trader indipendente” proposto era comunque una persona con “4-5 anni di percorso di studi più una gavetta da dipendente”, e che anche con un buon corso “4-5 anni di trial and error ci vogliono comunque”.

Vendere formazione. È la strada in cui il “vivo di trading” è più diffuso online, e in cui il ricavo non viene dai mercati. @rosariodipetta lo scriveva nel 2023 sotto il video di Marcello Ascani, quello da 450.000 visualizzazioni: “è irritante vedere gente che afferma di vivere di trading, quando invece vive della vendita di corsi”. Il modo per distinguere le due cose è uno solo, e vale anche per chi vende bot e segnali: un track record verificato da terzi, come spiegato nella guida su come si valuta un track record. Chi vive dei mercati ne ha uno. Chi vive dei corsi ha un video in piscina.

Quanto tempo ci vuole, e perché il tempo costa

Anche chi arriva nella fascia in utile non ci arriva subito, e il costo del tempo è una voce che nessuna tabella include.

Le voci più circostanziate parlano di anni. @addertooth1, sotto un video di TheOneLanceB nel 2025, scriveva che gli ci sono voluti “più di due anni” per diventare costantemente profittevole, e che a quel punto lo era di poco, non abbastanza da lasciare il lavoro. @HybridLogicLifestyle, nello stesso thread: cinque anni a girare a vuoto prima di trovare la costanza. @stefanomagnani5192, sotto il video con cui Chiara Anzuino racconta perché ha smesso, nel 2025: ha iniziato a 54 anni dopo aver perso il lavoro e “a distanza di due anni” dichiara di vivere di trading. @diegomarini5127, nel 2024, sotto il video di Aurora Zuccheretti sui 1.500 euro persi: dopo cinque anni porta a casa “un secondo stipendio pari al mio lavoro”, ma aggiunge che “servono grandi capitali”, e il suo esempio è un’operazione che rende 700-800 euro con 20.000 investiti. Sono tutte dichiarazioni degli utenti, non verificabili alla fonte.

C’è un dato nostro che spiega perché il tempo è lungo per forza. Nella campagna di ottimizzazione di Oro Scalper EA Plus dell’agosto 2026, quasi sette milioni di backtest su XAUUSD, abbiamo misurato che sui timeframe a 5 e 15 minuti il segnale produce da 2 a 7 operazioni al mese. Per arrivare a 30 operazioni, il minimo per dire qualcosa su una strategia, servono dai 4 ai 14 mesi di test in avanti. Risultato di una simulazione su dati storici, non di un conto reale. Chi valuta una strategia dopo un mese e dieci operazioni non sta valutando niente, e chi vende un corso promettendo profitti “dal primo mese” sta vendendo il rumore. È il problema dell’overfitting letto dal lato di chi opera a mano, e lo stesso motivo per cui la fase in conto demo non si misura in settimane.

Cosa dicono davvero le persone che ci hanno provato

Per questo articolo abbiamo letto 272 commenti sotto i nove video italiani e inglesi più visti sulla domanda “quanto si guadagna con il trading”, da Marcello Ascani a Chiara Anzuino, da Marco Morrone a Giorgio Pecorari, e le ultime 371 recensioni italiane sull’App Store di quattro app di trading, eToro, Trading 212, Plus500 e XTB, fino al 25 agosto 2026. Le abbiamo contate, non scelte.

Quanto si guadagna con il trading 643 voci

Su YouTube, 22 commenti su 272 dichiarano di guadagnare o di vivere di trading. Nessuno dei 22 allega un estratto conto, un link Myfxbook o un numero verificabile, e quando c’è una cifra è di questo tipo: @FrancisAndRo, nel 2025, scrive di aver studiato quattro anni e di aver fatto “450 mila euro” in un mese “con un portatile da 800”. Quattro commenti raccontano una perdita, e qui le cifre arrivano da sole: @DrippEarth, nel 2024, ha fatto trading “per oltre un anno”, aveva “una strategia funzionante finché ero profittevole”, e “ogni mese il mio stipendio veniva buttato nella speranza di chiudere il mese in profitto”: circa 20.000 euro persi, “uno che ha perso tutto e si ritrova dopo anni a 0”. @Fermati_Pensa_Agisci ne ha persi 500 sul petrolio in pandemia. @lorislibero, nel 2025, ha capito già in demo che il trading gli “metteva troppa ansia”, ha voluto provare lo stesso e ha bruciato il conto. Le altre 246 persone commentano il video senza parlare dei propri soldi.

