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Questa settimana i mercati sono stati scossi da tre shock geopolitici-economici strettamente collegati:
1) la dichiarazione del Presidente Donald Trump di introdurre un dazio addizionale del 100% sulle importazioni cinesi (aggiuntivo alle tariffe già in vigore).
2) la risposta cinese con nuove restrizioni sulle esportazioni di terre rare e materiali strategici e la conseguente escalation di minacce e controlli sulle esportazioni di tecnologia critiche (chip e software)
3) un intensificarsi del coinvolgimento militare-intelligence occidentale nel conflitto Russia-Ucraina , con la possibilità concreta di forniture di missili da crociera Tomahawk e con rapporti sull’assistenza di intelligence USA alle operazioni ucraine volte a colpire raffinerie ed infrastrutture energetiche russe.
Questi eventi si sommano all’incertezza sul calendario macro USA: il report NFP è stato rimandato/è a rischio a causa dello shutdown governativo, lasciando i mercati “alla cieca” rispetto al consueto appuntamento mensile sul lavoro

Dopo più di due anni di conflitto, Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo per il rilascio degli ostaggi e un cessate il fuoco graduale nella Striscia di Gaza.
L’intesa, mediata da Stati Uniti, Egitto e Qatar, prevede il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani ancora vivi (circa 20 persone) in cambio della liberazione di oltre 2.000 prigionieri palestinesi. Secondo fonti Reuters e The Guardian, la consegna degli ultimi ostaggi è prevista entro lunedì mattina, insieme al recupero dei corpi di 28 persone decedute.
Hamas dovrà cedere il controllo amministrativo della Striscia di Gaza, che passerà a una amministrazione palestinese transitoria sotto supervisione internazionale. Il progetto, parte del cosiddetto “Trump Twenty-Point Gaza Peace Plan”, mira alla creazione di un governo palestinese indipendente e riformato, con l’obiettivo di stabilizzare l’area e ridurre l’influenza di gruppi armati.
Negli ultimi giorni la tensione tra Stati Uniti e Cina si è intensificata dopo la decisione di Pechino di imporre restrizioni più severe sulle esportazioni di terre rare e tecnologie collegate, introducendo licenze obbligatorie e controlli su materiali strategici utilizzati nella produzione di semiconduttori e componenti per la difesa.
Ufficialmente la Cina ha giustificato la mossa come misura di sicurezza nazionale, ma in realtà rappresenta un chiaro segnale politico: Pechino intende proteggere le proprie risorse critiche e rispondere alle pressioni americane sull’industria tecnologica.
La risposta di Trump non si è fatta attendere. Con un post su Truth Social, il presidente ha annunciato dazi addizionali del 100% su tutte le importazioni cinesi, spiegando che “la Cina non vuole una recessione, e nemmeno gli Stati Uniti la vogliono”.
L’obiettivo non è quello di distruggere il commercio bilaterale, ma di spingere Pechino a rivedere immediatamente le restrizioni sulle terre rare.
