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Le giornate di giovedì e venerdì saranno cruciali per i trader e gli investitori, con la pubblicazione di due dati macroeconomici molto rilevanti. Il primo è il GDP USA (PIL americano), indicatore chiave della crescita economica, mentre il secondo è l’inflazione PCE (Personal Consumption Expenditures), uno degli strumenti più monitorati dalla Federal Reserve per valutare l’andamento dei prezzi al consumo.
I mercati già scontano la possibilità di un taglio dei tassi di 25 bps al prossimo meeting della Fed. Questa aspettativa nasce da due fattori principali: il mercato del lavoro negli Stati Uniti che mostra segnali di rallentamento e un’inflazione che sembra seguire una traiettoria discendente, avvicinandosi gradualmente al target del 2% fissato dalla banca centrale.
In questo contesto, il FedWatch Tool di CME Group mostra un 94% di probabilità che i tassi vengano tagliati anche nel meeting della Federal Reserve del 29 ottobre. Due tagli consecutivi sollevano inevitabilmente due domande cruciali tra i trader e gli investitori:
Rispondere alla prima domanda non è semplice. Al momento, secondo i dati ufficiali, gli Stati Uniti non sono in recessione: il PIL americano continua a crescere, il tasso di disoccupazione resta sotto il 5% e l’economia statunitense prosegue nella creazione di posti di lavoro. Tuttavia, non bisogna dimenticare che qualche mese fa il presidente Donald Trump ha licenziato il responsabile del Bureau of Labor Statistics (BLS). Questo episodio ha alimentato sospetti tra alcuni investitori, preoccupati che i dati futuri possano risultare meno trasparenti. In realtà, le revisioni sui Non-Farm Payrolls (NFP) fanno parte della prassi statistica e servono a rendere le stime più accurate, dato che si tratta pur sempre di medie campionarie.
Passando alla seconda domanda, è innegabile che la Federal Reserve, pur essendo formalmente indipendente, subisca comunque pressioni politiche. Siamo forse entrati in una nuova fase in cui la Fed sarà sempre meno indipendente, almeno nei prossimi tre anni? La maggior parte degli investitori ritiene di sì.

Il contesto attuale rimane caratterizzato da una forte incertezza economica e geopolitica. Negli Stati Uniti i dati macroeconomici mostrano segnali contrastanti, mentre sul fronte internazionale cresce la tensione: alcuni droni russi hanno recentemente violato lo spazio aereo di Estonia e Polonia, alimentando le preoccupazioni per un possibile allargamento del conflitto. Inoltre, durante l’ultimo incontro alle Nazioni Unite, diversi leader europei e mondiali hanno discusso sia della prosecuzione della guerra in Ucraina, sia delle ripetute incursioni aeree russe in territorio europeo.
In questo scenario di elevata incertezza, l’oro continua a comportarsi come bene rifugio, segnando nuovi massimi storici. Già nella nostra precedente analisi avevamo evidenziato aree tecniche di supporto che si sono confermate valide, permettendo al metallo giallo di proseguire la sua risalita. Proprio per questo, l’oro rimane uno degli asset che più beneficiano dell’attuale contesto sia economico sia geopolitico.
Sul medio termine, diversi istituti finanziari internazionali stimano che il prezzo dell’oro possa arrivare fino a 4.000 dollari: alcune banche d’affari fissano il target entro la fine del 2025, altre entro la metà del 2026. Naturalmente non si tratta di un consiglio finanziario, ma di una prospettiva condivisa da importanti player del settore.
In questo quadro, stiamo operando con ottimi risultati attraverso il bot di trading Goldminer, specializzato nello scalping sull’oro. Questa settimana il bot ha eseguito anche operazioni in sell, tutte chiuse in profitto grazie all’attivazione automatica di un trailing stop, che protegge subito le posizioni in caso di inversione del mercato.