Lo scarto è questo: chi dichiara di guadagnare non mostra il numero, chi ha perso lo scrive con la cifra. Non prova che i 22 mentano. Prova che sul guadagno non esiste, in tutta la conversazione pubblica italiana, un solo dato controllabile, ed è lo stesso vuoto che i venditori di corsi riempiono con gli screenshot.

Sull’App Store il quadro cambia forma. Delle 371 recensioni, 59 parlano di soldi guadagnati o persi. Cinque dicono di essere in utile senza dire quanto, e una lo dice nel modo più istruttivo: @bhoyegfg, Trading 212, 27 marzo 2026, una stella perché il conto è stato “ristretto per protezione finanziaria” con richiesta di documenti fiscali “tuttavia sto guadagnando, quindi mi chiedo: esattamente da cosa sto venendo protetto?”. Sei raccontano una perdita, quasi tutte piccole e quasi tutte attribuite alla piattaforma: @Edo95ve, Trading 212, 6 febbraio 2025, “avrò già perso almeno 200 euro per falsi segnali” degli stop loss; @nutrv, Plus500, 5 luglio 2026, “sono del mestiere, ho comprato molte azioni nel 2022 e 23 quindi con mercato basso, come posso aver perso tutto?”; @amgelpferra, Plus500, 28 marzo 2021, “neanche poche ore dopo mi ritrovo tutto perso”. E 18 delle 59 non sono recensioni: sono codici promozionali per l’azione gratuita di Trading 212, cinque stelle e un invito a iscriversi, spesso con la frase “sto iniziando già a ottenere i miei primi profitti” come quella di @Giusty7 del 4 novembre 2024. Chi conta le stelle di un’app di trading per capire quanto si guadagna sta contando anche quelle.

Reddit, che si legge solo dagli estratti di Google, conferma la forma della conversazione dai titoli: su r/ItaliaPersonalFinance, nell’ultimo anno, “Il trading mi ha rovinato la vita”, “C’è qualcuno qui che riesce realmente a vivere di trading?” con oltre cento risposte, “È possibile vivere di daytrading in Italia?”, aperto da chi ha fatto “paper trading per 1 anno” e da gennaio opera con soldi veri. Di quei thread Google mostra i titoli e la prima riga, non le risposte.

Un’ultima voce, perché è quella che il lettore di questa pagina rischia di più. @Alessio-n6w, nel 2024, sotto il video di Bottura: “mi sto formando da 10 mesi tramite un’azienda di network e ho aperto conto real per la prima volta e questo mese sono in profitto del 3%”. Un mese, un conto, un più 3%. È il punto esatto in cui, secondo tutti i numeri di questa pagina, non si sa ancora niente, ed è il punto in cui di solito si aumenta il capitale. Le sale segnali e le academy in network vivono su quel mese.

E con il trading automatico si guadagna di più?

No: un robot di trading cambia chi esegue le operazioni, non l’aritmetica. Il capitale necessario, il 26% di tasse, il drawdown lungo la strada e il rapporto fra vincita e perdita media restano identici, e il test del bot in hedging qui sopra è la prova che un software può azzerare un conto più in fretta di una persona. Quello che un bot cambia davvero è la disciplina, perché non allarga lo stop e non raddoppia dopo una perdita se non è programmato per farlo, e la possibilità di verificare prima: un expert advisor serio ha un track record pubblico su Myfxbook che si legge prima di pagare. Il conto completo, con le voci di costo di VPS, licenze e spread, sta nella guida su come guadagnare online con il trading automatico.

Dal lordo al netto: quello che il rendimento non mostra

Tutti i numeri di rendimento che circolano, compresi quelli dei track record, sono lordi. Fra quel numero e i soldi che restano ci sono quattro voci.

L’imposta del 26% sulle plusvalenze, che si paga sul netto fra guadagni e perdite dell’anno, con le minusvalenze compensabili nei quattro anni successivi. I costi di esecuzione, cioè spread, commissioni e slippage, che su chi fa scalping pesano più del fisco: nei nostri cataloghi di strategie sull’oro teniamo solo quelle con una vincita media da 3 dollari in su per operazione, perché sotto quella soglia lo slippage reale si mangia tutto il vantaggio. Gli swap sulle posizioni tenute più di un giorno. E i costi fissi, dati, software, VPS, formazione, che il matematico dei commenti stimava sopra al 26% e che in una tabella sul “quanto si guadagna” non compaiono mai.