Trump ha infatti lasciato intendere che, se la Cina farà un passo indietro e verrà trovato un nuovo accordo, i dazi potranno essere ridotti. In altre parole, il 100% di dazi rappresenta una mossa di pressione negoziale, non ancora una rottura definitiva.
Questo irrigidimento arriva dopo un periodo di apparente distensione tra Washington e Pechino. Negli ultimi sei mesi, le relazioni erano migliorate anche grazie al deal su TikTok, che aveva mostrato una certa apertura cinese verso gli Stati Uniti.
Tuttavia, la decisione di Pechino sulle terre rare ha fatto saltare i nervi a Trump, che ha percepito la mossa come un tradimento politico ed economico. Ora la Casa Bianca vuole rivedere l’intero accordo commerciale, e il messaggio è chiaro: se la Cina correggerà il “passo falso” sulle terre rare, si potrà tornare al dialogo; in caso contrario, i dazi resteranno al massimo livello.
Questa nuova fase della guerra commerciale apre scenari di forte volatilità sui mercati globali, con possibili ripercussioni sui settori tecnologici, energetici e dei metalli industriali.
Negli ultimi giorni si è tornato a discutere della possibile fornitura di missili Tomahawk all’Ucraina, che secondo diverse fonti sarebbe ormai in fase di approvazione. Mosca ha definito l’eventuale invio come una “nuova escalation”, mentre Washington chiarisce che si tratta di un sostegno difensivo e mirato. Parallelamente, fonti occidentali confermano che l’intelligence statunitense sta fornendo supporto operativo all’Ucraina per colpire infrastrutture energetiche e raffinerie russe, condividendo dati su traiettorie e vulnerabilità dei target strategici.
Nonostante ciò, il prezzo del petrolio continua a scendere, e questo rappresenta un paradosso apparente. Le cause principali sono tre:
Domanda globale debole, con Cina e UE che registrano consumi energetici inferiori alle attese.
Offerta ampia e diversificata, con Stati Uniti, Brasile e paesi OPEC+ che compensano gran parte della produzione russa ridotta.
Effetto embargo mitigato, poiché Mosca continua a esportare parte del greggio a prezzi scontati verso Asia e Medio Oriente, mantenendo stabile la disponibilità globale.
Mentre la guerra energetica tra Russia e Ucraina si intensifica, i mercati stanno scontando più i rischi di rallentamento economico che le tensioni geopolitiche, motivo per cui il petrolio, anziché salire, sta proseguendo la sua fase di debolezza
Venerdì i mercati statunitensi hanno registrato forti perdite, con il Nasdaq che ha chiuso in calo di circa 2,5% e il Dow Jones sceso di circa 1,8%. La reazione immediata degli investitori è stata legata principalmente alle nuove tariffe al 100% annunciate da Trump sulle importazioni cinesi, come risposta alle restrizioni cinesi sulle terre rare. La notizia ha subito generato timori su un inasprimento della guerra commerciale USA‑Cina, con possibili ricadute sui settori tecnologici e industriali più esposti alle catene di approvvigionamento cinesi. L’andamento della seduta riflette quindi una combinazione di fattori geopolitici e pressioni sulle relazioni commerciali, che hanno spinto gli investitori a ridurre l’esposizione agli asset più rischiosi