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Guardando al dato di venerdì, probabilmente il più cruciale della settimana, è importante considerare i possibili scenari a seconda che l’inflazione risulti superiore o inferiore alle attese.
Il nodo principale resta la combinazione tra inflazione e mercato del lavoro. Infatti, se l’inflazione continuerà a salire mentre gli NFP (Non-Farm Payrolls) mostreranno ulteriore debolezza, ci troveremmo in uno scenario di stagflazione: crescita debole accompagnata da alta inflazione. Si tratta di una delle condizioni economiche più difficili, già sperimentata dagli Stati Uniti negli anni ’70, quando l’economia americana visse un periodo molto complicato. In quel contesto, però, oro e dollaro continuarono a beneficiare della situazione.
Uno scenario simile oggi non è da escludere: un PCE in rialzo unito a un mercato del lavoro in rallentamento e a un CPI in crescita potrebbe essere un forte campanello d’allarme per i trader e gli investitori.
Se invece i dati risultassero sotto le attese, il sentiment di mercato potrebbe diventare più ottimista. Le recenti debolezze del mercato del lavoro sono state influenzate anche dall’incertezza legata alle tariffe commerciali e ai tassi di interesse elevati. Ora che i tassi iniziano a scendere e che gli effetti delle tariffe si stanno assorbendo, lo scenario potrebbe diventare più favorevole. Inoltre, rispetto a quando le tariffe erano state annunciate, il dollaro è oggi meno costoso: questo aspetto sta avvantaggiando le aziende straniere che esportano negli Stati Uniti, in quanto le tariffe risultano meno onerose da sostenere

Uno scenario simile oggi non è da escludere: un PCE in rialzo unito a un mercato del lavoro in rallentamento e a un CPI in crescita potrebbe essere un forte campanello d’allarme per i trader e gli investitori.
Se invece i dati risultassero sotto le attese, il sentiment di mercato potrebbe diventare più ottimista. Le recenti debolezze del mercato del lavoro sono state influenzate anche dall’incertezza legata alle tariffe commerciali e ai tassi di interesse elevati. Ora che i tassi iniziano a scendere e che gli effetti delle tariffe si stanno assorbendo, lo scenario potrebbe diventare più favorevole. Inoltre, rispetto a quando le tariffe erano state annunciate, il dollaro è oggi meno costoso: questo aspetto sta avvantaggiando le aziende straniere che esportano negli Stati Uniti, in quanto le tariffe risultano meno onerose da sostenere
Nella giornata di venerdì manterremo gli algoritmi operativi, dato che dispongono tutti di un filtro news: questa funzionalità blocca automaticamente l’operatività nei minuti precedenti e successivi alla pubblicazione dei dati macroeconomici. In questo modo evitiamo sorprese e riduciamo l’esposizione anche senza spegnere manualmente i bot.
Il nostro approccio è quindi il seguente:
Abbiamo inoltre introdotto un cambiamento importante nella gestione: abbiamo rimosso AUD/NZD dai cross operabili di WakaWaka e PercepTrader, poiché nell’ultimo anno e mezzo non hanno dato risultati soddisfacenti.
Per quanto riguarda GoldMiner, non c’è una direzione precisa da seguire: trattandosi di un bot che lavora principalmente in scalping sull’oro, ha poco senso impostare una view direzionale di medio termine. Tuttavia, se lo scenario delineato nella nostra analisi dovesse concretizzarsi, l’oro potrebbe mantenere un trend rialzista fino ai target indicati dalle principali banche d’affari.
Il nostro approccio resta sempre lo stesso: basso rischio e gestione attiva. In caso di scenario avverso, comunicheremo in tempo reale le nostre decisioni nel canale Telegram ufficiale, mostrando come agiamo nei nostri conti.
Un dato al di sotto delle aspettative sarà ben accolto dai mercati, sia per quanto riguarda le azioni sia per gli indici. Al contrario, un dato superiore alle attese potrebbe riservare delle sorprese. La nostra operatività, comunque, rimane generalmente indifferente, a meno che il dato non sia significativamente fuori dalle aspettative.
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Il trading di CFD comporta un elevato rischio di perdita di capitale a causa dell’uso della leva finanziaria. Il trading automatico non elimina i rischi di mercato e può generare perdite. Le performance passate non garantiscono risultati futuri. Le informazioni fornite non costituiscono consulenza finanziaria. Operare solo con capitale che si è disposti a perdere.
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