Il modo onesto di rispondere alla domanda del titolo, per sé, è quindi fare quattro conti sul proprio caso: capitale disponibile, rendimento che un track record verificato ha davvero tenuto per anni, drawdown massimo attraversato in quel periodo, e netto dopo tasse e costi. Se il numero che esce copre un mese di spese, è uno stipendio. Se non lo copre, il trading è un’altra cosa, e le statistiche dicono che per tre persone su quattro è un costo.

Trasparenza

Questa pagina non contiene link di affiliazione. Le schede degli expert advisor citate sono recensioni editoriali di Amicobot; per alcuni di quei prodotti Amicobot ha rapporti commerciali dichiarati nella scheda del singolo bot, e Oro Scalper EA Plus è sviluppato da Fintech Srl con cui Amicobot ha un rapporto continuativo. Il test su Bitcoin Advanced Hedging System è stato eseguito su un conto reale di Amicobot dal 15 al 25 agosto 2026. I commenti e le recensioni riportati sono citazioni testuali o parafrasi di quanto pubblicato dagli utenti su YouTube, App Store e Reddit, con il nome utente che compare sulla piattaforma: sono dichiarazioni degli utenti, non verificate alla fonte da Amicobot. Le percentuali dei broker sono quelle pubblicate sui rispettivi siti il 5 settembre 2026 e cambiano a ogni aggiornamento trimestrale.

Avvertenza sui rischi

Il trading comporta un elevato rischio di perdita del capitale e non è adatto a tutti gli investitori. I contenuti di questa pagina hanno finalità esclusivamente informativa e non costituiscono consulenza finanziaria, né una raccomandazione personalizzata di investimento. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri. Prima di operare valuta la tua situazione e, se necessario, rivolgiti a un consulente finanziario abilitato. Opera solo con capitale che puoi permetterti di perdere.

Disclaimer

Pagina informativa realizzata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: non è consulenza finanziaria, né una raccomandazione di investimento, né promozione di prodotti o servizi. Il trading di CFD comporta un elevato rischio di perdita del capitale e i risultati passati non sono indicativi di quelli futuri. Dati e prezzi valgono alla data di pubblicazione. Possibili link di affiliazione: AmicoBot può ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te. Segnalazioni di errori qui.

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Un trader dipendente in Italia, secondo la media Indeed letta il 5 settembre 2026, guadagna 2.939 euro al mese più bonus. Per chi opera in proprio non esiste una media: fra il 72% e il 77% dei conti al dettaglio in CFD chiude l’anno in perdita, e la parte in utile va da pochi euro a rendimenti a due cifre su capitali grandi. Un guadagno mensile fisso, per chi opera con soldi propri, non esiste in nessun dato pubblico.

Duecento euro al giorno sono circa 4.400 euro al mese, 53.000 l’anno, 71.600 lordi. Con un rendimento del 30% annuo servono circa 240.000 euro di capitale, con il 10% oltre 700.000. Nello studio brasiliano su chi ha fatto day trading per oltre 300 giorni, il migliore in assoluto guadagnava 310 dollari al giorno con oscillazioni otto volte più grandi. È una cifra da professionista con capitale, non un obiettivo per chi inizia.

In proporzione, quanto con 100.000: il 10% l’anno su 100 euro sono 10 euro, il 30% sono 30. La leva permette di muovere di più, ma amplifica le perdite quanto i guadagni e con 100 euro un solo movimento contrario chiude il conto. Cento euro servono a imparare a usare una piattaforma con soldi veri, non a produrre un reddito, e per quello il conto demo fa la stessa cosa a costo zero.

Dipende da quanto serve per vivere e dal rendimento tenuto nel tempo. Con 1.500 euro netti al mese, cioè circa 24.300 euro lordi l’anno al 26%, servono 243.000 euro con un rendimento del 10% annuo, 81.000 con il 30%. Le stime credibili per un trader molto bravo stanno fra il 30% e il 40% lordo l’anno, e nessun rendimento di quell’ordine arriva senza fasi di drawdown a due cifre. Il capitale minimo è quello che regge quelle fasi senza costringere a smettere.

Quanto guadagna il trader copiato, meno le commissioni della piattaforma e lo slippage della copia, e con lo stesso rischio di drawdown. Il copy trading non cambia la distribuzione dei risultati, sposta la scelta da “quale strategia” a “quale persona”, e la maggior parte dei profili copiabili non ha uno storico abbastanza lungo per essere valutata. Come si legge un profilo e cosa dice l’ESMA sul copy trading sta nella guida su come fare copy trading.

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