Il 2 aprile 2025, Trump ha annunciato l’intenzione di imporre tariffe sulle importazioni cinesi. In quel periodo, il prezzo dell’oro ha reagito con un aumento significativo, arrivando intorno ai $3.500 per oncia, suggerendo che gli investitori hanno considerato l’oro come possibile bene rifugio in risposta alle tensioni commerciali. Nei giorni successivi, il prezzo dell’oro è sceso , mostrando una certa volatilità legata alle attese di possibili sviluppi nelle relazioni commerciali.

In questo screenshot si può osservare la reazione dell’oro durante il Liberation Day e nei giorni che sono seguiti.
Oggi, con l’annuncio di nuove tariffe simili, è plausibile che l’oro possa nuovamente beneficiare di un flusso verso beni rifugio, ma non vi è certezza su come il mercato reagirà nei prossimi giorni. Le dinamiche passate possono offrire indicazioni, ma non devono essere interpretate come una garanzia di comportamenti futuri.

Punti di supporto su e resistenza GOLD (xau/usd)
La settimana è stata particolarmente complessa per il settore delle criptovalute. Diverse piattaforme, tra cui Binance, hanno segnalato problemi tecnici legati a un aggiornamento (“patched issue”), che ha temporaneamente compromesso la stabilità dei sistemi di trading. Anche il mercato dei futures ha subito forti disagi: molti utenti hanno registrato elevato slippage, ordini non eseguiti correttamente e, in alcuni casi, perdite significative di capitale.
Purtroppo, in seguito al crollo improvviso dei prezzi e all’elevata leva finanziaria utilizzata da alcuni investitori, sono emerse notizie drammatiche riguardanti persone che hanno perso interamente i propri fondi. Questo evento ci ricorda quanto sia fondamentale un principio base:
non bisogna mai investire l’intero capitale in un’unica operazione o strumento ad alto rischio.
Nel trading, e ancor più nel mondo cripto, la gestione del rischio è essenziale. Anche quando il sentiment è positivo, il mercato può cambiare direzione rapidamente. Inoltre, le piattaforme di exchange non sempre offrono piena trasparenza o protezioni regolamentate, rendendo gli investitori più esposti a problemi tecnici o di liquidità.
Proprio per questo motivo, per chi desidera operare sul Bitcoin in modo più regolamentato, il trading tramite CFD può rappresentare un’alternativa interessante. I CFD permettono di speculare sul prezzo del Bitcoin senza possedere direttamente l’asset, e di operare con maggiore flessibilità, soprattutto in ottica intraday, riducendo il rischio legato alla custodia o ai malfunzionamenti degli exchange.
In quest’ottica, abbiamo recensito HappyBitcoin, un nuovo bot di trading progettato per lavorare esclusivamente sul CFD del Bitcoin. Il bot segue strategie intraday che puntano a sfruttare i movimenti di breve termine, risultando potenzialmente più adatto a chi desidera fare trading e non detenere l’asset nel lungo periodo.

Il nostro approccio operativo rimane invariato: continuiamo a mantenere una gestione prudente e disciplinato.
Fortunatamente, il mercato Forex non è stato colpito in modo significativo dagli eventi recenti, a differenza degli indici e del comparto cripto, che hanno mostrato maggiore volatilità.
Attualmente, nessuno dei nostri conti presenta drawdown rilevanti, e non vi sono operazioni che destano particolari preoccupazioni. Continueremo comunque a monitorare la situazione con attenzione.
Come sempre, la nostra comunicazione rimane trasparente: non appena sono stati annunciati i nuovi dazi, abbiamo immediatamente condiviso l’informazione all’interno del nostro gruppo Telegram, in tempo reale.
Se dovessimo decidere di sospendere temporaneamente alcuni sistemi automatici o trading system recensiti, sarà comunicato esclusivamente attraverso quel canale.
È importante ricordare che le nostre comunicazioni non costituiscono consulenza finanziaria, ma rappresentano semplicemente la condivisione dell’operatività sui nostri conti personali.
L’unico elemento positivo di questa nuova fase di tensione commerciale tra Stati Uniti e Cina è che, a differenza della scorsa volta, già durante il fine settimanaTrump ha lasciato intendere la possibilità di un nuovo accordo. Ha riconosciuto l’esistenza di un problema, ma ha anche ribadito la volontà di trovare un “deal” con Pechino.
Questo spiraglio di trattativa potrebbe offrire un margine di rimbalzo ai mercati. Lo stesso vale per il mercato delle criptovalute: dopo il forte movimento iniziale, Bitcoin si è stabilizzato intorno ai 115.000 dollari, segno che la pressione ribassista non sta proseguendo con la stessa intensità.
Naturalmente, se nelle prossime settimane non dovessero emergere segnali concreti di dialogo o se le tensioni dovessero aumentare, la narrativa di mercato potrebbe rapidamente cambiare.
Per restare aggiornati in tempo reale sugli sviluppi più importanti, consigliamo di seguirci su Telegram, dove condividiamo le notizie che riteniamo realmente rilevanti per la nostra operatività.
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Disclaimer
Il trading di CFD comporta un elevato rischio di perdita di capitale a causa dell’uso della leva finanziaria. Il trading automatico non elimina i rischi di mercato e può generare perdite. Le performance passate non garantiscono risultati futuri. Le informazioni fornite non costituiscono consulenza finanziaria. Operare solo con capitale che si è disposti a perdere.
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